mercoledì 10 settembre 2014

Focaccia di patate con pomodorini ciliegia





Le patate, come le banane negli impasti dolci, rendono tutto più morbido. Sono facilissime da fare, una delle prime cose che impari, una delle prime cose che mangi schiacciate dalla forchetta quando ancora non hai denti e forse una delle ultime cose che mangerai schiacciate con la forchetta quando ormai sei senza denti.
La patata è versatile, cucinabile in mille modi, in cento varietà diverse, in tutto il mondo.
C'ha proprio ragione Rocco: viva la patata.
Oggi vi propongo questa focaccia nata per equilibrare i tempi lunghissimi delle ultime lievitazioni che ho postato sul blog.
Per una volta non vi propino il mio amato metodo Hadjiandreou.


Per una teglia di 20x30

200 g farina di semola macinata fine
100 g manitoba
7 g lievito fresco
5 g sale
1 patata media (circa 70/80 g)
200 ml acqua

500 g pomodorini ciliegia
origano secco
olio
basilico fresco
sale pepe

Lessate in acqua bollente salata, i 70/80 g di patata, togliete la buccia e schiacciatela con la forchetta o con lo schiacciapatate.
In una ciotola o nella planetaria, unire le due farine e la patata. Lavorare qualche secondo e aggiungere il lievito sciolto in acqua leggermente tiepida.
Continuate a lavorare l'impasto che sarà un po' appiccicoso. Aggiungete per ultimo il sale, impastate fino ad ottenere una palla liscia. Ungete con poco olio una grande ciotola, adagiateci l'impasto, coprite con un panno e lasciate lievitare fino al raddoppio (circa 2 ore).
Fate scivolare l'impasto (che a quel punto sarà abbastanza slegato, un po' appiccicoso e pieno di bolle d'aria) in una teglia unta con dell'olio.
Con le dita allargate la focaccia fino ad arrivare ai bordi (in questo modo l'olio e il sughetto dei pomodori resteranno a contatto con l'impasto e gli daranno gusto e la giusta croccantezza).
Coprire con un panno e lasciate riposare per mezz'ora. Nel frattempo lavate e tagliate i pomodorini in due e farli cuocere per circa 10 minuti in una padella con olio. Salate e unite anche una macinata di pepe e l'origano.
Versate i pomodorini con tutto il sughetto che si è formato, sopra la focaccia. Dategli un altro giro d'olio e infornate a 180° per circa 30 minuti o fino a che sarà bella dorata.
Far raffreddare qualche minuto, tagliarla a pezzi e servire con le foglioline di basilico.




















lunedì 8 settembre 2014

Focaccia con salvia e cipollotti




Il cipollotto non è altro che la cipolla immatura, raccolta qualdo il bulbo sta iniziando a crescere. Si usa in cucina per il suo sapore delicato, dove la parola delicato è alquanto soggettiva. Se ti mangi un hamburger ketchup e cipollotto , non puoi pretendere di non avere qualche problemino d' alitosi. 
Vi ho risolto il problema: il cipollotto o cipolla che sia, perde tutti i suoi poteri una volta cotta e in questo caso, di cotture ne facciamo addirittura due, quindi via libera a colloqui di lavoro e incontri amorosi.
Nonostante questo, non dimenticatevi una lavatina di denti. 
Il cipollotto non sarà più pericoloso ma la salvia si infila tra l' incisivo e il canino che è una bellezza!



400 g farina ( io ho usato la T55, in Italia va bene la 00)
8 g sale
4 g lievito fresco
300 ml acqua tiepida
olio
qualche cipollotto
salvia




Lavare con un panno umido la salvia e farla a pezzetti piccolissimi. In una ciotola piccola, mescolare la farina con il sale e la salvia. In una grande ciotola, sciogliere il lievito con l'acqua. Versare il primo mélange nel secondo e mescolare con un cucchiaio di legno per ottenere un impasto un po' appiccicoso. Oliare un'altra ciotola e adagiarci l'impasto. Ricoprire a campana con l'altra ciotola e far riposare 30 minuti. Passati i 30 minuti, sempre lasciando l'impasto nella ciotola, fare delle pieghe semplici prendendo i lembi e portandoli verso l'interno


 Coprire e lasciar riposare ancora per 30 minuti. Ripetere le pieghe e coprire. Lasciar passare altre 3 ore, ricordandosi di fare le pieghe ogni 30 minuti. In tutto sono 4 ore di lievitazione lavorata, con 8 operazioni di pieghe. All'ultima operazione, la pasta sarà piena di bolle d'aria molto grandi. Rovesciatela su una teglia coperta di carta da forno e con delicatezza, per non sgonfiare l' impasto e non rompere le bolle che si son formate. Coprire a campana e lasciare riposare per 10 minuti. Appiattire l'impasto per formare la focaccia, coprire e lasciare riposare ancora 10 minuti.
Nel frattempo, levare la parte verde dei cipollotti, tagliarli a metà e sbollentarli in acqua bollente salata per un paio di minuti. Adagiarli separatamente sopra un panno pulito e farli raffreddare completamente. Guarnire l'impasto con i veli di cipollotti (io li ho messi "testa/piedi" per far sì, di ricoprire tutto l'impasto) d'olio e lasciar lievitare per 20 minuti. Nel frattempo riscaldare il forno a 240°. Infornare per circa 20 minuti o fino a che la pasta sarà dorata.
Per sapere se è cotta, battete il sotto della focaccia con un cucchiaino. Se il suono è "vuoto" è pronta.

venerdì 5 settembre 2014

Pancakes banana e semi di papavero




Lei giovane e carina, gonna corta ma non volgare, borsetta alla moda, poco truccata, con un sorriso timido ma sincero. Lui, una bella camicia bianca, ben stirata, i jeans e la faccia di un giovane che sa affrontare le scelte nella vita. La coppia entra nell'appartamento, preceduta dall'agente dell'immobiliare che promette che la zona è tranquilla e i mezzi pubblici sono poco distanti.
Appena entrati l'odore di vernice degli infissi e quello della pittura delle pareti, riempie il cuore degli innamorati che sentono avverarsi il loro sogno di vivere finalmente insieme.
-"Che carina!" dice lei.
-"Niente male!" dice lui.
-"E' completamente ristrutturata - dice l'agente - ascensore e pulizie condominiali comprese nel prezzo, termo singolo, sanitari nuovi di zecca."
-"Scusi posso?" chiede timidamente lei, indicando la cucina.
-"Ma assolutamente sì!"
L'agente e il fidanzato rimangono nella soglia, lei entra prima quasi in punta di piedi, poi si fa più sicura di sé. Si avvicina alla porta finestra e esclama:
-"Mh. Qui ci vuole almeno un ISO 400..."
-"Prego?"
-"No, dicevo, questa veranda è fissa?"
L'agente è destabilizzato:
-"Bhè, ehm, sì, comodissima per l'estate e utile anche per l'inverno."
-"Mh. Posso uscire nel terrazzo?" chiede lei con una verve inaspettata.
-"Ehm..certo signorina, prego, prego..."
-"Mh. Fuori l' ISO potrebbe scendere a 200 ma i tempi si allungano..."
-"I tempi??"
-"Eh si! Ovvero, potrei lasciare gli ISO alti ma si crea rumore..."
-"No, no - dice l'agente alzando le mani quasi a difendersi - glielo assicuro, la zona è tranquillissima!"
-"Guardi - dice lei voltandosi - non è per polemizzare ma non c'è spazio nemmeno per il pannellone."
-"Ombrellone? Sìsì, come no! Qui un ombrellone al centro di una tavola per esterni, ci sta benissimo."
-"Non l'ombrellone! Il pannellone, il pannello traslucido!"
L'agente volta lentamente la testa verso il fidanzato e cerca aiuto.
Il fidanzato scuote impercettibilmente la testa, arriccia le labbra e i suoi occhi dicono:
Tu dille sempre sì e non ti sarà fatto alcun male.
-"Ehm - cerca di recuperare l'agente - avete visto il guardaroba all'ingresso, con 3 ante?"
Lei, con gli occhi fissi alla portafinestra non risponde, non ha nemmeno ascoltato.
Improvvisamente,  ma come fosse una domanda tranello esclama:
-" Senta, questa terrazza è posta a Est o Ovest?"
Secondi di silenzio, momenti di panico.
-"Ehm, ehm, dunque, mi faccia pensare, sì, il sole sorge di qua, quindi Est!" risponde l'agente, orgoglioso di sè, come se fosse al Telemike.
-"Ecco....lo immaginavo - dice lei battendo i piedi e piagnucolando - amore, ti prego, diglielo tu.."
L'agente  tira fuori un fazzoletto e si asciuga la fronte. Ormai senza forze si volta verso il fidanzato che pacifico ripete come fosse una poesia:
-"Il terrazzo della cucina a Est, non va bene, la luce la mattina è azzurrina, lei ha necessità di luce calda delle prime ore del pomeriggio ovvero meno gradi Kelvin, quindi la cucina deve essere ad Ovest o Sud-ovest al massimo. La terrazza è coperta dalla tenda della veranda che fa ombra e la larghezza del terrazzo non è abbastanza per l'attrezzatura. Inoltre levando la tenda,  la luce sarebbe troppo diretta provocando bruciature..."
L'agente barcolla, non sa nemmeno più perché è là ma prova a far mente locale e addizionare gli addendi delle informazioni ricevute.
-"Ah...capisco...allergica? Fotofobica?"
-"No - risponde il fidanzato con aria rassegnata - foodblogger.

Per 11 pancakes di circa 9 cm diametro

1 banana (circa 70/80 g)
1 uovo
30 g burro
120 g farina
125 g latte
1/2 cucchiaino di lievito
2 cucchiaini semi di papavero
olio di semi
sciroppo d'acero
frutta secca (mandorle, noci, pecan, nocciole...)

Con il frullatore ad immersione, frullate la banana e aggiungete l'uovo, poi il burro fuso fatto intiepidire, la farina setacciata e il latte. Per ultimi unite il lievito e i semi di papavero. Lasciate riposare al fresco per mezz'ora. Spennellate una padella antiaderente con l'olio e versate un mestolo di pastella, una quantità pari a creare un pancake di circa 9 cm di diametro. Far cuocere qualche secondo e appena, con la paletta, riuscite a staccarlo, giratelo dall'altra parte e terminate la cottura.
Mantenere la padella sempre un po' oliata in modo da facilitare l'operazione al momento di girare il pancake.
Servire su piattini con frutta secca e abbondante sciroppo d'acero.









mercoledì 3 settembre 2014

Falafel


Ho assaggiato i Falafel per la prima volta a Barcellona quando ero giovane alta e bella, circa 20 anni fa e me ne sono innamorata al primo morso. Li ho rifatti a casa una volta tornata ma si spappolavano che era una meraviglia. 
Ho abbandonato la ricetta fino ad oggi.

I Falafel sono una preparazione araba fatta di polpettine di ceci, spezie e fritte nell'olio.
Questa specialità ha origine in Egitto, dove è conosciuta la variante con le fave e ha conquistato in  seguito la Siria, il Libano, Israele per essere consumato oggi in tutto il Medio-Oriente.
Vengono accompagnate da tahini o yogurt e si servono dentro una mezza pita.
Che roba straordinaria!
Dopo tanti anni riprendo in mano la ricetta e scopro che mancava davvero poco alla riuscita. I ceci devono essere perfettamente asciutti, meno acqua c'è meglio è.
Ci vogliono un bel po' di spezie, preparatele.



500 g ceci secchi
6 spicchi di aglio
mazzetto di prezzemolo
mazzetto di coriandolo fresco
1/2 cipolla
1 cucchiaino bicarbonato
1 cucchiaino sesamo
2 cucchiaini coriandolo in polvere
2 cucchiaini cumino
1/2 cucchiaino peperoncino in polvere
sale, pepe

Lasciare a bagno i ceci per 24 ore nell'acqua fredda. Sgocciolare e asciugare MOLTO BENE.
Frullare con il mixer ad immersione ma a poco a poco, non in maniera continua. Devono comuqnue restare un po'granulosi. Aggiungere le spezie e poi prezzemolo, coriandolo fresco e cipolla e tritare ancora. Per ultimo unire il sesamo tostato. Appena il composto è ben amalgamato, formare delle palline con le mani (io in questo caso ho cosparso con pochi semi di sesamo), portare l'olio a 180° e friggerne due alla volta per pochi secondi.
Appoggiarle su carta assorbente e servire dentro la pita con qualche foglia di insalata, le salse e perché no, cipolla rossa.

lunedì 1 settembre 2014

Rillettes di salmone fumé



Les rillettes (pron: riiett) è una preparazione francese, originaria di Touraine (Loira) a base di pollame o maiale, cotto per tante ore nel suo grasso e compattato alla mano.
Le rillettes, nel XV secolo, fatte alla fine dell'autunno, permettevano di conservare la carne riducendo il rischio di decomposizione durante il lungo inverno. La carne veniva cotta per 7/8 ore nei vasi in terracotta, coperti da 3/4 centimetri di grasso. 
Veniva spalmata sul pane e mangiato come piatto unico. 
Oggi viene compattata con le macchine, messa in vasetti ermetici, esistono varianti con l'anatra, l'oca, coniglio e vitello e viene servita sui crostini come aperitivo.
Brrrrr, che brivido.
Per infomazione ho voluto scriverlo ma me ne guardo bene, benissimo, dal mangiarle.
Infatti le mie rillettes sono fatte di legumi, tonno, trota o salmone come questa.
Senza strutti e lardi.
Pronte subito e profumate.
Sì perché le rillettes di maiale, anatra o animalo, puzzano.
Ecco, l'ho detto.
Avrò tutto il dipartimento della Loira contro di me adesso.




Per farle sciuè sciuè

4 filetti di salmone affumicato (o trota affumicata)
1 limone
4 cucchiai di formaggio spalmabile
1 cucchiaio di mostarda a l'ancienne (facoltativa)
sale pepe
erba cipollina (obbligatoria)

Tagliate a pezzetti piccoli il salmone e mescolare con il succo del limone.
Lavorare il formaggio con la mostarda, salare, pepare e aggiungere l'erba cipollina tagliuzzata.
Unire il salmone con il formaggio e tenere in fresco fino al momento di servire sopra crostini di pane abbrustoliti.

venerdì 29 agosto 2014

Treccine


Tra le mie dita tutto veniva intrecciato. 
Bastava che mi mettessero con un foglio e una penna in mano o con un cordoncino da intrecciare che me ne stavo buona per ore, nel mio mondo silenzioso e colorato di disegni e trecce. Intrecciavo lacci di scarpe, lacci della coulisse dei pantaloni, lacci della felpa. Intrecciavo fili, capelli e spighe di grano. La treccia era yoga, era pace interiore e fuochi d'artificio. Come figlia di Penelope, intrecciavo e disfacevo. Con un filo, con più fili, fili diversi tra loro, fili trovati, spaghi da lavoro, rotelle di liquirizia.
Mai perso il vizio ma con la crescita ho intrecciato altro. 
Amicizie ad esempio.
Trecce a più corde, trecce strette strette a due capi. Ho ancora oggi un'amicizia fatta di una treccia inestricabile con nodo a marinara alle due estremità. Anche volessimo, nessuna delle due riuscirebbe a sbrogliarla.
Poi ci son state treccine lievi, fatte con fumo, fatte con plastica o intrecciate senza nodo finale.
La mia generazione è divisa in due: la parte di amici tradizionali e la parte di amici in bacheca. 
Anche io ho tanti amici in bacheca ma le trecce sono tutte fatte d'aria. Virtuali, trasparenti, invisibili e ognuno tesse la sua. Non avendo contatti, la treccia non viene toccata da entrambi i capi. Tu intrecci la tua, ogni giorno e ogni giorno stringi un po' di più. Non sai che dall'altra parte, l'altra persona si sta solo arrotolando il cordoncino intorno al dito. 
Tante di voi mi diranno che non è vero, ma l'amicizia è una treccia con una peculiarità necessaria: il contatto tra i due fili.
Due persone sono amici quando sono scappati ridendo dopo aver suonato ai campanelli, quando si son messi la testa sotto l'acqua al mare, quando hanno bevuto una birra in più e si abbracciano piangendo, quando si guardano negli occhi e si mettono inspiegabilmente a ridere come matti.
I social sono un ottimo modo per cominciare un'amicizia ma prima di chiamarlo amico, incontratelo, toccatelo, guardatelo.
Magari io farei anche una suonatina ai campanelli.
E se ha corso veloce insieme a voi, dategli il vostro capo di filo, iniziate la treccia e se funziona lo chiamerete amico.
Le trecce fatte d'aria, lasciatele ai conoscenti.



Da "Petits biscuits"

125 g burro morbido
110 g zucchero semolato
1 uovo
1 cucchiaino essenza di vaniglia
250 g farina
2 cucchiai cacao amaro

Lavorate il burro a pomata e aggiungete lo zucchero, poi l'uovo brevemente sbattuto con la forchetta in 3 volte. Quando tutto l'uovo è stato assorbito, unire l'essenza di vaniglia e la farina setacciata. A quel punto iniziare a lavorare con le mani, formate una palla e mettete in frigo.
Accendete il forno a 180°.
Riprendete la frolla e dividetela in due parti uguali. In una aggiungete il cacao lavorando bene in modo da ottenere una frolla di colore omogeneo.
Prendete ora un pezzo uguale di ogni frolla e formate due cordoncini di circa 20 cm (la frolla è delicata, se farete i cordoncini più lunghi tenderà a rompersi). Intrecciarli tra loro e tagliarli in 3/4 pezzi. porli sulla placca coperta di carta da forno e cuocere fino a doratura. Trasferirli su una gratella e lasciateli raffreddare completamente.





mercoledì 27 agosto 2014

Barrette alle nocciole


Al nome "barrette" si associa il nome "light". Non si sa perché.
E' qualche anno che ci fanno credere che le barrette sono light o che fanno molto donna-sportiva-sempre-in-forma, anche se hanno uvetta inzuppata nel miele circondata da cereali vestiti di cioccolata al latte con nocciole.
Bhè, io ve lo dico subito: le mie non sono light.
Sono hard, very hard.
All'inizio erano biscotti che facevo per consumare i bianchi d'uovo avanzato. Poi stanca della solita forma che tra l'altro veniva bruttarella visto la granulosità dell'impasto, ho avuto la brillante idea di metterli nelle forme da financiers.
Dalla forma a barretta, alla colata di cioccolata, il passo è stato brevissimo.
Naturalmente se non avete le forme, potete benissimo formarli a pallina e schiacciarli con il palmo della mano.
Se poi in dispensa vi resta anche la farina di mandorle, divertitevi a mescolarle.
Ogni barretta corrisponde a mezz'ora di cyclette, 50 addominali e 35+35 affondi.
Hop, hop, hop...

250 g farina di nocciole 
2  albumi
80 g farina
120 g zucchero semolato


20 g zucchero a velo

circa 100 g cioccolato fondente 70%

Mescolate la farina di nocciole con lo zucchero semolato e la farina. Montate gli albumi a neve con lo zucchero a velo. Amalgamate gli ingredienti delicatamente, prima con un mestolo di legno e poi con le mani. Formate una palla omogenea, dividetele negli stampini per financiers per formare le barrette. Se non avete lo stampo, vanno bene anche delle palline da 20 g, schiacciate con il palmo della mano.
Infornare per circa 10 min a 180°. Non devono dorare molto, devono più che altro seccarsi. Con una paletta, trasferirli in una griglia e lasciarli raffreddare completamente (usciti dal forno sono morbidi ma si induriranno durante il raffreddamento). Sciogliere il cioccolato a bagnomaria e farlo gocciolare a filo sulle barrette. 

martedì 26 agosto 2014

Coconut Bonbons


 Non ho capito perché ogni volta che nomino il latte condensato, la gente rabbrividisce o storce il naso. 
Si tratta di latte portato ad ebollizione, poi addensato a 40/60° dove perde il 60% della sua umidità e poi viene zuccherato. Non viene ricotto (per questo conserva il colore bianco), non vengono aggiunti aromi o coloranti o oli vegetali. 
E' chiaro che non è consigliato ai diabetici, non è consigliato come piatto principale o come merenda quotidiana: è una bomba di calorie ma ci sono moltissime altre cose che dovrebbero fare più paura e che usiamo tutti i giorni.
Ok, non è l'alimento più salutare al mondo ma se vi metto accanto la Nutella, quale scegliete?
Scartando quelli che a questa domanda hanno risposto "io prendo tutte e due e me ne fotto", sicuramente tra gli oli di palma e un po' di latte concentrato, vince il secondo no?
E tra il dado di carne, la Simmenthal, la margarina e i Wurstel?
Vince sempre il latte concentrato.
E tra un guazzetto di cozze?
Ora non esageriamo eh, un guazzetto è sempre un guazzetto.
Sempre sia lodato.




Per i bonbons

125 g farina di cocco
4/6 cucchiai di latte concentrato
farina di cocco

Unite i due ingredienti e lavorate con le mani fino a formare un impasto appiccicoso ma lavorabile in palline che formerete con l'aiuto delle dita e dei palmi delle mani. Fatele rotolare nella farina di cocco e conservate in frigo un paio d'ore.
Servitele con un sorriso.

lunedì 25 agosto 2014

Frollini al caffé


Quando il "Vino D'Arabia" si diffuse in Europa intorno al 1200, venne bollato dalla Chiesa come bevanda del diavolo per le sue proprietà eccitanti. 
Quando ero piccola e sentivo il profumo del caffè ma non avevo il permesso di berlo, mi dicevo che una volta diventata grande, mi sarei fatta tazzine di caffè dalla mattina alla sera. Una volta diventata adulta, dopo una tazzina, sembravo un diavolo eccitato. 
La caffeina contenuta nel chicco mi porta tachicardia, tremolio e iper-eccitazione. Quello decaffeinato lo tollero solo perché l'abitudine è di una sola tazzina alla mattina. 
Dovessi berne due, mi vedete a dipingere le pareti, scartavetrare gli infissi e pulire le tapparelle dall'esterno in poco più di 15 minuti.
Ho scoperto che 5/10 tazze di caffè decaffeinato hanno la stessa quantità di caffeina di 2/3 tazze di caffè normale, quindi nel caffè decaffeinato, in realtà una percentuale di caffeina rimane sempre.
L'unica pianta fatta per me è la Coffea Charrieriana, una specie che produce in modo naturale, chicchi senza caffeina.
Eppure mi son messa in testa di dover fare una frolla montata al caffè e così ho fatto.
Ne ho mangiato solo uno, giusto per sapere se valeva la pena postarli. Dopodiché ho pulito tutti i battiscopa, riverniciato i termosifoni e stirato i panni della vicina.
Meglio di una Red Bull.

Sono partita da una base della frolla montata di Hermé.

250 g burro morbido
100 g zucchero a velo
2 albumi
290 g farina
6/8 cucchiaini di caffè solubile liofilizzato

Portate a temperatura ambiente il burro e l'albume.
Polverizzate i grani di caffè, con l'aiuto di un mortaio.
Con le fruste elettriche mescolate burro e zucchero fino ad ottenere una spuma soffice. Unite gli albumi leggermente battuti in due volte e continuate a frullare (l'impasto si dividerà per poi riunirsi dopo pochi minuti).
Quando gli albumi si sono completamente assorbiti e l'impasto è tornato ad essere spumoso, aggiungete la farina setacciata e il caffè. L'impasto si farà più sodo.
Riempite la sac à poche con bocchetta a stella e creare dei pasticcini direttamente su una teglia coperta di carta da forno.
Infornare per 10/15 minuti a 180°.
Usciti dal forno saranno delicatissimi, con una paletta trasferiteli in una griglia e lasciateli raffreddare del tutto. Lasciare indurire.
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venerdì 22 agosto 2014

Tarte Tatin aux cerises


Tarte tatin aux cerises (pron: tart tate(n) o seris) è una preparazione estiva molto conosciuta nella Francia del Sud. Si tratta banalmente di una sfoglia rovesciata con i pomodorini ciliegia caramellati con aceto e zucchero (o miele) e insaporita con erbe della Provenza.
Ha un gusto piacevolissimo.
Come vi ho dimostrato nella confettura, i pomodori si sposano bene con lo zucchero e si prestano ad essere caramellati o ridotti a purea dolce. Il contrasto agro-dolce, il rosso brillante e  con la texture della sfoglia rende la tarte golosa a occhi e palato.
Al posto delle erbe ho preferito un mix di parmigiano, pangrattato e basilico.
E ditemi se non è buona...

1 pasta sfoglia tonda
circa 25 pomodori ciliegia
80 g zucchero
50 g parmigiano
1 cucchiaino di miele
pangrattato tostato
2 cucchiai aceto
olio sale pepe
basilico 
1 manciata di pinoli

Lavate i pomodori e tagliateli in due. Stendeteli sul piano di lavoro, vicini tra loro con la parte bombata di sotto e stendeteci sopra la carta assorbente in modo da togliere l'acqua in eccesso.
Sistemarli in una teglia coperta da carta da forno, vicini tra loro, con la parte bombata sotto, cospargete di sale, pepe, un filo d'olio e infornate a 180° per 10 minuti.
Mescolate lo zucchero con il miele, l'aceto e 1 cucchiaio d'acqua per ottenere un caramello a freddo.
Versatelo su una tortiera bassa o una con bordo a cerniera (diametro 23 cm).
Non sarà necessaria la carta forno.
Sistemate i pomodorini con la parte bombata verso il basso, in modo che stiano attaccati tra di loro. Cospargere di pangrattato già tostato, parmigiano e qualche foglia di basilico spezzettata con le mani.
Posare la pasta sfoglia sopra, facendola aderire ai pomodori e ai bordi. Tagliare eventualmente l'eccesso di pasta. Bucherellare con una forchetta e infornare a 180° per circa 25 minuti o fino a che la sfoglia sia dorata. Fate raffreddare per 5 minuti, poi levate la cerniera e rovesciate la tatin su un piatto di portata. Decorare con pinoli tostati e delle belle foglie di basilico.
Vi consiglio di mettere una teglia sotto quella della tatin perché durante la cottura potrebbe uscire il caramello. attenzione anche quando la rovesciate, se il caramello non si è rappreso tutto, rischierete di ustionarvi.


mercoledì 20 agosto 2014

Girelle di tacchino con pomodori secchi e sesamo


Salut Jean-Pascal, voilà ce que j'ai fait avec tes tomates sechées!

Non vado matta per i pomodori secchi. 
Per nulla. 
Ma mi sono stati regalati dal mio amico che li ha fatti a casa con amore. Come potevo non apprezzarli?
Sono attratta da tutte le preparazioni fatte a casa con metodi tradizionali, come un pomodoro pachino, datterino o San Marzano seccato al sole.
Mi vedo queste distese sui terrazzi siciliani, di pezzetti rossi con il sale, che lasciano evaporare l'acqua e si racchiudono nella loro essenza più vera.
Li farò anche io appena qui in Svizzera prevedono 3 giorni di sole tutti di seguito.
Come ve li propongo?
Tritati con lo scalogno e belli spalmati sul tacchino, danno colore alla tavola e allietano le papille.
Se però avete l'essiccatrice mi rovinate la poesia, quindi non ditemelo...


Per 4 persone


500 g fettine di tacchino
150 g prosciutto crudo tagliato fine
60 g pomodori secchi
insalatina (songino, spinacini..)
1 scalogno
olio, sale, pepe
sesamo

Battete le fettine di tacchino e sgrassatele. Fate rosolare lo scalogno tritato in un po' d'olio. Aggiungete anche i pomodori secchi per farli rinvenire e un cucchiaio di sesamo. Mixate il tutto con l'olio (io ho usato quelli del vasetto dove erano conservati i pomodori), fino ad ottenere un pesto sodo. Unite una macinata di pepe e aggiustate di sale.
Spalmate il trito sulle fettine, arrotolatele nella/e fetta/e di prosciutto, fermate con gli stecchini e rosolatele, girandole da ogni parte, in una padella con un filo d'olio fino a che l'esterno sarà rosato. Sistemate le fette su un piatto e lasciate raffreddare del tutto.
Disponete l'insalatina in ogni piatto di servizio.
Scaldate dell'olio in una padella, tagliate i rotolini in fettine di circa 1/1,5 cm e fateli rosolare per qualche minuto fino a che anche l'interno risulti cotto e  bello rosato. Servite sul letto di insalata e cospargete di semi di sesamo.








lunedì 18 agosto 2014

Confettura di pomodori e vaniglia

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Nella mia ignoranza (o nei miei sogni), mi immaginavo che nel 1492, una volta che l'ammiraglio Colombo e i suoi marinai sbarcarono nelle Indie, ops, Americhe, fossero stati invitati dagli indigeni a cenare con loro.
E visto che di pomodori, spezie e patate, noartri, non ne conoscevamo nemmeno il nome, mi immaginavo gli occhi sbalorditi degli Europei davanti a banchetti di pomodoro alla caprese, salsa di pomodoro, pomodori confit nonchè miliardi di patatine fritte. 
E invece no. 
A parte il fatto che gli indigeni, probabilmente non avevano nessuna intenzione averli come ospiti a cena ma  piuttosto averli come cena. 
Più che altro, non esisteva nessun banchetto con i pomodori, visto che, in America centrale, loro terra di origine, venivano considerati velenosi e venivano solo usati come decorazione.
'Sti indigeni avevano a casa la pummarola  bell'epronta e invece li usavano per addobbare i giardini. 
Da non crederci. 
Il pomodoro fa la sua comparsa come alimento, sulle tavole solamente dopo il 1700. Cioè 200 anni dopo la sua scoperta. 
E dove si scopre che il pomodoro è buonissimo in salsa con la pasta o strofinato nel pane? 
In Italia meridionale, dove grazie al clima, la pianta di pomodoro si era diffusa rapidamente e grazie alla fame, la povera gente si rese conto che tanto velenoso non era. 
E mentre in Francia venivano regalate le piantine del pomo alle dame e in Cile e in Perù lo usavano come centro tavola, in Italia i contadini e anche a corte, si mangiava pomodoro come se non ci fosse un domani.
Cosa sarebbe l'Italia senza pomodoro?
Iamme ia.





800 g pomodori (a grappolo o Cuore di bue)
400 g zucchero
1 bacca di vaniglia

Fate bollire l'acqua e tuffate i pomodori per qualche secondo i modo che la buccia si spacchi. Scolateli e fateli raffreddare. Sbucciateli, tagliateli in due, levate i semi e tagliateli a pezzi più piccoli. Fateli cuocere con lo zucchero e la bacca di vaniglia incisa per lungo. Farli sobbollire a fuoco dolce per circa 30 minuti. Per capire quando la confettura sia pronta affidatevi sempre alla prova del piattino: prelevarne un po' e metterlo su un piattino che inclinerete. Se la confettura scorre subito, non è ancora pronta, se scorre piano fermate il fuoco, è pronta! Se invece scorre molto piano o resta ferma, la confettura è compromessa...

Conservate la confettura in vasetti precedentemente sterilizzati.



giovedì 14 agosto 2014

Melone in sciroppo




Magari non vi è chiaro il mio amore per il melone. 
Ve lo ribadisco.
Amolo.
Oggi una non-ricetta, una cosetta veloce e fresca e tanto tanto piacevole.
Qualcosa da offrire agli amici, alla vicina di casa, agli amici dei figli.
Qualcosa di chic che sostituisce un dessert o un alcolico.
Rinfresca e appaga il palato.
Si fa così:

1 melone cantalupo
250 ml acqua
3 stelle di anice
70 g zucchero
menta e semi di anice (facoltativo)

Pulite il melone e formate delle grosse biglie con l'aiuto dell'apposito attrezzo. Mettetele in una brocca e lasciate in frigo. In una casseruola portate a ebollizione l'acqua con lo zucchero e l'anice stellato. Lasciar sobbollire per 10 minuti a fuoco dolce. Togliere le stelle e fate ridurre lo sciroppo per altri 5 minuti circa. Il colore sarà caramellato. Lasciate raffreddare del tutto. Versare lo sciroppo nella brocca e aggiungere qualche cubetto di ghiaccio. Servire con menta tagliuzzata e semi di anice e decorate con quello stellato.

mercoledì 13 agosto 2014

Insalata avocado e cetrioli in salsa di yogurt







Le statistiche foodblog dicono che il maggior numero di visite sono date da post ad alto contenuto glicemico. Torte, brioches, dolci decorati, ciambelloni e bomboloni.
Le persone normali sono attratte da zucchero e cioccolata e l'ho sperimentato sulla mia pelle, anzi sul mio blog. Con una torta faccio picchi di visite che numericamente potrei dire di aver sfamato Empoli. 
Quando posto le insalate invece, da Empoli sfamo a malapena Frittole. 
Solo 6 anime vengono a curiosare, solo 2 arrivano a leggere tutto il post.
Inoltre siamo nella settimana di fuoco del Ferragosto dove in città sembra di rivivere nel film Io sono leggenda.
Figurati se le 6 anime hanno la flemma di aprire il computer, andare sul mio blog e vedersi un'insalatina.
Tant'è che "una-cosa-semplice-io-mai". 
E' buona, fresca, colorata e il mio blog ne aveva bisogno.
E poi non potevo deludere i miei fans di Frittole.

Per 2 anime

1 avocado
1 cetriolo
1/2 gambo di sedano
200 g yogurt naturale
sale, pepe, menta
limone

Montare e tagliare a cubetti il cetriolo. Mondare e tagliare a cubetti l'avocado e irrorarlo di succo di limone per non farlo annerire.
mescolare lo yogurt con foglioline di menta spezzettate, sale, pepe, qualche goccia di limone. Lavare il gambo di sedano, levare i filamenti e tagliarlo.
In una ciotola, mescolare cetriolo, avocado, sedano e la salsa di yogurt. Correggere di sale e pepe e lasciare in fresco.
Servirla con foglioline di menta. Se volete presentarla come la mia, basterà sbollentare una carota , passarla sotto il getto di acqua freddissima, mondarla, e tagliarla a strisce con la mandolina. Sformare l'insalatina con un coppapasta (il mio è di 8 cm) e circondarla con la decorazione di carota.