lunedì 27 ottobre 2014

Bread&Butter Pudding


Il Bread&Butter Pudding è una preparazione d'origine inglese, fatta con pane spalmato di burro, ammorbidito con uova e latte (o panna) e con l'aggiunta di uva sultanina. Naturalmente vien da sé che ne esistono numerose varianti. 

Il pane può essere da tramezzino ma anche quello di semola o briosciato. E al posto dell'uvetta, spesso ho visto cranberris, raspberries e via dicendo.
Io vi propongo la ricetta di mia zia, che ho regolarmente stravolto, cambiando giusto qualcosina. In realtà il mio consiglio è proprio quello di cambiare, di provare le altre versioni, o altre forme, tenendo però l'essenza di vaniglia come ingrediente che non deve mancare e la cannella che trasforma ogni pietanza in comfort food.



 Giusto una nota: queste dosi sono adatte ad una teglietta 20x15 che non è obbligatorio avere, basterà prendere tante fette di pane, quante ne entrano in modo compatto nella vostra teglia. Idem per le dosi di uova/latte.

3 fette di pancarrè tipo americano
una manciata di uvetta
250 ml latte
2 uova
1 cucchiaino colmo di cannella
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
zucchero di canna
sale
burro ammorbidito

Imburrare la teglia (la mia è 20x15cm).
Tagliare in 4 le fette di pane , imburrarle e cospargerle ad una a una di zucchero. Sistemarle nella teglia.
Battere leggermente le uova, unire il latte, la vaniglia, la cannella e un pizzico di sale. Mescolare e versare sulle fette di pane, cercando di bagnare anche le punte. Cospargere con altro zucchero e con l'uvetta ammollata in acqua tiepida per 10 minuti e strizzata.
Lasciare riposare per 30minuti e poi infornare per 30/40minuti o fino a doratura a 170°.



venerdì 24 ottobre 2014

Crêpes alla birra


Fino a 30 anni, baldorie, festini di cioccolata burro e arachidi, notti bianche e l'unico sport che facevo erano le scale del pub.
Ora che ne ho 35 (compiuti 6 anni fa), quando mi trovo davanti i 4 scalini del pub mi dico:
-"Ma mica la voglio veramente 'sta birretta... e ripensandoci, oggi è Sabato, c'è la De Filippi, in TV."
Piccole cose che cambiano. Piccoli acciacchi, piccoli cambiamenti fisici.
Mi guardo l'ombelico.
Prima era bello, sano, un punto esclamativo nella pancia.
Era a forma di "oooooo". Tondo caruccio.
Ora è a forma di "mmmmmm". Schiacciato, depresso.
A 35 anni + 6, ecco che il mio corpo inizia a collezionare tutta una serie di parole come sciatica, bruciore di stomaco, dimenticanze, nevralgie e colpo della strega.
A me sta cosa mi ha sempre fatto ridere: perché della strega?
E ve lo dico io perché.

Lavoro tranquillamente in boutique, quando entra una coppia. Marito un po' annoiato e moglie entusiasta della nuova collezione invernale.
Non perde tempo, acchiappa un paio di abiti e se li porta in camerino.
Nel frattempo, qualcosa, qualcuno, un colpo di vento, una mano fantasma, una strega, fa dondolare da una gruccia un cardigan che cade a terra.
Solertissima, faccio un balzo e mi chino forse con troppa enfasi, forse inclinando l'asse naturale del corpo, forse dando troppo colpo di coda tant'è che là rimango.
Una freccia si è infilzata nella parte bassa della schiena. Un punto poco definito ma un dolore lancinante.
Ahi ahi ahi, non posso fare a meno di lamentarmi, tenendomi con la mano sulla barra degli abiti.
Non riesco più a riacquistare la posizione eretta.
Bloccata in due.
Il gentilissimo signore, in un attimo, si avvicina preoccupato.
Proprio nello stesso attimo nel quale la moglie esce sorridente dalla cabina.
Nel suo viso scende un velo scuro.
Quello che si presenta davanti ai suoi occhi è una scena raccapricciante.
La commessa piegata a 90 gradi, con le mani ben saldate alla barra e suo marito poco dietro che le tiene con una mano la spalla e con l'altra la schiena.
Amore, non è come pensi.
Colpa della strega,
Colpo della strega.
Mi è preso a me, la salute in persona, la faccia del benessere. Io, che non ho mai avuto malanni, che mi mangiavo anche i sassi, che potevo dormire per terra, che potevo andare a letto con i capelli bagnati, che potevo dormire 3 ore a notte e poi andare a lavorare.
Ora si è messa pure lei di mezzo.
La strega.
E quando sei là che ululi di dolore, non pensi a dire "strega" ma "maremma-maiala-impestata" e capisci che forse il termine è poco medico e che strega è solo la parola più comune che hanno trovato per esprimere un dolore paralizzante e anche una posizione davvero poco ortodossa.

La birra l'ho comprata al super e ci ho fatto le crêpes
Che ho mangiato distesa sul divano. 
Guardando la De Filippa.

Facilissime dai.
Circa 8 crêpes

3 uova
200 g farina
400 ml birra senza alcool
vergeoise scura (o zucchero muscovado)

In una ciotola, battete le uova con una frustina. Aggiungete la farina e mescolate. Diluite a poco a poco con la birra, continuando a mescolare. Lasciate riposare  per 1 ora al fresco.
Riscaldate un padellino da crêpes. Con un mestolo versate un po' di composto e lasciar cuocere per circa 2 minuti da tutte e due le parti. Servire calde cosparse di vergeoise o zucchero muscovado.


mercoledì 22 ottobre 2014

Caramel au beurre salé


Oltre a tantissime specialità golose, la Bretagna è famosa anche per i bonbon al caramello salato.
Nel 1343, Philippe VI , Re del Valois, mise una gabelle, una tassa sul sale che aveva l'importantissimo scopo, all'epoca, di conservare gli alimenti. Il burro d'abitudine salato, venne sostituito da quello neutro. La Bretagna era in realtà una zona più vicina al territorio francese perciò fu esentata dalla tassa e sviluppò, non solo la produzione di burro salato ma anche numerose preparazioni di pasticceria, mescolandolo al caramello classico.
Fu Henri Le Roux che mise a punto il caramello salato nel 1977 per poi brevettarlo con l'acronimo CBS e confezionando dei bonbon, oggi famosi in tutto il mondo.
E fin qui, son stata seria no?
Ora.
La ricetta è così semplice che quasi ti sembra assurdo non averci pensato prima di lui. Voglio dire: Henri ci ha messo 3 mesi di prove per sciogliere lo zucchero, unirci la panna e poi il burro in un paese dove esiste solo il trittico latte-panna-burro.
Tre mesi, capite?
E noi che la sera, apriamo il frigo vuoto e ci tiriamo fuori una cenetta con i fiocchi  in un paese dove tutto è tassato tranne il sale, che dovremmo dire? Dovremmo tutte diventar famose!
Ok, devo ammettere che il caramello salato è una delle cose più goduriose al mondo e che l'invenzione dei bonbon di Henri, diciamo, non è male.
La prossima volta però che dal nulla, da dispensa e frigo vuoti, riuscite a farne un pranzo per 4 persone, brevettatelo. 
Avrete il mio sostegno.


Le ricette per il caramello al burro salato sono tutte uguali visto che gli ingredienti devono obbligatoriamente essere 3. Ho notato però , gironzolando sul web, che alcuni invertono il procedimento. Ecco, no, non si fa.
Prima si scioglie lo zucchero, poi si unisce la panna e dopo il burro salato. Le dosi possono essere cambiate, così come le aggiunte di nocciole o frutta secca. Il resto lasciatelo come Henri lo inventò.

Per un vasetto Weck da 220g

150 g zucchero semolato
1 cucchiaio d'acqua
100 ml panna liquida
25 g burro salato

Tagliare il burro a cubetti e conservare in frigo (deve essere freddissimo).
In una casseruola fate sciogliere a fuoco dolce, lo zucchero con un cucchiaio di acqua. Inzuppare un pennello da cucina di acqua e pulite spesso i bordi interni della casseruola per non far cristallizzare lo zucchero.  Nel frattempo, a fuoco dolce, scaldare la panna.
Lo zucchero si scioglie, inizia a fare le bolle e poi si imbiondisce. A quel punto, versare la panna a filo, mescolando con la frustina. Appena il colore è omogeneo, versare il burro freddissimo e mescolare fino a farlo sciogliere. (Quello del burro freddo è un trucchetto di un gentile signore Bretone).
Il colore del vostro caramello dipenderà dai tempi di cottura. Attenzione a non farlo cuocere troppo quindi!
Se lo volete più denso, rimettetelo, dopo l'aggiunta del burro, sul fuoco. Come per tutte le marmellate e confetture, ricordatevi che una volta raffreddato, si addenserà, quindi se fate questa operazione, non lasciatelo sobbollire per più di un minuto!
Versatelo nel vasetto sterilizzato e lasciare raffreddare completamente. Sarà buono il giorno dopo.









lunedì 20 ottobre 2014

Biscotti rustici al mandarino


A me non piace il mandarino. 
Lo trovo amaro. 
E ha i semi. 
E l'odore della buccia sa di spazzatura.
Ovvia, l'ho detto.
Con questa affermazione, la metà dei followers mi abbandoneranno ma tant'è.
Essendo sempre stata una bimba lagnosa e schizzinosa, dopo aver mangiato il mandarino un paio di volte e aver trovato a dir poco noioso il seme sotto ai denti, quando mi è stato proposta la clementina non l'ho più lasciata. E' chiaro che dopo 30 anni di clementina succosa e dolce, il mandarino ha per me, il gusto del fiele.
Quando poi mi viene detto che la clementina non è il massimo perché è un ibrido (come se la parola ibridazione fosse sempre sinonimo di non salubrità o di prodotto contro natura) ecco, là divento una mezza bestia. 
Inizio a snocciolare come un rosario alimentare, tutti gli ibridi che sono in commercio regolarmente da secoli.
Parto dalla carota modificata geneticamente nel lontano 1720 che perse il suo colore originale viola, per passare a quello arancione da noi conosciuto e arrivo al limone e all'arancia, figli di una naturale promiscuità vegetale. 
Se poi chi si schifa della clementina è una persona che si nutre di scatolette di carne in gelatina, dà ai propri figli biscotti intrisi di olio di palma, fuma e si beve bevande con la cola, allora da mezza bestia, divento bestia intera.
Giorni fa mi hanno offerto un bel chiletto di mandarini (a caval donato..) che stranamente erano quasi tutti privi di semi.
Palla al balzo per fare dei biscotti profumati, sfruttando succo e buccia.
Comfort biscuits autunnale per placare la bestia che è in me.





Per circa 40 biscotti

125 g burro
2 cucchiaini di scorza di mandarino grattugiata
110 g di zucchero a velo
55 g di farina di mais (per polenta)
225 g di farina
60 ml di succo di mandarino (circa 2/3 mandarini)

Scaldare il forno a 180°. In una ciotola, con le fruste elettriche, battere il burro ammorbidito con lo zucchero. Lavorare a mano incorporando la scorza, la polenta e la farina setacciate e poi il succo di mandarino a poco a poco. Formare una palla e poi un cilindro. Nel mio caso ho ottenuto un parallelepipedo di circa 30 cm ma va benissimo anche un cilindro semplice. Disporre su carta da forno e mettere in freezer per 30 min. Con un coltello affilato, tagliare le fette di circa 7mm e disporli su una placca coperta di carta da forno, distanti tra loro circa 3 cm. Cuocere per circa 15 minuti o comunque fino a doratura. Lasciare sulla placca prima di trasferirli su una griglia.


venerdì 10 ottobre 2014

Macarons mandorle e cocco


Magari vi dirò qualcosa che vi sorprenderà o vi deluderà ma, i macarons non sono solo quelli classici che vedete in ogni dove, quelli temuti dalle foodbloggers, quelli colorati, tremendamente vicini a dei gioiellini, quelli che li mangi e dici: tutto qua?
Il macaron, è per la lingua francese, tutto cioè che è un dolcetto tondo, un po' schiacciato, di 3/5 cm, fatto con una base di albumi lavorati a meringa e con farina di mandorle. 
Il famoso macaron di Nancy ne è un esempio (lo trovate su google immagini).
L'amaretto è per i francesi il macaron italiano.
Anche questi che vi propongo oggi sono macarons, variante esotica, con noce di cocco.
Finiti in una manciata di minuti.

Per 20 macarons

2 albumi
110 g zucchero semolato
1 cucchiaino estratto di vaniglia
4 cucchiaini di miele
35 g farina comune
120 g farina di mandorle
80 g farina di cocco
20 g mandorle a scaglie
zucchero a velo (facoltativo)

Portare il forno a 140°. Montare gli albumi a neve e aggiungere progressivamente lo zucchero. Incorporare l'estratto di vaniglia, il miele e mescolare con una spatola delicatamente per non smontare gli albumi. Questa operazione è come il macaronage.
Unire anche la farina setacciata, la farina di mandorle e di cocco. Mescolare bene fino ad un composto omogeneo, appiccicoso e sodo.
Con l'aiuto di un cucchiaio, disporre una piccola quantità su una placca coperta da carta da forno, a 5 cm di distanza l'uno dall'altro. Cospargere di mandorle in scaglie e infornare fino a leggera doratura (circa 30/45 minuti). Far raffreddare su una griglia, e una volta freddi, cospargere di zucchero a velo.





mercoledì 8 ottobre 2014

Brownies Aztechi


Non conoscete i Brownies Aztechi?
Ma sono famosissimi!! Se cliccate su google ce ne sono...ehm...ok, non ce ne sono ma se cliccate Torta degli Aztechi ce ne sono diverse.

I brownies degli Aztechi sono i cugini della torta, arricchiti di spezie e su tutte regna il sapore tenue ma presente del peperoncino.

Sembra che Montezuma, ultimo signore degli Aztechi, avo lontano del nostro Montezemolo (seria Moni, resta seria), lo bevesse mischiato con il cacao, in una bevanda che consumava ogni giorno.

Azzardo l'ipotesi che la torta si chiami così, perché il peperoncino azteco è il primo, l'originale, quello da cui parte la grande storia del piccanto.

Ora, a parte che adoVo il peperoncino e che mi son piaciuti  i brownies. La cosa sulla quale mi sono soffermata di più, nella mia ricerca su questo popolo è che la loro altezza media era di 1,60 per gli uomini. 

Praticamente l'azteco è il mio uomo ideale con il quale portare finalmente le ballerine.
Erano una popolazione praticamente vegetariana (l'uniche proteine erano date dal cuore che strappavano alle vittime sacrificali per offrirle agli Dei), erano un popolo di pacifisti (a parte il piccolo particolare di gettare i corpi giù per i 4000 scalini della gradinata, farli a pezzi e mangiarseli), erano un popolo alternativo (facevano largo uso di bevanda di cacao accompagnato da funghi allucinogeni) ma soprattutto conducevano una vita sana.
Vantavano piantagioni sia di peperoncino, notoriamente antibatterico, utile per i raffreddamenti, sinusiti, ricco di vitamica C, favorisce la digestione, il transito e l'evacuazione, sia di cacao famoso per le sue proprietà benefiche: combatte i radicali liberi, è ricco di vitamica B  e B3, antiossidante e una buona cura contro la depressione.
Le fortune le avevano tutte loro.
Sapete come si sono estinti?
Contraendo il vaiolo dagli spagnoli (buahahhahahah, seria, ho detto seria...)


Teglia  per 16 brownies 22x22cm

150 g farina
100 g cacao
1 cucchiaino cannella in polvere
1 pizzico di chiodi di garofano in polvere
1 pizzico di noce moscata
1 pizzico di sale
1 cucchiaino raso di peperoncino in polvere
200 g zucchero semolato
200 g zucchero di canna
250 g burro
3 uova medie
125 g cioccolato fondente al 64%

Scaldare il forno a 180°.
Fate fondere il burro. Tagliate al coltello il cioccolato. Mescolare la farina con le spezie e il sale. Mescolare con un cucchiaio di legno, i due tipi di zucchero con il burro, aggiungete le uova, il mix di farina, il peperoncino e il cioccolato a pezzi. Versate nello stampo coperto di carta da forno e infornate per circa 20/30 minuti. L'interno deve risultare leggermente tenero (vedi foto). Fate raffreddare completamente su una gratella, tagliate a quadrotti e servite. 









lunedì 6 ottobre 2014

Le camille


 Il mio blog festeggia 3 anni di vita. 
Ne è passata di panna chantilly sotto i ponti...
Per questo anniversario ho deciso di fare un bel resoconto pubblico.
Ma sì, chissenefrega se non ho i numeri per far colpo, il mio obiettivo è quello di fissare questa data e confrontarla con quella del 2015, tra 1 anno, quando compirò 4 anni di blog e sicuramente i miei, saranno numeri di tutto rispetto.
Inizio.
Gli allergici alle statistiche e alle liste, possono uscire dalla porta in fondo a destra.

1                  blog
3                  gli anni di vita
464               le ricette pubblicate
14                 le ricette in bozza
102               le ricette cancellate
87                 le ricette rifatte ex novo
870                i  followers
9894              i commenti lasciati
3                   la media di commenti per un secondo piatto
25                 la media di commenti per un pezzo dolce
6000              le  visite giornaliere
1.000.000       le visite cronologia intera
19.270           le  visite alle mie Capresi (il post più visto)
65                  le storielle pubblicate
122                i contest ai quali ho partecipato
2               i contest vinti
0               le collaborazioni offerte
0               gli sponsor
0              i commenti ricevuti da scambisti
0              i commenti negativi
0              i  commenti di proposte di matrimonio
0              i  commenti spinti/volgari
3              la media di spam al mese di siti che mi propongono Viagra a basso costo
7              le mamme delle foodbloggers che mi seguono con passione
1              stalker
45.716       le foto scattate con la mia Canon
1235         i franchi spesi per reflex e l'attrezzatura (pannello, obiettivo, treppiedi)
2               le volte che ho rischiato di lanciare la Canon dalla finestra
4               le volte che stavo per cadere dalla finestra con tutta la Canon
7               le tavole rubate ai bordi della strada
3               i chili presi per finire i biscotti e poterne fare ancora
0               corsi di fotografia fatti
0               libri di cucina all'attivo
0               autografi richiesti
0               guadagni
10.000        le cose che ho imparato tra cucina, cultura generale e rapporti sociali
1.000.000    le ricette che devo ancora fare
10.000.000   i ringraziamenti per tutte le persone che mi seguono, leggono, sostengono, sorridono con e di me.
Dal fondo della Svizzera: merci!


Per il mio compleanno ho deciso di fare un dolcetto che vidi 3 anni fa su un blog per me storico: quello di Assunta, La Cuoca Dentro.
Il suo blog è uno dei primi da me frequentato e all'inizio credevo che le sue Camille le avesse comprate, quanto erano perfette. A distanza di tempo, visto che in autunno le torte di carote da me si sprecano, ho deciso di fare questa famosa ricetta. 
Una volta sfornate ho sentito una prevalenza troppo forte di mandorle al gusto e olfatto e mi son  detta che la volta dopo avrei cambiato le dosi. 
Bhé cucino da tempo ma ancora insisto ad assaggiare i dolcetti quando son caldi: graaande errore!  Sono rimasta dell'idea di cambiare le dosi fino al mattino dopo quando riassaggiandole, da fredde, mi son resa conto che la ricetta è assolutamente e perfettamente dosata. 
Ho cambiato solo il passaggio della sformatura e piccolezze nel procedimento e dosi, giusto per non toccare del tutto il plagio!
Per il resto è tutto un grande applauso per Assunta, vi assicuro che sono divine.





Per 10 camille
(Ricetta di Assunta, del blog La Cuoca Dentro)

300 g circa di carote
140 g  uova
100 g di farina di mandorle
100 g di succo d'arancia
80 g di olio di semi
200 g di zucchero a velo 
200 g di farina comune
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di sale

Mondate e pelate le carote. Tagliateli a pezzetti e  mettetene 250 g nel mixer con l'olio e il succo d'arancia. Riducetele  in crema. In una ciotola, montate le uova con lo zucchero, unite la farina di mandorle e unite un pizzico di sale, mescolate bene. Incorporate le carote frullate e sempre mescolando, 
aggiungete la farina precedentemente setacciata con il lievito. Versate il composto in stampi  a semisfera di 8 cm di diametro fino a circa 1 cm dal bordo. Assunta li imburra e infarina, io li ho solo imburrati perché mi piace più l'effetto che lascia una volta sformata la cupoletta ma in un modo o nell'altro, il gusto non cambia. Se volete fare come me, sciogliete poco burro in un pentolino, spennellate le formine, versate l'impasto e infornatele a 180° per 20 min  (io ho infornato a 160° per 30 min.)
Lasciatele raffreddare completamente, sformatele e conservatele in sacchetti per alimenti (le mie sono rimaste perfette per 3 giorni).
NOTE: La camilla deve essere spugnosa e umida ma cotta, quindi è valida la prova stecchino. Nel forno non devono lievitare come un muffin ma rimanere piatte. Se lievitano, vuol dire che l'impasto non era abbastanza in ogni semisfera: saranno buone ugualmente ma sarà difficile farle rimanere in equilibrio una volta rovesciate! Se invece riempite troppo lo stampo, rimarranno piatte ma monteranno come un soufflé. La via di mezzo è la perfezione, anche se, ripeto, il risultato a livello gustativo è identico.







venerdì 3 ottobre 2014

Paris-Brest con fondente


Il Paris-Brest (pron: pari-brest) è una delle più famose preparazioni di pasticceria francese e deve al suo nome a due città: Parigi e Brest e alla gara ciclistica che le univa.
L'ideatore dell'evento sportivo, commissionò nel lontano 1910 al pâtissier Pierre Giffard, un dolce a forma di ruota di bicicletta. 
Il Paris-Brest classico, originale è farcito di crème mousseline pralinée. Non si può chiamare Paris-Brest senza questa burrosa crema. 
A me non piace (ma dai?!) e preferisco sempre una bella ganache al cioccolato, fondente o al latte che sia, basta che non ci sia burro. 
Sono cosciente che questo è un affronto bello e buono alla terra francese.
Difatti vi sto scrivendo da una stanza piccola e buia, nascosta dai Parigini che non gradirebbero questa versione. 
Se non posterò per più di una settimana, vuol dire che mi hanno scoperto. 
Sappiate che vi ho voluto molto bene.


Per 4 pezzi



Per la pâte à choux

100 ml acqua    

25 ml latte

50 g burro    

2 uova     
1 presa di sale
2 cucchiai zucchero    
25 g circa mandorle a scaglie
75 g farina     
1 uovo per la spennellatura

Per la ganache montata
300 g cioccolato fondente 70%
300 g panna fresca
20 g burro



Tagliate a pezzetti il burro e portatelo ad ebollizione con l'acqua, il sale, lo zucchero e il latte. Appena bolle, togliete dal fuoco e unite tutta in una volta la farina setacciata. Mescolate bene con una frusta e poi con una spatola fino a rendere omogeneo il composto. Rimettere sul fuoco per un paio di minuti girando continuamente in modo da farla asciugare. A questo punto, fate raffreddare completamente la palla formata, in una ciotola. Aggiungete le uova UNA PER VOLTA, mescolando bene e aspettando che la prima sia stata assorbita prima di mettere l'altra. Si deve ottenere un impasto a nastro spezzato ovvero, facendo cadere la pasta dal cucchiaio di deve formare un nastro che si spezza. Riscaldate il forno a 200°. Mettete il composto nella sac à poche con un beccuccio liscio di 1,2 cm oppure stellato. Imburrate bene la teglia da forno e formare un cerchio di circa 8 cm di diametro: Il primo cerchio sarà all'interno del disegno in senso orario, il secondo all'esterno, in senso antiorario e l'ultimo sopra i due cerchi in senso orario. Proseguite con gli altri 3. Spennellate con molta delicatezza con un uovo battuto e cospargete di mandorle. Infornate per 15 min, abbassate la temperatura e continuate altri 5 min fino a doratura. Lasciate socchiuso il forno per circa 15 min per farli raffreddare gradualmente. 
L'interno deve risultare vuoto e asciutto.
Preparate la ganache: Riducete il cioccolato a pezzetti molto piccoli e mettetela in una ciotola, possibilmente di acciaio. Scaldate la panna con il burro e appena inizia a bollire versatela sulla cioccolata e mescolate con una frustina in modo da sciogliere bene il cioccolato. Far raffreddare e poi ponete a bagnomaria sopra una ciotola piena di acqua e cubetti di ghiaccio e montate con le fruste elettriche fino a che non otterrete un composto montato come una chantilly.

Tagliate delicatamente la ciambella di choux in due. Riempite la sac à poche con la ganache e guarnite la base (va benissimo una bella farcitura alta). Se la ganache è troppo morbida basterà passarla in frigo per una decina di minuti.
Coprite con l'altra parte e proseguite con le altre 3 ciambelle. Spolverizzate di zucchero a velo e servite.

La pâte à choux potete prepararla anche in anticipo ma vi consiglio di farcirla solo all'ultimo momento proprio perché andrebbe conservata in frigo e la ganache si indurirebbe.



mercoledì 1 ottobre 2014

Bucatini con pesto alla siciliana


Il problema della Sicilia non è la sìccita, né il truaffico, né l'Etna (cit.). Il grande problema è la fonte immensa e inesauribile di cibo, ingredienti, ricette e preparazioni che fanno di questa terra, paradiso indiscusso di ogni foodbloggers.
Solo a Agrigento presi 3 chilate, quando andai a Trapani mi calai l'inferno, a Catania mi arricriai con un cannolo e a Siracusa ci lasciai quasi le penne per 4 chili di cozze ingurgitate in 16 minuti netti.
Menomale che esistono cose leggerine come "l'agghiata trapanisa" che dal nome si deduce che nemmen le Mentos alito-fresco, in nulla possono aiutarti.
Eppure quando sei là, tra mare azzurro e lava nera, tra un arancino e un passito, il tuo stomaco cede docilmente ad ogni tipo di sopruso, si allenta e si fa capanna.
Vi lascio un bel ricordo delle Saline, del mare e la ricettuzza:







Per 4 persone

320 g  bucatini
300 g pomodorini ciliegia (meglio ancora di Pachino) 
2 spicchi d'aglio rosso
50 g mandorle pelate
70 g pecorino grattugiato o ricotta salata
un bel mazzetto di basilico
1 peperoncino
olio sale pepe



Raccogliere in un mortaio il basilico, le mandorle, il pecorino, l'aglio, un pizzico di sale, il pepe, un po' d'olio e pestare gli ingredienti. Lavare i pomodorini, tagliarli a metà, togliere i semi, svuotarli e farli a pezzetti piccoli. Se usate il frullatore ad immersione, frullateli con il pesto, altrimenti pestarli nel mortaio. Lessare la pasta al dente e condirla subito con il pesto, completando con il peperoncino.

lunedì 29 settembre 2014

Focaccia gorgonzola noci e pere



Ho inventato la focaccia con gorgo-noci e pere.
Avanti, non ditemi che è una cosa banale perché altrimenti il web ne sarebbe pieno e invece, niente, dopo attente analisi su google, vedo che ci sono pizze gorgo e noci, ci sono torte salate gorgo e pere ma FOCACCIA con i tre moschettieri, nessuno l'ha fatta: sò prima!! Bomba libera tutti!!
E son soddisfazioni, solo che Moniqù, come ormai mi chiamano le amichette, presa dall'emozione, si è ricordata di mettere le pere solo all'ultimo momento, ovvero quando il resto della focaccia era già stata quasi digerita.
Càpita.
C'è chi si dimentica di mettere il lievito nelle torte o chi non sala l'acqua per la pasta. Robuccia.
Io avevo le pere davanti agli occhi, comprate per l'occasione, scegliendo anche la tonalità giusta per il set e le ho lasciate là, che mi guardassero incredule mentre scattavo le foto alla focaccia gorgo-noci e pere, senza pere.
Potevo fare la foodblogger malata che non posta se la foto non è perfetta ma no, ho deciso che ne valeva davvero la pena, anche se le pere non sono presenti in tutti gli scatti.



Per 1 focaccia

200 g farina 0 (io ho usato la T55 francese)
4 g sale
2 g lievito di birra fresco
150 g acqua tiepida
100 g gorgonzola 
una manciata di noci
1 pera kaiser

In una ciotola piccola, mescolate la farina con il sale. In una grande ciotola, sciogliete il lievito con l'acqua. Versate il primo mélange nel secondo e mescolate con un cucchiaio di legno per ottenere un impasto un po' appiccicoso. Oliate un'altra ciotola e adagiateci l'impasto. Ricoprite a campana con l'altra ciotola e far riposare 30 minuti. Passati i 30 minuti, sempre lasciando l'impasto nella ciotola, fate delle pieghe semplici prendendo i lembi e portandoli verso l'interno:

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Coprite e lasciate riposare ancora per 30 minuti. Ripetete le pieghe e coprite. Lasciar passare altre 3 ore, ricordandosi di fare le pieghe ogni 30 minuti. In tutto sono 4 ore di lievitazione lavorata, con 8 operazioni di pieghe. All'ultima operazione, la pasta sarà piena di bolle d'aria molto grandi. Ricordatevi sempre di oliare un po' la ciotola o comunque di non farla mai rimanere senza olio. Rovesciatela su una teglia coperta di carta da forno e con delicatezza, per non sgonfiare l' impasto. Coprite a campana e lasciate riposare per 10 minuti.  Appiattite con le mani, per formare la focaccia  e lasciatele riposare ancora 10 minuti.
Tagliate a pezzetti il gorgonzola e distribuitelo sulla focaccia, lasciando un paio di cm di bordo, unire anche le noci spezzettate con le mani e lasciarla lievitare altri 10/20 minuti.
Nel frattempo riscaldate il forno a 240°. Infornate per circa 20 minuti o fino a che la pasta sia dorata e il gorgonzola sciolto.
Mettete sempre la carta forno sotto la focaccia: lievitando in forno, si gonfierà ed è possibile che il gorgonzola scenda dai bordi.
Lavare bene le pere, tagliarle  a fette sottili e adagiarle armoniosamente sulla focaccia.
Servire subito.