mercoledì 26 novembre 2014

Crème brûlée alla vaniglia Bourbon






Ci sono riuscita: dopo 3 anni di blog, pubblico la mia prima crème  brûlée(pron:crem briulè). E con questa, la più classica, inizio la saga delle crème brûlée (sì, ce ne saranno altre ancora, quindi come dicono i ggiovani, stei tiun).
Premessona: che differenza c'è tra la francese e la crema catalana? Dettagli nella preparazione e una cottura diversa. Al forno per la francese, a bagnomaria la catalana.
Non mi fate la crème brûlée cotta a bagnomaria perché potrei incattivirmi.
Panna o latte? Risultato visivo identico, gustativo diverso: con il latte risulta più leggera.
Cannello o grill? Assolutamente, per tutta la vita, il cannello.
Ogni volta che fate una crème al grill, un francese muore.
Per favore, se non lo fate per la freternité, almeno fatelo per la liberté.
La classica delle classiche è la crème brûlée con la vaniglia, in particolare quella di Bourbon della splendida isola di Réunion.
Per riconoscere il buono stato di salute della bacca, basterà attorcigliarla al dito. Se lo fa con facilità, come un caucciù, è ottima.

E anche oggi, il mio sporco lavoro l'ho fatto.
Iniziamo?

Per 4 cocotte di 11 cm di diametro e alte 2

500 ml panna
90 g zucchero semolato
5 tuorli
1 bacca di vaniglia
zucchero semolato o di canna per la croûte




Scaldare il forno a 100°.
Incidete la bacca in due e prelevate i semi.
Versate la panna in una casseruola e fatela scaldare dolcemente con i semi e la bacca.
Non portare ad ebollizione, togliere dal fuoco e togliere con un colino, o una schiumarola, la panna formata in superficie.
Lasciare in infusione 5 minuti. Nel frattempo, battere i tuorli con lo zucchero fino a che non saranno spumosi e bianchi.
Travasare i tuorli in un bricco. Togliere la bacca dalla panna e versarla a filo nei tuorli battuti, facendo molta attenzione a non creare schiuma.
Mescolare e versare nelle cocottes, disposte su una placca da forno.
Infornare per circa 1 ora. La crema deve risultare ancora morbida al centro. Far raffreddare un po' e mettere in frigo fino al raffreddamento totale. 
Al momento di servire, cospargere la superficie di zucchero semolato fine, e caramellare 
con il cannello, partendo dai bordi.
Far raffreddare uno o due minuti e servire.
E' d'obbligo "bussare" sulla crosta e spezzarla con un colpo secco di cucchiaino. Divina.






lunedì 24 novembre 2014

Chouquettes classiques


-"Buonasera Carlo, come va? Ho prenotato per tre alle 16:30, siamo un po' in anticipo...
-"Buonasera Signor Thur, che piacere! Signora, lieto di rivederla. E chi è questo piccolo uomo? Ma come siamo cresciuti! Venite, vi faccio strada."
Il Signor Carlo passa davanti al banco delle prenotazioni, sorride alla signora Thur, fa l'occhiolino al bimbo e li guida verso il tavolo.
Il salone per metà vuoto, ospita pochi tavoli apparecchiati con servizi e tovaglie dal gusto delicato e chic. Lampadari minimal in stile primi del 2000, pendono da soffitti color perla. Le pareti a oleogramma ritraggono paesaggi di montagna ancora inesplorati e  il pavimento trasparente, un classico del decennio precedente, ospita pesci tropicali enormi.
Ai signori Thur piace quel posto molto retrò, amano fare un tuffo nel passato e godere di un servizio con esseri umani al posto dei Rob.
Il Signor Carlo sposta delicatamente la sedia alla signora, fa il giro di destra e con un inchino accennato esclama:
-"Voilà signori, potete cominciare  a ordinare quando volete, il numero di codice è 496. Buona merenda."
I coniugi Thur tirano fuori il loro Nat, lo accendono e si immergono nel mini schermo per scorrere il menù del locale e ordinare un buon dessert.
Jess invece resta qualche minuto in silenzio, fissando gli enormi pesci colorati sotto ai suoi piedi di bimbo. Sul web aveva letto che un tempo, questi pesci erano piccoli e vivevano  nell'Oceano Indiano e che solo da una cinquantina d'anni erano diventati animali da acquario, che avevano triplicato la loro dimensione e che i loro colori erano personalizzabili dalla nascita. Il locale li aveva comprati color perla. 
In pendant con il soffitto.
-"Mamma, perché non ci sono più pesci nell'Oceano Indiano?
-" Amore, sto scegliendo il menù. Informati su Wiky, vedrai che ci sono tutte le risposte che cerchi" disse la signora senza staccare gli occhi dal Nat.
-"Io prendo un cannolo - dice il signor Thur -  sembra che sia un antico dolce del sud Italia. Hai già ordinato qualcosa anche per il bimbo?"
-"Per chi? Ah, no, non ancora. Amore - chiede la madre al figlio- cosa vorresti mangiare? Le vuoi le chouquettes, che ti piacciono tanto?"
-"Mamma, perché le chouquettes sono vuote dentro?"
-"Jess, quante volte te lo devo dire? Guarda sul tuo Nat e digita chouquettes. Wiky ti può dare tutte le risposte che cerchi."
I coniugi Thur ordinano la merenda tramite Nat, nel giro di 4 minuti dal centro della tavola sale una campana con all'interno i dessert scelti. Le bevande saranno portate al tavolo tramite il nastro trasportatore color perla. Il Signor Thur clicca l'invio di una bicchiere di acqua al caramello per Jess, poi si rituffa dentro lo schermo come la moglie.
Lui inizia il briefing dell'ufficio, lei attiva la lampada abbronzante Tan-App, chiude gli occhi e tiene il Nat a all'altezza del viso.
Jess fissa lo schermo del suo Nat nuovo. 
Potrebbe accendere e spegnere le luci di casa con un click, potrebbe giocare a palla virtuale con gli amici. Amici che non ha mai visto in faccia. 
Potrebbe comprarsi con la sua carta, un cucciolo di leone e nutrirlo, curalo e educarlo.
"Ora hai il tuo Nat anche tu amore - le diceva la mamma - smetti di fare le domande a me e tuo padre e cerca sul web la risposta."
Ma Jess non vuole risposte. Vorrebbe uno sguardo presente. Oppure parlare per più di 1 minuto con qualcuno senza che poi questo qualcuno si rituffi tra i cristalli del Nat. 
E' solo. 
Con un cielo perla, una terra di pesci giganti, delle pareti sensibili e in arrivo un piattino di chouquettes. 
E non sa nemmeno perché son vuote dentro.  
Più in là in un altro tavolo, 4 uomini in cravatta guardano ciascuno il proprio piccolo schermo tra le mani. Nel tavolo dietro, una giovane coppia: lei si scatta foto per poi inviarle al mondo e lui gioca a biliardo. Tramite Nat.
Il tavolo di fronte è piccolo e occupato da una sola persona. Una donna che mangia, guardando ogni forchettata come fosse magica. Accanto, sopra il tavolo tiene una scatoletta nera. La prende, ci guarda dentro, tocca con le dita esili qualche pulsante e preme.
Click, sente Jess. 
E poi ancora click,click,click.
-"Mamma!"
La madre sta mangiando con la destra e facendo passeggiare il cane tramite la DogApp con la sinistra.
-"Mamma!! - insiste il piccolo indicando la ragazza - cosa sta facendo quella signora?"
La madre non si volta, resta incollata sul device.
-"Jess - risponde la madre con voce annoiata- falle una foto e invia l'immagine sul web. Vedrai che trovi quello che cerchi."
La donna del tavolo singolo  finisce di mangiare, paga tramite Nat e si alza. Va verso la grande terrazza, guarda qualche secondo il panorama, guarda dentro la scatola nera e preme il pulsante.
Il bambino la osserva rapito. Abbassa lo sguardo sulle sue chouquettes, ne prende una con le dita e la apre a metà.
Vuota.
Una cavità assolutamente vuota e asciutta.
-"Papà, ma perché le chouquettes sono vuote?"
Nessuna risposta. Un silenzio vuoto e asciutto.
Jess con un balzo scende dalla sedia, rincorre qualche pesce e esce nella terrazza.
Guarda la ragazza da dietro una colonna, si avvicina e si fa uscire dalla bocca un turbinio di domande:
-"Che cosa stai facendo? Cosa fai con quella scatola? A cosa serve?"
-"Ciao! Ti piace? Si chiama Reflex ed è una vecchia macchina fotografica, cioè serve a fare fotografie, come il tuo Nat. E' un po' più difficile ma i risultati sono bellissimi!"
La donna si porta la macchina all'occhio, ruota qualche rotella e click, click!
-"Io non l'ho mai vista..."
-"Bhé, non è più in vendita ormai da tanto tempo, purtroppo. Ma è una storia lunga, potresti conoscerla dal tuo Nat..."
-"Oh no, ti prego, raccontamela tu!" piagnucola il bimbo.
-"Questa macchina l'ho ricevuta in eredità da mia nonna ed era della sua mamma.
C'è stato un periodo tanto tempo fa, nel quale molte persone si appassionarono di cucina. Creavano i loro diari sul web, preparavano le ricette, le fotografavano per poi condividerle, come faceva la mia bisnonna. Questa passione però in una decina di anni prese una piega piuttosto pericolosa.
Le foodbloggers, così venivano chiamate, iniziarono dapprima ad acquistare libri e utensili per cucina. Poi, reflex, obiettivi e attrezzatura di ogni genere. La loro cucina a poco a poco si trasformò in studio fotografico, le camerette dei loro bimbi in depositi per props.
Non esisteva più un pasto caldo e normale per la famiglia. Prima si dovevano fare le foto e poi, solo dopo aver verificato la riuscita dello scatto, i familiari potevano mangiare.
Molte di loro, per gli acquisti legati al blog, iniziarono a sacrificare i beni primari per la famiglia. 
Altre viaggiavano di continuo, invitate a eventi e manifestazioni culinarie, tralasciando casa e lavoro.
Tra loro iniziò una guerra fredda all'ultimo piatto. A suon di scatti di sfidavano in preparazioni e foto. Con l'andar del tempo, molte persero la dignità, molte altre si incattivirono, altre ancora facevano carte false per poter emergere nella blogosfera.
Vennero fuori milioni di corsi per imparare a far le foto e milioni di corsi per diventare chef di cucina.
Le aziende di prodotti alimentari intuirono un guadagno facile, velocissimo e come avvoltoi si buttarono a capofitto, proponendo collaborazioni e scambi di visibilità.
I giri di affari e le conseguenti speculazioni arrivarono a livelli esagerati.
Internet si riempì di bruttissime immagini di torte accartocciate, involtini tristissimi con puré liquidi e calamarate scotte in foto sfocate.
Ristoratori e chef di cucina chiesero e ottennero il divieto di scatto. La polizia statale invece ebbe il permesso di cancellare da tutti i siti, le foto che superavano il limite di decenza. Con questo, molte persone abbandonarono le loro macchine, in futuro nessuno le comprò più, nemmeno i fotografi veri che come gli altri, avevano subìto il divieto. La passione non venne più coltivata, si perse a vantaggio di Nat sempre più intelligenti, leggeri e intuitivi e le reflex sono finite tra i rifiuti.
Quanto è assurdo tutto questo! Quanto potevano invece imparare l'una dell'altra, condividere una passione, migliorarsi nella cucina e nella fotografia senza stupide competizioni e ipocrisie. E' stupido ma ci penso e ci ripenso..."
-"Sì, è stupido." esordisce Jess.
-"Prego?" dice la donna come se si accorgesse ora del bambino.
-"Ho detto che è stupido il fatto che tu sia ancora là a pensarci." 
Il bambino si mette a sedere sul muretto. La guarda e con gli occhi le fa cenno di mettersi a sedere accanto a sé. 
"Non mi interessano le guerre che vi fate voi grandi, le trovo infantili. Piuttosto, parliamo di cose serie: perché le chouquettes sono vuote?"



Per circa 24 chouquettes


100 ml acqua    
25 ml latte
50 g burro         
1 presa di sale
2 cucchiai zucchero    
75 g farina 
2 uova    
granella di zucchero




Tagliate a pezzetti il burro e portatelo ad ebollizione con l'acqua, il sale, lo zucchero e il latte. Appena bolle, togliete dal fuoco e unite tutta in una volta la farina setacciata. Mescolate bene con una spatola rigida fino a rendere omogeneo il composto. Rimettere sul fuoco per un paio di minuti girando continuamente in modo da farla asciugare. A questo punto, fate raffreddare completamente la palla formata, in una ciotola. 
Battere brevemente le uova e aggiungerle all'impasto poco alla volta, mescolando bene e aspettando che la prima parte sia stata assorbita prima di versare l'altra. E' possibile che ne avanzi un paio di cucchiai, regolarsi in base alla pasta: non deve assolutamente essere liquida ma  si deve ottenere un impasto a nastro spezzato ovvero, facendo cadere la pasta dal cucchiaio di deve formare un nastro che si spezza. 
Riscaldate il forno a 180°. Imburrate bene la teglia da forno Mettete il composto nella sac à poche con un beccuccio liscio di 1,2 cm oppure stellato e  formare dei mucchietti, distanti qualche cm tra loro. Spennellate con molta delicatezza con quel poco di uovo battuto rimasto, schiacciando anche il becco che si è formato e cospargete di granella di zucchero. Infornate per 15 min o fino a doratura. Lasciate socchiuso il forno per circa 15 min per farli raffreddare gradualmente. 
L'interno deve risultare vuoto e asciutto.
Si possono mangiare semplicemente così oppure farciti di chantilly, pasticcera o ganache.
Le chouquettes (come le altre preparazioni a pase di pate a choux), sono formate da una buona dose di liquidi (acqua e parte delle uova) che in forno tenderanno a evaporare ma trovando la barriera dei grassi nell'involucro (uova e burro), il vapore spingerà verso l'alto l'impasto per poter uscire. Per questo le chouquettes sono vuote dentro...

venerdì 7 novembre 2014

Damiers



-"Prego, si accomodi".
La giovane donna si siede accavallando le gambe, le mani in grembo, una borsa enorme resta ai suoi piedi.
-"Sono qui per una denuncia."
-"Mi dica, di cosa si tratta?."
-" Ho subito un tuffo."
-" Mh, è già il terzo stamattina e son solo le 10. Un attimo, chiamo l'appuntato. Caputooo, vieni a prendere questa denuncia, la signorina ha subìto un tuffo."
Un ragazzone di circa 30 anni si affaccia alla porta della stanza del maresciallo.
-"Eccomi mariscià."
-"Signorina, dii pure le sue generalità all'appuntato e mi racconti come è successo."
La signorina inghiottisce, si schiarisce la voce e racconta:
-"In pratica stamattina ero dentro al negozio per articoli di casa, tranquillissima stavo SOLO guardando. Ho notato dietro una decina di bicchieri decorati, un tegamino tipo bronzo, sa, quelli un po' vintage, tanto carucci."
Il maresciallo annuisce, come se avesse ben presente non solo la scena e il tegamino ma anche la fine del racconto.
-" Sa com'è, succede spesso, Eccellenza."
-"Maresciallo, va benissimo se mi chiama maresciallo."
-"Sì, scusi, sono agitata. Insomma, che vuole, noi donne subiamo certi fascini  ma ho tirato dritto, ho fatto finta di nulla quando improvvisamente sento delle vocine che provengono dalla mia borsa. Guardo incuriosita e vedo che il tegamino  si è tuffato dentro, così, senza che io me ne accorgessi."
-"Capisco. Caputo hai scritto?"
-"Signor sì."
-"Dica signorina, e' stata altre volte in questo negozio?"
-"Bhe sì, Santità."
-"Sono maresciallo" - ripete un po' scocciato -"Mi dica, lei possiede a casa piatti, tazzine e posate in parure o tutte diverse tra loro?"
-"Ma per chi mi ha preso? Sono una persona seria io! Le ho tutte diverse, tutte! Dalla prima all'ultima."
-"Mh, sì, immaginavo" -sospira l'uomo -" Purtroppo riceviamo tante denunce per tuffi di piatti, posate, libri di cucina, riviste. Ultimamente poi stanno aumentando quelle di cannucce, oggetti di antiquariato e tovaglioli. Per non parlare dello stampo da chiffon cake. E le vittime sono tutte persone con le sue stesse caratteristiche."
La donna si copre il volto con le mani e inizia a singhiozzare.
-"Sua Eminenza sono disperata, io ero là solo per guardare, mi crede? Una volta che è caduto nella borsa io l'ho dovuto comprare, l'ho dovuto portare a casa...capisce??"
-"Sono maresciallo! Io. Sono. Maresciallo. Via signorina sù, non faccia così, non è né la prima, né l'ultima purtroppo."
-"Si, ma cosa dirò a mio marito che mi vedrà tornare con l'ennesimo tegamino vintage?"
Il maresciallo si alza, fa il giro della scrivania, si avvicina alla donna in lacrime e le mette una mano sulla spalla.
-"Signorì, le stiamo compilando la denuncia, basta una firma qui e potrà tornare a casa da suo marito. Vedrà, capirà che è stato un incidente."
La donna sospira e si soffia il naso.
-" Grazie Maresciallo, grazie, un sant'uomo lei."
-"Ecco, da Papa a Santo in 2 minuti."
-"Come ?"
-"No ehm, dicevo che non si deve preoccupare, vadi tranquilla. Caputo accompagni la signorina!"
I due spariscono dietro la porta. Dopo pochi attimi Caputo torna nella stanza. Va dritto verso il suo superiore, appoggia le mani sulla scrivania e domanda:
-"Mariscià, ma me spiega 'na cosa? Ma chi minchia è sta denuncia di tuffo ca stamu facennu da nannu a sta patti??"
-"Caputo sei giovane, non capisci. Queste son donne pericolose. Entrano nei negozi, fanno manbassa di oggettistica e poi non sanno come tornare a casa dai mariti. Ci vogliono far credere che le cose finiscono in borsa da sole, fanno un tuffo e si infilano nei carrelli e che loro son solo vittime. Son tante, sono determinate, si son sparse la voce, fanno una denuncia per scaricarsi dalle colpe e dopo una settimana lo rifanno. E vogliono prenne pe' ì culo annoi.
Tzè, foodbloggers..."



Per un tot di biscotti (non ricordo quanti, scusate!)

125 g burro morbido
110 g zucchero semolato
1 uovo
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
250 g farina comune
2 cucchiai cioccolato amaro in polvere
2 cucchiaini di latte
1 albume

Battere lo zucchero con il burro, l'uovo e l'estratto di vaniglia. incorporare in due volte, la farina. Formare una palla, dividerla in due parti. In una, unire il cacao in polvere lavorando bene fino ad ottenere un colore omogeneo. Se necessario aggiungere 1 cucchiaino di latte. Stendere la pasta al cacao in un rettangolo di circa 20/21 x 13/14 cm, in modo che abbia circa 0,9/1 cm di spessore. Fate la stessa con l'impasto chiaro.
Spennellate di poco albume lo strato al cacao e adagiate sopra quello chiaro. Premete e lasciate in frigo per 10 minuti. Tagliate il rettangolo fatto di 2 strati a metà, spennellatene uno e adagiare sopra l'altro. Lasciate in frigo 10 minuti. Tagliare a fette di circa 0,9/1 cm e impilarne 3 (alternando i quadri chiari con quelli scuri), spennellando le due parti con l'albume. Lasciare in frigo avvolti da pellicola. Scaldare il forno a 180°. Tagliare i quadrati dal parallelepipedo formato, sistemarli sulla teglia coperta da carta forno e cuocere fino a lieve doratura. Far raffreddare su gratella.










martedì 4 novembre 2014

Biscotti alla crusca



Facendo un rapido calcolo mentale negli ultimi tempi sono aumentate le vendite di:
  • stampi per chiffon cakes
  • pacchetti di cannucce colorate
  • passini per zucchero a velo
  • bottigliette in vetro per il latte
  • libri di cucina
  • abbonamenti e riviste di cucina
  • attrezzatura per cucina
  • fotocamere reflex
  • obiettivi 50mm
  • cavalletti a go-go.
I mercatini vintage hanno avuto impennate che non si sanno spiegare.
Nei Brico Center sono significativi i dati sulle vendite di tavole di legno singole e di molteplici colori in acrilico.
Aumentano a dismisura gli acquisti di sac à poches, stampi in silicone, pirottini di ogni genere colore e misura.
Aumentano gli eventi di food, manifestazioni, show cooking dove gira una micro economia ragguardevole.
Aumenta la domanda di prodotti stranieri, thé giapponesi, frutti esotici, fave e cereali antichi.
Il consumo di farina ha avuto un picco notevole.
La vendita di planetarie non ha mai visto un successo così esagerato.
L'economia italiana affonda, c'è crisi, nessuno va più in vacanza, nessuno va più a cena fuori.
Molte persone hanno un po' il dente avvelenato con la categoria foodbloggers ma temo che la verità, numeri alla mano, sia che siamo noi a far girare l'economia.
Meriteremmo un po' più di rispetto!
Dedico quindi questa ricetta a tutte quelle persone che tanto detestano questo enorme gruppo di appassionate.
Gli dedico dei biscotti alla crusca, ricordandogli i benefici lassativi di questo alimento.


Per  22 biscotti

150 g farina comune
60 g crusca
60 g fiocchi d'avena
1/2 cucchiaino bicarbonato

60 g burro freddo

1 uovo freddo

Mescolare la farina con la crusca, l'avena, lo zucchero e il bicarbonato. Aggiungere il burro a cubetti freddissimo e lavorare con le mani fredde fino a ottenere un composto sabbiato. Aggiungere l'uovo, anch'esso appena tirato fuori dal frigo e lavorare per formare una palla omogenea. Solo se avete difficoltà, aggiungere un cucchiaio di acqua fredda, ma se le vostre mani, il burro e l'uovo saranno freddi, non dovreste avere problemi.
Coprire con pellicola e conservare in frigo, il tempo che il forno arrivi a temperatura 180°.
A quel punto potete decidere se spianare l'impasto e tagliarne dei biscotti o come me metterne un po' nel fondo di un pirottino di silicone (diametro del fondo cm 6).
Infornare per circa 10/15 minuti. Devono risultare dorati ma non troppo, altrimenti una volta raffreddati saranno troppo duri.
Fate raffreddare su gratella.



lunedì 27 ottobre 2014

Bread&Butter Pudding


Il Bread&Butter Pudding è una preparazione d'origine inglese, fatta con pane spalmato di burro, ammorbidito con uova e latte (o panna) e con l'aggiunta di uva sultanina. Naturalmente vien da sé che ne esistono numerose varianti. 

Il pane può essere da tramezzino ma anche quello di semola o briosciato. E al posto dell'uvetta, spesso ho visto cranberris, raspberries e via dicendo.
Io vi propongo la ricetta di mia zia, che ho regolarmente stravolto, cambiando giusto qualcosina. In realtà il mio consiglio è proprio quello di cambiare, di provare le altre versioni, o altre forme, tenendo però l'essenza di vaniglia come ingrediente che non deve mancare e la cannella che trasforma ogni pietanza in comfort food.



 Giusto una nota: queste dosi sono adatte ad una teglietta 20x15 che non è obbligatorio avere, basterà prendere tante fette di pane, quante ne entrano in modo compatto nella vostra teglia. Idem per le dosi di uova/latte.

3 fette di pancarrè tipo americano
una manciata di uvetta
250 ml latte
2 uova
1 cucchiaino colmo di cannella
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
zucchero di canna
sale
burro ammorbidito

Imburrare la teglia (la mia è 20x15cm).
Tagliare in 4 le fette di pane , imburrarle e cospargerle ad una a una di zucchero. Sistemarle nella teglia.
Battere leggermente le uova, unire il latte, la vaniglia, la cannella e un pizzico di sale. Mescolare e versare sulle fette di pane, cercando di bagnare anche le punte. Cospargere con altro zucchero e con l'uvetta ammollata in acqua tiepida per 10 minuti e strizzata.
Lasciare riposare per 30minuti e poi infornare per 30/40minuti o fino a doratura a 170°.



venerdì 24 ottobre 2014

Crêpes alla birra


Fino a 30 anni, baldorie, festini di cioccolata burro e arachidi, notti bianche e l'unico sport che facevo erano le scale del pub.
Ora che ne ho 35 (compiuti 6 anni fa), quando mi trovo davanti i 4 scalini del pub mi dico:
-"Ma mica la voglio veramente 'sta birretta... e ripensandoci, oggi è Sabato, c'è la De Filippi, in TV."
Piccole cose che cambiano. Piccoli acciacchi, piccoli cambiamenti fisici.
Mi guardo l'ombelico.
Prima era bello, sano, un punto esclamativo nella pancia.
Era a forma di "oooooo". Tondo caruccio.
Ora è a forma di "mmmmmm". Schiacciato, depresso.
A 35 anni + 6, ecco che il mio corpo inizia a collezionare tutta una serie di parole come sciatica, bruciore di stomaco, dimenticanze, nevralgie e colpo della strega.
A me sta cosa mi ha sempre fatto ridere: perché della strega?
E ve lo dico io perché.

Lavoro tranquillamente in boutique, quando entra una coppia. Marito un po' annoiato e moglie entusiasta della nuova collezione invernale.
Non perde tempo, acchiappa un paio di abiti e se li porta in camerino.
Nel frattempo, qualcosa, qualcuno, un colpo di vento, una mano fantasma, una strega, fa dondolare da una gruccia un cardigan che cade a terra.
Solertissima, faccio un balzo e mi chino forse con troppa enfasi, forse inclinando l'asse naturale del corpo, forse dando troppo colpo di coda tant'è che là rimango.
Una freccia si è infilzata nella parte bassa della schiena. Un punto poco definito ma un dolore lancinante.
Ahi ahi ahi, non posso fare a meno di lamentarmi, tenendomi con la mano sulla barra degli abiti.
Non riesco più a riacquistare la posizione eretta.
Bloccata in due.
Il gentilissimo signore, in un attimo, si avvicina preoccupato.
Proprio nello stesso attimo nel quale la moglie esce sorridente dalla cabina.
Nel suo viso scende un velo scuro.
Quello che si presenta davanti ai suoi occhi è una scena raccapricciante.
La commessa piegata a 90 gradi, con le mani ben saldate alla barra e suo marito poco dietro che le tiene con una mano la spalla e con l'altra la schiena.
Amore, non è come pensi.
Colpa della strega,
Colpo della strega.
Mi è preso a me, la salute in persona, la faccia del benessere. Io, che non ho mai avuto malanni, che mi mangiavo anche i sassi, che potevo dormire per terra, che potevo andare a letto con i capelli bagnati, che potevo dormire 3 ore a notte e poi andare a lavorare.
Ora si è messa pure lei di mezzo.
La strega.
E quando sei là che ululi di dolore, non pensi a dire "strega" ma "maremma-maiala-impestata" e capisci che forse il termine è poco medico e che strega è solo la parola più comune che hanno trovato per esprimere un dolore paralizzante e anche una posizione davvero poco ortodossa.

La birra l'ho comprata al super e ci ho fatto le crêpes
Che ho mangiato distesa sul divano. 
Guardando la De Filippa.

Facilissime dai.
Circa 8 crêpes

3 uova
200 g farina
400 ml birra senza alcool
vergeoise scura (o zucchero muscovado)

In una ciotola, battete le uova con una frustina. Aggiungete la farina e mescolate. Diluite a poco a poco con la birra, continuando a mescolare. Lasciate riposare  per 1 ora al fresco.
Riscaldate un padellino da crêpes. Con un mestolo versate un po' di composto e lasciar cuocere per circa 2 minuti da tutte e due le parti. Servire calde cosparse di vergeoise o zucchero muscovado.


mercoledì 22 ottobre 2014

Caramel au beurre salé


Oltre a tantissime specialità golose, la Bretagna è famosa anche per i bonbon al caramello salato.
Nel 1343, Philippe VI , Re del Valois, mise una gabelle, una tassa sul sale che aveva l'importantissimo scopo, all'epoca, di conservare gli alimenti. Il burro d'abitudine salato, venne sostituito da quello neutro. La Bretagna era in realtà una zona più vicina al territorio francese perciò fu esentata dalla tassa e sviluppò, non solo la produzione di burro salato ma anche numerose preparazioni di pasticceria, mescolandolo al caramello classico.
Fu Henri Le Roux che mise a punto il caramello salato nel 1977 per poi brevettarlo con l'acronimo CBS e confezionando dei bonbon, oggi famosi in tutto il mondo.
E fin qui, son stata seria no?
Ora.
La ricetta è così semplice che quasi ti sembra assurdo non averci pensato prima di lui. Voglio dire: Henri ci ha messo 3 mesi di prove per sciogliere lo zucchero, unirci la panna e poi il burro in un paese dove esiste solo il trittico latte-panna-burro.
Tre mesi, capite?
E noi che la sera, apriamo il frigo vuoto e ci tiriamo fuori una cenetta con i fiocchi  in un paese dove tutto è tassato tranne il sale, che dovremmo dire? Dovremmo tutte diventar famose!
Ok, devo ammettere che il caramello salato è una delle cose più goduriose al mondo e che l'invenzione dei bonbon di Henri, diciamo, non è male.
La prossima volta però che dal nulla, da dispensa e frigo vuoti, riuscite a farne un pranzo per 4 persone, brevettatelo. 
Avrete il mio sostegno.


Le ricette per il caramello al burro salato sono tutte uguali visto che gli ingredienti devono obbligatoriamente essere 3. Ho notato però , gironzolando sul web, che alcuni invertono il procedimento. Ecco, no, non si fa.
Prima si scioglie lo zucchero, poi si unisce la panna e dopo il burro salato. Le dosi possono essere cambiate, così come le aggiunte di nocciole o frutta secca. Il resto lasciatelo come Henri lo inventò.

Per un vasetto Weck da 220g

150 g zucchero semolato
1 cucchiaio d'acqua
100 ml panna liquida
25 g burro salato

Tagliare il burro a cubetti e conservare in frigo (deve essere freddissimo).
In una casseruola fate sciogliere a fuoco dolce, lo zucchero con un cucchiaio di acqua. Inzuppare un pennello da cucina di acqua e pulite spesso i bordi interni della casseruola per non far cristallizzare lo zucchero.  Nel frattempo, a fuoco dolce, scaldare la panna.
Lo zucchero si scioglie, inizia a fare le bolle e poi si imbiondisce. A quel punto, versare la panna a filo, mescolando con la frustina. Appena il colore è omogeneo, versare il burro freddissimo e mescolare fino a farlo sciogliere. (Quello del burro freddo è un trucchetto di un gentile signore Bretone).
Il colore del vostro caramello dipenderà dai tempi di cottura. Attenzione a non farlo cuocere troppo quindi!
Se lo volete più denso, rimettetelo, dopo l'aggiunta del burro, sul fuoco. Come per tutte le marmellate e confetture, ricordatevi che una volta raffreddato, si addenserà, quindi se fate questa operazione, non lasciatelo sobbollire per più di un minuto!
Versatelo nel vasetto sterilizzato e lasciare raffreddare completamente. Sarà buono il giorno dopo.









lunedì 20 ottobre 2014

Biscotti rustici al mandarino


A me non piace il mandarino. 
Lo trovo amaro. 
E ha i semi. 
E l'odore della buccia sa di spazzatura.
Ovvia, l'ho detto.
Con questa affermazione, la metà dei followers mi abbandoneranno ma tant'è.
Essendo sempre stata una bimba lagnosa e schizzinosa, dopo aver mangiato il mandarino un paio di volte e aver trovato a dir poco noioso il seme sotto ai denti, quando mi è stato proposta la clementina non l'ho più lasciata. E' chiaro che dopo 30 anni di clementina succosa e dolce, il mandarino ha per me, il gusto del fiele.
Quando poi mi viene detto che la clementina non è il massimo perché è un ibrido (come se la parola ibridazione fosse sempre sinonimo di non salubrità o di prodotto contro natura) ecco, là divento una mezza bestia. 
Inizio a snocciolare come un rosario alimentare, tutti gli ibridi che sono in commercio regolarmente da secoli.
Parto dalla carota modificata geneticamente nel lontano 1720 che perse il suo colore originale viola, per passare a quello arancione da noi conosciuto e arrivo al limone e all'arancia, figli di una naturale promiscuità vegetale. 
Se poi chi si schifa della clementina è una persona che si nutre di scatolette di carne in gelatina, dà ai propri figli biscotti intrisi di olio di palma, fuma e si beve bevande con la cola, allora da mezza bestia, divento bestia intera.
Giorni fa mi hanno offerto un bel chiletto di mandarini (a caval donato..) che stranamente erano quasi tutti privi di semi.
Palla al balzo per fare dei biscotti profumati, sfruttando succo e buccia.
Comfort biscuits autunnale per placare la bestia che è in me.





Per circa 40 biscotti

125 g burro
2 cucchiaini di scorza di mandarino grattugiata
110 g di zucchero a velo
55 g di farina di mais (per polenta)
225 g di farina
60 ml di succo di mandarino (circa 2/3 mandarini)

Scaldare il forno a 180°. In una ciotola, con le fruste elettriche, battere il burro ammorbidito con lo zucchero. Lavorare a mano incorporando la scorza, la polenta e la farina setacciate e poi il succo di mandarino a poco a poco. Formare una palla e poi un cilindro. Nel mio caso ho ottenuto un parallelepipedo di circa 30 cm ma va benissimo anche un cilindro semplice. Disporre su carta da forno e mettere in freezer per 30 min. Con un coltello affilato, tagliare le fette di circa 7mm e disporli su una placca coperta di carta da forno, distanti tra loro circa 3 cm. Cuocere per circa 15 minuti o comunque fino a doratura. Lasciare sulla placca prima di trasferirli su una griglia.


venerdì 10 ottobre 2014

Macarons mandorle e cocco


Magari vi dirò qualcosa che vi sorprenderà o vi deluderà ma, i macarons non sono solo quelli classici che vedete in ogni dove, quelli temuti dalle foodbloggers, quelli colorati, tremendamente vicini a dei gioiellini, quelli che li mangi e dici: tutto qua?
Il macaron, è per la lingua francese, tutto cioè che è un dolcetto tondo, un po' schiacciato, di 3/5 cm, fatto con una base di albumi lavorati a meringa e con farina di mandorle. 
Il famoso macaron di Nancy ne è un esempio (lo trovate su google immagini).
L'amaretto è per i francesi il macaron italiano.
Anche questi che vi propongo oggi sono macarons, variante esotica, con noce di cocco.
Finiti in una manciata di minuti.

Per 20 macarons

2 albumi
110 g zucchero semolato
1 cucchiaino estratto di vaniglia
4 cucchiaini di miele
35 g farina comune
120 g farina di mandorle
80 g farina di cocco
20 g mandorle a scaglie
zucchero a velo (facoltativo)

Portare il forno a 140°. Montare gli albumi a neve e aggiungere progressivamente lo zucchero. Incorporare l'estratto di vaniglia, il miele e mescolare con una spatola delicatamente per non smontare gli albumi. Questa operazione è come il macaronage.
Unire anche la farina setacciata, la farina di mandorle e di cocco. Mescolare bene fino ad un composto omogeneo, appiccicoso e sodo.
Con l'aiuto di un cucchiaio, disporre una piccola quantità su una placca coperta da carta da forno, a 5 cm di distanza l'uno dall'altro. Cospargere di mandorle in scaglie e infornare fino a leggera doratura (circa 30/45 minuti). Far raffreddare su una griglia, e una volta freddi, cospargere di zucchero a velo.





mercoledì 8 ottobre 2014

Brownies Aztechi


Non conoscete i Brownies Aztechi?
Ma sono famosissimi!! Se cliccate su google ce ne sono...ehm...ok, non ce ne sono ma se cliccate Torta degli Aztechi ce ne sono diverse.

I brownies degli Aztechi sono i cugini della torta, arricchiti di spezie e su tutte regna il sapore tenue ma presente del peperoncino.

Sembra che Montezuma, ultimo signore degli Aztechi, avo lontano del nostro Montezemolo (seria Moni, resta seria), lo bevesse mischiato con il cacao, in una bevanda che consumava ogni giorno.

Azzardo l'ipotesi che la torta si chiami così, perché il peperoncino azteco è il primo, l'originale, quello da cui parte la grande storia del piccanto.

Ora, a parte che adoVo il peperoncino e che mi son piaciuti  i brownies. La cosa sulla quale mi sono soffermata di più, nella mia ricerca su questo popolo è che la loro altezza media era di 1,60 per gli uomini. 

Praticamente l'azteco è il mio uomo ideale con il quale portare finalmente le ballerine.
Erano una popolazione praticamente vegetariana (l'uniche proteine erano date dal cuore che strappavano alle vittime sacrificali per offrirle agli Dei), erano un popolo di pacifisti (a parte il piccolo particolare di gettare i corpi giù per i 4000 scalini della gradinata, farli a pezzi e mangiarseli), erano un popolo alternativo (facevano largo uso di bevanda di cacao accompagnato da funghi allucinogeni) ma soprattutto conducevano una vita sana.
Vantavano piantagioni sia di peperoncino, notoriamente antibatterico, utile per i raffreddamenti, sinusiti, ricco di vitamica C, favorisce la digestione, il transito e l'evacuazione, sia di cacao famoso per le sue proprietà benefiche: combatte i radicali liberi, è ricco di vitamica B  e B3, antiossidante e una buona cura contro la depressione.
Le fortune le avevano tutte loro.
Sapete come si sono estinti?
Contraendo il vaiolo dagli spagnoli (buahahhahahah, seria, ho detto seria...)


Teglia  per 16 brownies 22x22cm

150 g farina
100 g cacao
1 cucchiaino cannella in polvere
1 pizzico di chiodi di garofano in polvere
1 pizzico di noce moscata
1 pizzico di sale
1 cucchiaino raso di peperoncino in polvere
200 g zucchero semolato
200 g zucchero di canna
250 g burro
3 uova medie
125 g cioccolato fondente al 64%

Scaldare il forno a 180°.
Fate fondere il burro. Tagliate al coltello il cioccolato. Mescolare la farina con le spezie e il sale. Mescolare con un cucchiaio di legno, i due tipi di zucchero con il burro, aggiungete le uova, il mix di farina, il peperoncino e il cioccolato a pezzi. Versate nello stampo coperto di carta da forno e infornate per circa 20/30 minuti. L'interno deve risultare leggermente tenero (vedi foto). Fate raffreddare completamente su una gratella, tagliate a quadrotti e servite.