mercoledì 1 ottobre 2014

Bucatini con pesto alla siciliana


Il problema della Sicilia non è la sìccita, né il truaffico, né l'Etna (cit.). Il grande problema è la fonte immensa e inesauribile di cibo, ingredienti, ricette e preparazioni che fanno di questa terra, paradiso indiscusso di ogni foodbloggers.
Solo a Agrigento presi 3 chilate, quando andai a Trapani mi calai l'inferno, a Catania mi arricriai con un cannolo e a Siracusa ci lasciai quasi le penne per 4 chili di cozze ingurgitate in 16 minuti netti.
Menomale che esistono cose leggerine come "l'agghiata trapanisa" che dal nome si deduce che nemmen le Mentos alito-fresco, in nulla possono aiutarti.
Eppure quando sei là, tra mare azzurro e lava nera, tra un arancino e un passito, il tuo stomaco cede docilmente ad ogni tipo di sopruso, si allenta e si fa capanna.
Vi lascio un bel ricordo delle Saline, del mare e la ricettuzza:







Per 4 persone

320 g  bucatini
300 g pomodorini ciliegia (meglio ancora di Pachino) 
2 spicchi d'aglio rosso
50 g mandorle pelate
70 g pecorino grattugiato o ricotta salata
un bel mazzetto di basilico
1 peperoncino
olio sale pepe



Raccogliere in un mortaio il basilico, le mandorle, il pecorino, l'aglio, un pizzico di sale, il pepe, un po' d'olio e pestare gli ingredienti. Lavare i pomodorini, tagliarli a metà, togliere i semi, svuotarli e farli a pezzetti piccoli. Se usate il frullatore ad immersione, frullateli con il pesto, altrimenti pestarli nel mortaio. Lessare la pasta al dente e condirla subito con il pesto, completando con il peperoncino.

lunedì 29 settembre 2014

Focaccia gorgonzola noci e pere



Ho inventato la focaccia con gorgo-noci e pere.
Avanti, non ditemi che è una cosa banale perché altrimenti il web ne sarebbe pieno e invece, niente, dopo attente analisi su google, vedo che ci sono pizze gorgo e noci, ci sono torte salate gorgo e pere ma FOCACCIA con i tre moschettieri, nessuno l'ha fatta: sò prima!! Bomba libera tutti!!
E son soddisfazioni, solo che Moniqù, come ormai mi chiamano le amichette, presa dall'emozione, si è ricordata di mettere le pere solo all'ultimo momento, ovvero quando il resto della focaccia era già stata quasi digerita.
Càpita.
C'è chi si dimentica di mettere il lievito nelle torte o chi non sala l'acqua per la pasta. Robuccia.
Io avevo le pere davanti agli occhi, comprate per l'occasione, scegliendo anche la tonalità giusta per il set e le ho lasciate là, che mi guardassero incredule mentre scattavo le foto alla focaccia gorgo-noci e pere, senza pere.
Potevo fare la foodblogger malata che non posta se la foto non è perfetta ma no, ho deciso che ne valeva davvero la pena, anche se le pere non sono presenti in tutti gli scatti.



Per 1 focaccia

200 g farina 0 (io ho usato la T55 francese)
4 g sale
2 g lievito di birra fresco
150 g acqua tiepida
100 g gorgonzola 
una manciata di noci
1 pera kaiser

In una ciotola piccola, mescolate la farina con il sale. In una grande ciotola, sciogliete il lievito con l'acqua. Versate il primo mélange nel secondo e mescolate con un cucchiaio di legno per ottenere un impasto un po' appiccicoso. Oliate un'altra ciotola e adagiateci l'impasto. Ricoprite a campana con l'altra ciotola e far riposare 30 minuti. Passati i 30 minuti, sempre lasciando l'impasto nella ciotola, fate delle pieghe semplici prendendo i lembi e portandoli verso l'interno:

video



Coprite e lasciate riposare ancora per 30 minuti. Ripetete le pieghe e coprite. Lasciar passare altre 3 ore, ricordandosi di fare le pieghe ogni 30 minuti. In tutto sono 4 ore di lievitazione lavorata, con 8 operazioni di pieghe. All'ultima operazione, la pasta sarà piena di bolle d'aria molto grandi. Ricordatevi sempre di oliare un po' la ciotola o comunque di non farla mai rimanere senza olio. Rovesciatela su una teglia coperta di carta da forno e con delicatezza, per non sgonfiare l' impasto. Coprite a campana e lasciate riposare per 10 minuti.  Appiattite con le mani, per formare la focaccia  e lasciatele riposare ancora 10 minuti.
Tagliate a pezzetti il gorgonzola e distribuitelo sulla focaccia, lasciando un paio di cm di bordo, unire anche le noci spezzettate con le mani e lasciarla lievitare altri 10/20 minuti.
Nel frattempo riscaldate il forno a 240°. Infornate per circa 20 minuti o fino a che la pasta sia dorata e il gorgonzola sciolto.
Mettete sempre la carta forno sotto la focaccia: lievitando in forno, si gonfierà ed è possibile che il gorgonzola scenda dai bordi.
Lavare bene le pere, tagliarle  a fette sottili e adagiarle armoniosamente sulla focaccia.
Servire subito.






venerdì 26 settembre 2014

Focaccine ai pomodorini


Detesto ciò che sto per fare ma dicono che è necessario. 
Devo promuovermi.
Non mi so vendere, questa è la verità. Non sono una buona imprenditrice di me stessa. Sono piuttosto una Madre Teresa, visto che mi viene più spontaneo aiutare per niente, che per costruirci un business. 
E oggi come oggi non è propriamente una virtù.
Bon, bando alle ciance.
Sono qui, in veste di promotrice di me stessa per comunicarvi che terrò

 un corso di Food Styling, 
il giorno 26 Ottobre 2014 
in quel di Milano

Il corso, indirizzato a foodbloggers (e chi sennò?), verte a spiegare l'importanza della composizione fotografica, il valore dei colori, delle linee e delle armonie.
I foodbloggers non sono professionisti con attrezzature, ma donne (e uomini) con altri tipi di lavoro, con figli che scorrazzano qua e là, compagni impazienti che vogliono mangiare caldo e soprattutto cucine che sono SOLO cucine e non enormi light box.
Il mio obiettivo sarà quello di mostrarvi con teoria e pratica, come ottenere piatti appetibili, foto armoniose e set equilibrate, senza bisogno di studi fotografici, faretti e ombrellini, per rendere le foto del vostro blog ancora più belle.
In tutto questo, sarò egregiamente sostenuta da un tecnico della fotografia: il Signor Luca di Fotocibiamo che risponderà a tutte le domande che vi siete sempre fatte e che non avete mai osato chiedere.
E sto parlando di fotografia eh.
Al termine del corso, vendita di pentolame con base di eternit e materassi sintetici con acari in offerta. 
Sto a scherzà: al termine del corso potrete abbracciarmi e chiedermi la foto autografata.
Scherzo ancora. Io non un discorso serio mai, eh?
Ok, ricomincio: al termine del corso, magari non sarete brave come Newton ma vi sarete divertite.
Se ho stuzzicato il vostro interesse, scrivetemi una mail o contattatemi tramite FB.
Ecco, e il mio sporco lavoro l'ho fatto.



Ora mi rilasso, vi parlo brevemente della ricettina di oggi che mi è tanto piaciuta. Semplice ma rustica al punto giusto.
Un impasto di quelli belli idratati come piacciono a me, lievitazione calma e profumi di campagna.



Per 3 focaccine

400 g farina 0 (io ho usato la T55 francese)
10 g sale
4 g lievito di birra fresco
300 g acqua tiepida
3 grappoli di pomodorini ciliegia (io ne ho usato un tipo rosso, uno giallo e uno verde)
aglio
olio

In una ciotola piccola, mescolate la farina con il sale. In una grande ciotola, sciogliete il lievito con l'acqua. Versate il primo mélange nel secondo e mescolate con un cucchiaio di legno per ottenere un impasto un po' appiccicoso. Oliate un'altra ciotola e adagiateci l'impasto. Ricoprite a campana con l'altra ciotola e far riposare 30 minuti. Passati i 30 minuti, sempre lasciando l'impasto nella ciotola, fate delle pieghe semplici prendendo i lembi e portandoli verso l'interno:

video


Coprite e lasciate riposare ancora per 30 minuti. Ripetete le pieghe e coprite. Lasciar passare altre 3 ore, ricordandosi di fare le pieghe ogni 30 minuti. In tutto sono 4 ore di lievitazione lavorata, con 8 operazioni di pieghe. All'ultima operazione, la pasta sarà piena di bolle d'aria molto grandi. Ricordatevi sempre di oliare un po' la ciotola o comunque di non farla mai rimanere senza olio. Rovesciatela su una teglia coperta di carta da forno e con delicatezza, per non sgonfiare l' impasto e non rompere le bolle. Coprite a campana e lasciate riposare per 10 minuti. Dividete l'impasto in 3 parti, appiattitele con le mani, per formare le focaccine e lasciatele riposare ancora 10 minuti.
"Tamponate" le focaccine con dell'aglio diviso a metà.
Guarnite con i grappoli di pomodorini (io qualcuno l'ho aperto e strizzato sopra l'impasto). Passate un filo d'olio e lasciarle lievitare altri 10/20 minuti.
Nel frattempo riscaldate il forno a 240°. Infornate per circa 20 minuti o fino a che la pasta sia dorata.
Per sapere se è cotta, battete il sotto della focaccia con un cucchiaino. Se il suono è secco è pronta.
Lasciare il rametto del grappolo è giusto un vezzo fotografico, io vi consiglio di mettere solo i pomodorini!





martedì 23 settembre 2014

Mousse blanche


Sì lo so, ognuna di noi ha la ricetta di una mousse tra le ricette personali, quindi non vi sto proponendo una novità, ma questa nuvola bianca, meritava di essere ascoltata.

Semplicissima, non stucchevole e si presta a mille varianti. Decorate con frutta fresca, con cereali come base, con meringhette, oppure per creare altri dessert pannosi e cioccolatosi.
Ecco, magari non vince "ricetta light dell'anno", però è talmente bianca e delicata che uno strappetto alle regole, in una bella terrazza con vista mare (va bene anche un balcone con vista Via Turturro), una sedia a dondolo e una brezza marina (ok, vada per una sedia di plastica con afa e zanzare), e la nostra mousse con cucchiaino da assaporare da soli o in compagnia (in compagnia di un cane o gatto va più che bene).
E poi la ricetta è sua, di Jacques Genin che l'ha offerta a noi mortali tramite il suo libro "Le meilleur du chocolat".



Per 4/6 coppette

150 g cioccolato bianco da copertura (o da pasticceria)
450 g panna liquida
2 fogli di gelatina

Montare 300 g di panna freddissima con le fruste elettriche. La consistenza giusta è quella di una panna montata un attimo prima che diventi chantilly.
Conservare in frigo. Ammollare la gelatina in acqua fredda. Spezzettare il cioccolato. Scaldare il resto della panna senza farla arrivare ad ebollizione, togliere dal fuoco e aggiungere la gelatina strizzata. Far sciogliere bene e versare sopra la ciotola dove è stato messo il cioccolato a pezzi. Mescolare fino ad ottenere una ganache liscia e omogenea. Aggiungere la panna montata e mescolare delicatamente. Versare nelle coppette e conservare in frigo per almeno 4 ore.











lunedì 22 settembre 2014

Linguine al nero



Presente una cena a due, romantica, dove lui serve il vino e lei compostissima mangia come un uccelllino? Ora cancellate questa scena e immaginate me che sprezzante del galateo, gioiosa, mangia chili di nero di seppia continuando a mostrare un nerissimo sorriso. Incurante dei vicini di tavolo, della femminilità e di uno straccio di dignità, mi strafogo di pesce, molluschi e seppie zeppe di oro nero.
Il fatto che, anche con un certo godimento, mi aiuto con le dita, questo eviterò di dirvelo.
Questo piatto, un classico della cucina siciliana, assaggiato più volte in Sicilia, rimane uno dei primi piatti che preferisco.
Il modo per farlo è uno solo: seppie con vesciche di nero, pomodoro concentrato, vino bianco e cipolla sono d'obbligo. Poi per esigenze di set ho unito i pomodorini che ho comunque visto in qualche ristorante.
Semplice, semplicissimo piatto. 
Di-vino, di-nero.


Per 4 persone

320 g linguine
4 seppie con sacca
1 cipolla dorata
1/2 bicchiere di vino bianco
1 cucchiaio concentrato pomodoro
prezzemolo
peperoncino fresco
olio
sale
pomodorini (facoltativi)

Pulite le seppie levando la lisca ma facendo attenzione a non rompere le sacche. Tagliatele a pezzi. Fate soffriggere la cipolla tritata in una padella capiente con dell'olio, aggiungere le seppie tagliate, il concentrato, fate insaporire e  sfumate con il vino. Cuocere per circa 10/15 minuti. Nel frattempo cuocete le linguine in acqua bollente salata. Unite le sacche al sugo di seppie, il peperoncino e abbondante prezzemolo. Scolate la pasta e condirla mescolando bene in modo che tutto sia nero pece! Servire calda. Io ho lavato e tagliato in due i pomodorini, li ho spadellati con un po' d'olio e li ho aggiunti ai piatti.




venerdì 19 settembre 2014

Soufflé ghiacciato al cappuccino


Possibile che a me ancora nessuno mi ha chiamato per un'intervista da foodblogger? Che ne so, per Cucina Top, o per Cucina con noi, o anche Cucina tu, che io ti guardo.
Insomma una rivista a caso, una rivista regionale, o del paese che mi faccia un par di domande .
No, nessuna.
Che fare? Soffrire in silenzio, piangere sul cuscino, prendere a sassate tutti i sogni ancora in volo oppure autointervistarsi?
La seconda. 
Mi autointervisto per un bel magazine.
Ho scelto Vanity Fair.



La signorina Monique, autrice del libro foodblogger, cura il suo blog di cucina da 3 anni. La incontro nella hall dell'Hotel Mazzaquantolusso una settimana fa. Sono le otto di mattina eppure lei arriva in orario, senza un filo di trucco ma bella come il sole.
Si siede sul divanetto accavallando quel popò di stacco di cosce e iniziamo l'intervista.

Vanity Fair: Cara, è vero che ha aperto il blog per condividere le sue ricette, la sua passione e per fare nuove amicizie?
No, ho aperto il blog perché volevo partecipare ad un contest dove era obbligatorio averlo, poi mi sono appassionata e ho continuato a mettere ricette e scrivere minchiatepost.
E' vero che ha più di 10.000 seguaci?
No, ne ho 800 ma se calcoliamo tutti quelli che mi seguono per tasse e fatture, a 10.000 ci arrivo tranquillamente.
Cosa ne pensa di Cracco, Barbieri e Rugiati?
Chi?
Crede che un giorno aprirà un ristorante a Niu Iocche, minimal chic dove guadagnerà milioni senza lavorare ma solo grazie al suo nome?
No, non sono quel tipo di persona. Cucinare per guadagnare soldi lo faccio fare agli accattoni. Io mantengo la mia filosofia: spendere soldi per ingredienti, cucinare, montare il set, fotografare, scaricare le immagini, selezionarle, scrivere i post, le dosi, la ricetta e fare spam, tutto assolutamente gratis.
Son proprio furba.
Io.
E' vero che centinaia di aziende la cercano per collaborare con lei, che le propongono posate d'argento per pubblicizzare il loro nome e viaggi gratis per recensire i loro ristoranti?
Guardi, è qualcosa di scandaloso, addirittura  ho dovuto aprire 14 account mail e ho dovuto assumere un segretaria che rispondesse NO a tutte le collaborazioni. Non può capire lo stalking che mi stanno facendo. Lo vede quello seduto al banco bar là a destra? Ecco è il presidente della Kitchen Aid in persona, mi fa la posta da 3 mesi. Gli ho detto no in tutti i modi.
E quella donna fuori con il SUV nero l'ha vista? Quella è la moglie di Bastianich: è 2 settimane che mi chiede di parlare con il marito che si rifiuta di tornare in televisione. Dice che solo io potrei convincerlo.
Capisco, deve essere difficile per lei. Mi dica, con Chef Rubio come mai è finita?
(risata) Ma no! Per carità, i giornali dicono quello che vogliono! Tra me e Gabri va tutto benissimo,  a volte mi fa qualche scenata di gelosia, sa, sono alta bella molto simpatica, e a volte va un po' in crisi.
E con Emmanuel Hadjandrau? Giravano voci che si era innamorata di lui
Sì, è vero. E lo sono ancora ma professionalmente. Gli ho suggerito solo qualche consiglio per panificare meglio.
Ha programmi per il prossimo futuro?
Sì, vorrei viaggiare meno e restare più a casa davanti a Facebook, stirare e pulire il bagno con il piano doccia, le tapparelle e i battiscopa. Vorrei staccarmi da questa vita frenetica, non ne posso più di fare mare-sole-cuore-amore. E' troppo pesante per me.
Ora mi scusi, i 7 minuti sono passati, devo prendere l'aereo per Roma, ho un corso da Montersino.
Ah che meraviglia! Cosa imparerà da lui?
No, veramente è lui che prende corsi da me: devo insegnargli come preparare la crème chantilly (risata satanica).


Per 4  soufflé

3 tuorli
150 g latte
250 g panna
1 cucchiaio di caffé leofilizzato
cacao amaro
decorazioni di cioccolato

Portate il latte ad ebollizione con il caffé leofilizzato e lasciate raffreddare. Montate i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto bianco e spumoso. Versare a filo il latte, mescolando. Mettete la pentola a bagnomaria e mescolare fino ad ottenere un composto più denso, senza farlo mai bollire. Versatelo in una ciotola capiente e lasciate raffreddare. Montate la panna e unitela delicatamente alla crema al caffé.
Rivestite con una striscia di cartone il bordo di 4 ciotoline. All'interno, rivestitele di acetato, per facilitare la sformatura e fermate stretto con un elastico. Versate il composto nei bicchieri fino all'orlo e lasciate in freezer per 6/7 ore. Togliete il cartoncino, decorate e servite con una spolverata di cacao amaro e dei cioccolatini.

mercoledì 10 settembre 2014

Focaccia di patate con pomodorini ciliegia





Le patate, come le banane negli impasti dolci, rendono tutto più morbido. Sono facilissime da fare, una delle prime cose che impari, una delle prime cose che mangi schiacciate dalla forchetta quando ancora non hai denti e forse una delle ultime cose che mangerai schiacciate con la forchetta quando ormai sei senza denti.
La patata è versatile, cucinabile in mille modi, in cento varietà diverse, in tutto il mondo.
C'ha proprio ragione Rocco: viva la patata.
Oggi vi propongo questa focaccia nata per equilibrare i tempi lunghissimi delle ultime lievitazioni che ho postato sul blog.
Per una volta non vi propino il mio amato metodo Hadjiandreou.


Per una teglia di 20x30

200 g farina di semola macinata fine
100 g manitoba
7 g lievito fresco
5 g sale
1 patata media (circa 70/80 g)
200 ml acqua

500 g pomodorini ciliegia
origano secco
olio
basilico fresco
sale pepe

Lessate in acqua bollente salata, i 70/80 g di patata, togliete la buccia e schiacciatela con la forchetta o con lo schiacciapatate.
In una ciotola o nella planetaria, unire le due farine e la patata. Lavorare qualche secondo e aggiungere il lievito sciolto in acqua leggermente tiepida.
Continuate a lavorare l'impasto che sarà un po' appiccicoso. Aggiungete per ultimo il sale, impastate fino ad ottenere una palla liscia. Ungete con poco olio una grande ciotola, adagiateci l'impasto, coprite con un panno e lasciate lievitare fino al raddoppio (circa 2 ore).
Fate scivolare l'impasto (che a quel punto sarà abbastanza slegato, un po' appiccicoso e pieno di bolle d'aria) in una teglia unta con dell'olio.
Con le dita allargate la focaccia fino ad arrivare ai bordi (in questo modo l'olio e il sughetto dei pomodori resteranno a contatto con l'impasto e gli daranno gusto e la giusta croccantezza).
Coprire con un panno e lasciate riposare per mezz'ora. Nel frattempo lavate e tagliate i pomodorini in due e farli cuocere per circa 10 minuti in una padella con olio. Salate e unite anche una macinata di pepe e l'origano.
Versate i pomodorini con tutto il sughetto che si è formato, sopra la focaccia. Dategli un altro giro d'olio e infornate a 180° per circa 30 minuti o fino a che sarà bella dorata.
Far raffreddare qualche minuto, tagliarla a pezzi e servire con le foglioline di basilico.




















lunedì 8 settembre 2014

Focaccia con salvia e cipollotti




Il cipollotto non è altro che la cipolla immatura, raccolta qualdo il bulbo sta iniziando a crescere. Si usa in cucina per il suo sapore delicato, dove la parola delicato è alquanto soggettiva. Se ti mangi un hamburger ketchup e cipollotto , non puoi pretendere di non avere qualche problemino d' alitosi. 
Vi ho risolto il problema: il cipollotto o cipolla che sia, perde tutti i suoi poteri una volta cotta e in questo caso, di cotture ne facciamo addirittura due, quindi via libera a colloqui di lavoro e incontri amorosi.
Nonostante questo, non dimenticatevi una lavatina di denti. 
Il cipollotto non sarà più pericoloso ma la salvia si infila tra l' incisivo e il canino che è una bellezza!



400 g farina ( io ho usato la T55, in Italia va bene la 00)
8 g sale
4 g lievito fresco
300 ml acqua tiepida
olio
qualche cipollotto
salvia




Lavare con un panno umido la salvia e farla a pezzetti piccolissimi. In una ciotola piccola, mescolare la farina con il sale e la salvia. In una grande ciotola, sciogliere il lievito con l'acqua. Versare il primo mélange nel secondo e mescolare con un cucchiaio di legno per ottenere un impasto un po' appiccicoso. Oliare un'altra ciotola e adagiarci l'impasto. Ricoprire a campana con l'altra ciotola e far riposare 30 minuti. Passati i 30 minuti, sempre lasciando l'impasto nella ciotola, fare delle pieghe semplici prendendo i lembi e portandoli verso l'interno


 Coprire e lasciar riposare ancora per 30 minuti. Ripetere le pieghe e coprire. Lasciar passare altre 3 ore, ricordandosi di fare le pieghe ogni 30 minuti. In tutto sono 4 ore di lievitazione lavorata, con 8 operazioni di pieghe. All'ultima operazione, la pasta sarà piena di bolle d'aria molto grandi. Rovesciatela su una teglia coperta di carta da forno e con delicatezza, per non sgonfiare l' impasto e non rompere le bolle che si son formate. Coprire a campana e lasciare riposare per 10 minuti. Appiattire l'impasto per formare la focaccia, coprire e lasciare riposare ancora 10 minuti.
Nel frattempo, levare la parte verde dei cipollotti, tagliarli a metà e sbollentarli in acqua bollente salata per un paio di minuti. Adagiarli separatamente sopra un panno pulito e farli raffreddare completamente. Guarnire l'impasto con i veli di cipollotti (io li ho messi "testa/piedi" per far sì, di ricoprire tutto l'impasto) d'olio e lasciar lievitare per 20 minuti. Nel frattempo riscaldare il forno a 240°. Infornare per circa 20 minuti o fino a che la pasta sarà dorata.
Per sapere se è cotta, battete il sotto della focaccia con un cucchiaino. Se il suono è "vuoto" è pronta.

venerdì 5 settembre 2014

Pancakes banana e semi di papavero




Lei giovane e carina, gonna corta ma non volgare, borsetta alla moda, poco truccata, con un sorriso timido ma sincero. Lui, una bella camicia bianca, ben stirata, i jeans e la faccia di un giovane che sa affrontare le scelte nella vita. La coppia entra nell'appartamento, preceduta dall'agente dell'immobiliare che promette che la zona è tranquilla e i mezzi pubblici sono poco distanti.
Appena entrati l'odore di vernice degli infissi e quello della pittura delle pareti, riempie il cuore degli innamorati che sentono avverarsi il loro sogno di vivere finalmente insieme.
-"Che carina!" dice lei.
-"Niente male!" dice lui.
-"E' completamente ristrutturata - dice l'agente - ascensore e pulizie condominiali comprese nel prezzo, termo singolo, sanitari nuovi di zecca."
-"Scusi posso?" chiede timidamente lei, indicando la cucina.
-"Ma assolutamente sì!"
L'agente e il fidanzato rimangono nella soglia, lei entra prima quasi in punta di piedi, poi si fa più sicura di sé. Si avvicina alla porta finestra e esclama:
-"Mh. Qui ci vuole almeno un ISO 400..."
-"Prego?"
-"No, dicevo, questa veranda è fissa?"
L'agente è destabilizzato:
-"Bhè, ehm, sì, comodissima per l'estate e utile anche per l'inverno."
-"Mh. Posso uscire nel terrazzo?" chiede lei con una verve inaspettata.
-"Ehm..certo signorina, prego, prego..."
-"Mh. Fuori l' ISO potrebbe scendere a 200 ma i tempi si allungano..."
-"I tempi??"
-"Eh si! Ovvero, potrei lasciare gli ISO alti ma si crea rumore..."
-"No, no - dice l'agente alzando le mani quasi a difendersi - glielo assicuro, la zona è tranquillissima!"
-"Guardi - dice lei voltandosi - non è per polemizzare ma non c'è spazio nemmeno per il pannellone."
-"Ombrellone? Sìsì, come no! Qui un ombrellone al centro di una tavola per esterni, ci sta benissimo."
-"Non l'ombrellone! Il pannellone, il pannello traslucido!"
L'agente volta lentamente la testa verso il fidanzato e cerca aiuto.
Il fidanzato scuote impercettibilmente la testa, arriccia le labbra e i suoi occhi dicono:
Tu dille sempre sì e non ti sarà fatto alcun male.
-"Ehm - cerca di recuperare l'agente - avete visto il guardaroba all'ingresso, con 3 ante?"
Lei, con gli occhi fissi alla portafinestra non risponde, non ha nemmeno ascoltato.
Improvvisamente,  ma come fosse una domanda tranello esclama:
-" Senta, questa terrazza è posta a Est o Ovest?"
Secondi di silenzio, momenti di panico.
-"Ehm, ehm, dunque, mi faccia pensare, sì, il sole sorge di qua, quindi Est!" risponde l'agente, orgoglioso di sè, come se fosse al Telemike.
-"Ecco....lo immaginavo - dice lei battendo i piedi e piagnucolando - amore, ti prego, diglielo tu.."
L'agente  tira fuori un fazzoletto e si asciuga la fronte. Ormai senza forze si volta verso il fidanzato che pacifico ripete come fosse una poesia:
-"Il terrazzo della cucina a Est, non va bene, la luce la mattina è azzurrina, lei ha necessità di luce calda delle prime ore del pomeriggio ovvero meno gradi Kelvin, quindi la cucina deve essere ad Ovest o Sud-ovest al massimo. La terrazza è coperta dalla tenda della veranda che fa ombra e la larghezza del terrazzo non è abbastanza per l'attrezzatura. Inoltre levando la tenda,  la luce sarebbe troppo diretta provocando bruciature..."
L'agente barcolla, non sa nemmeno più perché è là ma prova a far mente locale e addizionare gli addendi delle informazioni ricevute.
-"Ah...capisco...allergica? Fotofobica?"
-"No - risponde il fidanzato con aria rassegnata - foodblogger.

Per 11 pancakes di circa 9 cm diametro

1 banana (circa 70/80 g)
1 uovo
30 g burro
120 g farina
125 g latte
1/2 cucchiaino di lievito
2 cucchiaini semi di papavero
olio di semi
sciroppo d'acero
frutta secca (mandorle, noci, pecan, nocciole...)

Con il frullatore ad immersione, frullate la banana e aggiungete l'uovo, poi il burro fuso fatto intiepidire, la farina setacciata e il latte. Per ultimi unite il lievito e i semi di papavero. Lasciate riposare al fresco per mezz'ora. Spennellate una padella antiaderente con l'olio e versate un mestolo di pastella, una quantità pari a creare un pancake di circa 9 cm di diametro. Far cuocere qualche secondo e appena, con la paletta, riuscite a staccarlo, giratelo dall'altra parte e terminate la cottura.
Mantenere la padella sempre un po' oliata in modo da facilitare l'operazione al momento di girare il pancake.
Servire su piattini con frutta secca e abbondante sciroppo d'acero.









mercoledì 3 settembre 2014

Falafel


Ho assaggiato i Falafel per la prima volta a Barcellona quando ero giovane alta e bella, circa 20 anni fa e me ne sono innamorata al primo morso. Li ho rifatti a casa una volta tornata ma si spappolavano che era una meraviglia. 
Ho abbandonato la ricetta fino ad oggi.

I Falafel sono una preparazione araba fatta di polpettine di ceci, spezie e fritte nell'olio.
Questa specialità ha origine in Egitto, dove è conosciuta la variante con le fave e ha conquistato in  seguito la Siria, il Libano, Israele per essere consumato oggi in tutto il Medio-Oriente.
Vengono accompagnate da tahini o yogurt e si servono dentro una mezza pita.
Che roba straordinaria!
Dopo tanti anni riprendo in mano la ricetta e scopro che mancava davvero poco alla riuscita. I ceci devono essere perfettamente asciutti, meno acqua c'è meglio è.
Ci vogliono un bel po' di spezie, preparatele.



500 g ceci secchi
6 spicchi di aglio
mazzetto di prezzemolo
mazzetto di coriandolo fresco
1/2 cipolla
1 cucchiaino bicarbonato
1 cucchiaino sesamo
2 cucchiaini coriandolo in polvere
2 cucchiaini cumino
1/2 cucchiaino peperoncino in polvere
sale, pepe

Lasciare a bagno i ceci per 24 ore nell'acqua fredda. Sgocciolare e asciugare MOLTO BENE.
Frullare con il mixer ad immersione ma a poco a poco, non in maniera continua. Devono comuqnue restare un po'granulosi. Aggiungere le spezie e poi prezzemolo, coriandolo fresco e cipolla e tritare ancora. Per ultimo unire il sesamo tostato. Appena il composto è ben amalgamato, formare delle palline con le mani (io in questo caso ho cosparso con pochi semi di sesamo), portare l'olio a 180° e friggerne due alla volta per pochi secondi.
Appoggiarle su carta assorbente e servire dentro la pita con qualche foglia di insalata, le salse e perché no, cipolla rossa.

lunedì 1 settembre 2014

Rillettes di salmone fumé



Les rillettes (pron: riiett) è una preparazione francese, originaria di Touraine (Loira) a base di pollame o maiale, cotto per tante ore nel suo grasso e compattato alla mano.
Le rillettes, nel XV secolo, fatte alla fine dell'autunno, permettevano di conservare la carne riducendo il rischio di decomposizione durante il lungo inverno. La carne veniva cotta per 7/8 ore nei vasi in terracotta, coperti da 3/4 centimetri di grasso. 
Veniva spalmata sul pane e mangiato come piatto unico. 
Oggi viene compattata con le macchine, messa in vasetti ermetici, esistono varianti con l'anatra, l'oca, coniglio e vitello e viene servita sui crostini come aperitivo.
Brrrrr, che brivido.
Per infomazione ho voluto scriverlo ma me ne guardo bene, benissimo, dal mangiarle.
Infatti le mie rillettes sono fatte di legumi, tonno, trota o salmone come questa.
Senza strutti e lardi.
Pronte subito e profumate.
Sì perché le rillettes di maiale, anatra o animalo, puzzano.
Ecco, l'ho detto.
Avrò tutto il dipartimento della Loira contro di me adesso.




Per farle sciuè sciuè

4 filetti di salmone affumicato (o trota affumicata)
1 limone
4 cucchiai di formaggio spalmabile
1 cucchiaio di mostarda a l'ancienne (facoltativa)
sale pepe
erba cipollina (obbligatoria)

Tagliate a pezzetti piccoli il salmone e mescolare con il succo del limone.
Lavorare il formaggio con la mostarda, salare, pepare e aggiungere l'erba cipollina tagliuzzata.
Unire il salmone con il formaggio e tenere in fresco fino al momento di servire sopra crostini di pane abbrustoliti.