venerdì 29 agosto 2014

Treccine


Tra le mie dita tutto veniva intrecciato. 
Bastava che mi mettessero con un foglio e una penna in mano o con un cordoncino da intrecciare che me ne stavo buona per ore, nel mio mondo silenzioso e colorato di disegni e trecce. Intrecciavo lacci di scarpe, lacci della coulisse dei pantaloni, lacci della felpa. Intrecciavo fili, capelli e spighe di grano. La treccia era yoga, era pace interiore e fuochi d'artificio. Come figlia di Penelope, intrecciavo e disfacevo. Con un filo, con più fili, fili diversi tra loro, fili trovati, spaghi da lavoro, rotelle di liquirizia.
Mai perso il vizio ma con la crescita ho intrecciato altro. 
Amicizie ad esempio.
Trecce a più corde, trecce strette strette a due capi. Ho ancora oggi un'amicizia fatta di una treccia inestricabile con nodo a marinara alle due estremità. Anche volessimo, nessuna delle due riuscirebbe a sbrogliarla.
Poi ci son state treccine lievi, fatte con fumo, fatte con plastica o intrecciate senza nodo finale.
La mia generazione è divisa in due: la parte di amici tradizionali e la parte di amici in bacheca. 
Anche io ho tanti amici in bacheca ma le trecce sono tutte fatte d'aria. Virtuali, trasparenti, invisibili e ognuno tesse la sua. Non avendo contatti, la treccia non viene toccata da entrambi i capi. Tu intrecci la tua, ogni giorno e ogni giorno stringi un po' di più. Non sai che dall'altra parte, l'altra persona si sta solo arrotolando il cordoncino intorno al dito. 
Tante di voi mi diranno che non è vero, ma l'amicizia è una treccia con una peculiarità necessaria: il contatto tra i due fili.
Due persone sono amici quando sono scappati ridendo dopo aver suonato ai campanelli, quando si son messi la testa sotto l'acqua al mare, quando hanno bevuto una birra in più e si abbracciano piangendo, quando si guardano negli occhi e si mettono inspiegabilmente a ridere come matti.
I social sono un ottimo modo per cominciare un'amicizia ma prima di chiamarlo amico, incontratelo, toccatelo, guardatelo.
Magari io farei anche una suonatina ai campanelli.
E se ha corso veloce insieme a voi, dategli il vostro capo di filo, iniziate la treccia e se funziona lo chiamerete amico.
Le trecce fatte d'aria, lasciatele ai conoscenti.



Da "Petits biscuits"

125 g burro morbido
110 g zucchero semolato
1 uovo
1 cucchiaino essenza di vaniglia
250 g farina
2 cucchiai cacao amaro

Lavorate il burro a pomata e aggiungete lo zucchero, poi l'uovo brevemente sbattuto con la forchetta in 3 volte. Quando tutto l'uovo è stato assorbito, unire l'essenza di vaniglia e una metà di farina setacciata. A quel punto iniziare a lavorare con le mani, formate una palla e mettete in frigo.
Accendete il forno a 180°.
Riprendete la frolla e dividetela in due parti uguali. In una aggiungete il cacao lavorando bene in modo da ottenere una frolla di colore omogeneo.
Prendete ora un pezzo uguale di ogni frolla e formate due cordoncini di circa 20 cm (la frolla è delicata, se farete i cordoncini più lunghi tenderà a rompersi). Intrecciarli tra loro e tagliarli in 3/4 pezzi. porli sulla placca coperta di carta da forno e cuocere fino a doratura. Trasferirli su una gratella e lasciateli raffreddare completamente.





mercoledì 27 agosto 2014

Barrette alle nocciole


Al nome "barrette" si associa il nome "light". Non si sa perché.
E' qualche anno che ci fanno credere che le barrette sono light o che fanno molto donna-sportiva-sempre-in-forma, anche se hanno uvetta inzuppata nel miele circondata da cereali vestiti di cioccolata al latte con nocciole.
Bhè, io ve lo dico subito: le mie non sono light.
Sono hard, very hard.
All'inizio erano biscotti che facevo per consumare i bianchi d'uovo avanzato. Poi stanca della solita forma che tra l'altro veniva bruttarella visto la granulosità dell'impasto, ho avuto la brillante idea di metterli nelle forme da financiers.
Dalla forma a barretta, alla colata di cioccolata, il passo è stato brevissimo.
Naturalmente se non avete le forme, potete benissimo formarli a pallina e schiacciarli con il palmo della mano.
Se poi in dispensa vi resta anche la farina di mandorle, divertitevi a mescolarle.
Ogni barretta corrisponde a mezz'ora di cyclette, 50 addominali e 35+35 affondi.
Hop, hop, hop...

250 g farina di nocciole 
2  albumi
80 g farina
120 g zucchero semolato


20 g zucchero a velo

circa 100 g cioccolato fondente 70%

Mescolate la farina di nocciole con lo zucchero semolato e la farina. Montate gli albumi a neve con lo zucchero a velo. Amalgamate gli ingredienti delicatamente, prima con un mestolo di legno e poi con le mani. Formate una palla omogenea, dividetele negli stampini per financiers per formare le barrette. Se non avete lo stampo, vanno bene anche delle palline da 20 g, schiacciate con il palmo della mano.
Infornare per circa 10 min a 180°. Non devono dorare molto, devono più che altro seccarsi. Con una paletta, trasferirli in una griglia e lasciarli raffreddare completamente (usciti dal forno sono morbidi ma si induriranno durante il raffreddamento). Sciogliere il cioccolato a bagnomaria e farlo gocciolare a filo sulle barrette. 

martedì 26 agosto 2014

Coconut Bonbons


 Non ho capito perché ogni volta che nomino il latte condensato, la gente rabbrividisce o storce il naso. 
Si tratta di latte portato ad ebollizione, poi addensato a 40/60° dove perde il 60% della sua umidità e poi viene zuccherato. Non viene ricotto (per questo conserva il colore bianco), non vengono aggiunti aromi o coloranti o oli vegetali. 
E' chiaro che non è consigliato ai diabetici, non è consigliato come piatto principale o come merenda quotidiana: è una bomba di calorie ma ci sono moltissime altre cose che dovrebbero fare più paura e che usiamo tutti i giorni.
Ok, non è l'alimento più salutare al mondo ma se vi metto accanto la Nutella, quale scegliete?
Scartando quelli che a questa domanda hanno risposto "io prendo tutte e due e me ne fotto", sicuramente tra gli oli di palma e un po' di latte concentrato, vince il secondo no?
E tra il dado di carne, la Simmenthal, la margarina e i Wurstel?
Vince sempre il latte concentrato.
E tra un guazzetto di cozze?
Ora non esageriamo eh, un guazzetto è sempre un guazzetto.
Sempre sia lodato.




Per i bonbons

125 g farina di cocco
4/6 cucchiai di latte concentrato
farina di cocco

Unite i due ingredienti e lavorate con le mani fino a formare un impasto appiccicoso ma lavorabile in palline che formerete con l'aiuto delle dita e dei palmi delle mani. Fatele rotolare nella farina di cocco e conservate in frigo un paio d'ore.
Servitele con un sorriso.

lunedì 25 agosto 2014

Frollini al caffé


Quando il "Vino D'Arabia" si diffuse in Europa intorno al 1200, venne bollato dalla Chiesa come bevanda del diavolo per le sue proprietà eccitanti. 
Quando ero piccola e sentivo il profumo del caffè ma non avevo il permesso di berlo, mi dicevo che una volta diventata grande, mi sarei fatta tazzine di caffè dalla mattina alla sera. Una volta diventata adulta, dopo una tazzina, sembravo un diavolo eccitato. 
La caffeina contenuta nel chicco mi porta tachicardia, tremolio e iper-eccitazione. Quello decaffeinato lo tollero solo perché l'abitudine è di una sola tazzina alla mattina. 
Dovessi berne due, mi vedete a dipingere le pareti, scartavetrare gli infissi e pulire le tapparelle dall'esterno in poco più di 15 minuti.
Ho scoperto che 5/10 tazze di caffè decaffeinato hanno la stessa quantità di caffeina di 2/3 tazze di caffè normale, quindi nel caffè decaffeinato, in realtà una percentuale di caffeina rimane sempre.
L'unica pianta fatta per me è la Coffea Charrieriana, una specie che produce in modo naturale, chicchi senza caffeina.
Eppure mi son messa in testa di dover fare una frolla montata al caffè e così ho fatto.
Ne ho mangiato solo uno, giusto per sapere se valeva la pena postarli. Dopodiché ho pulito tutti i battiscopa, riverniciato i termosifoni e stirato i panni della vicina.
Meglio di una Red Bull.

Sono partita da una base della frolla montata di Hermé.

250 g burro morbido
100 g zucchero a velo
2 albumi
290 g farina
6/8 cucchiaini di caffè solubile liofilizzato

Portate a temperatura ambiente il burro e l'albume.
Polverizzate i grani di caffè, con l'aiuto di un mortaio.
Con le fruste elettriche mescolate burro e zucchero fino ad ottenere una spuma soffice. Unite gli albumi leggermente battuti in due volte e continuate a frullare (l'impasto si dividerà per poi riunirsi dopo pochi minuti).
Quando gli albumi si sono completamente assorbiti e l'impasto è tornato ad essere spumoso, aggiungete la farina setacciata e il caffè. L'impasto si farà più sodo.
Riempite la sac à poche con bocchetta a stella e creare dei pasticcini direttamente su una teglia coperta di carta da forno.
Infornare per 10/15 minuti a 180°.
Usciti dal forno saranno delicatissimi, con una paletta trasferiteli in una griglia e lasciateli raffreddare del tutto. Lasciare indurire.
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venerdì 22 agosto 2014

Tarte Tatin aux cerises


Tarte tatin aux cerises (pron: tart tate(n) o seris) è una preparazione estiva molto conosciuta nella Francia del Sud. Si tratta banalmente di una sfoglia rovesciata con i pomodorini ciliegia caramellati con aceto e zucchero (o miele) e insaporita con erbe della Provenza.
Ha un gusto piacevolissimo.
Come vi ho dimostrato nella confettura, i pomodori si sposano bene con lo zucchero e si prestano ad essere caramellati o ridotti a purea dolce. Il contrasto agro-dolce, il rosso brillante e  con la texture della sfoglia rende la tarte golosa a occhi e palato.
Al posto delle erbe ho preferito un mix di parmigiano, pangrattato e basilico.
E ditemi se non è buona...

1 pasta sfoglia tonda
circa 25 pomodori ciliegia
80 g zucchero
50 g parmigiano
1 cucchiaino di miele
pangrattato tostato
2 cucchiai aceto
olio sale pepe
basilico 
1 manciata di pinoli

Lavate i pomodori e tagliateli in due. Stendeteli sul piano di lavoro, vicini tra loro con la parte bombata di sotto e stendeteci sopra la carta assorbente in modo da togliere l'acqua in eccesso.
Sistemarli in una teglia coperta da carta da forno, vicini tra loro, con la parte bombata sotto, cospargete di sale, pepe, un filo d'olio e infornate a 180° per 10 minuti.
Mescolate lo zucchero con il miele, l'aceto e 1 cucchiaio d'acqua per ottenere un caramello a freddo.
Versatelo su una tortiera bassa o una con bordo a cerniera (diametro 23 cm).
Non sarà necessaria la carta forno.
Sistemate i pomodorini con la parte bombata verso il basso, in modo che stiano attaccati tra di loro. Cospargere di pangrattato già tostato, parmigiano e qualche foglia di basilico spezzettata con le mani.
Posare la pasta sfoglia sopra, facendola aderire ai pomodori e ai bordi. Tagliare eventualmente l'eccesso di pasta. Bucherellare con una forchetta e infornare a 180° per circa 25 minuti o fino a che la sfoglia sia dorata. Fate raffreddare per 5 minuti, poi levate la cerniera e rovesciate la tatin su un piatto di portata. Decorare con pinoli tostati e delle belle foglie di basilico.
Vi consiglio di mettere una teglia sotto quella della tatin perché durante la cottura potrebbe uscire il caramello. attenzione anche quando la rovesciate, se il caramello non si è rappreso tutto, rischierete di ustionarvi.


mercoledì 20 agosto 2014

Girelle di tacchino con pomodori secchi e sesamo


Salut Jean-Pascal, voilà ce que j'ai fait avec tes tomates sechées!

Non vado matta per i pomodori secchi. 
Per nulla. 
Ma mi sono stati regalati dal mio amico che li ha fatti a casa con amore. Come potevo non apprezzarli?
Sono attratta da tutte le preparazioni fatte a casa con metodi tradizionali, come un pomodoro pachino, datterino o San Marzano seccato al sole.
Mi vedo queste distese sui terrazzi siciliani, di pezzetti rossi con il sale, che lasciano evaporare l'acqua e si racchiudono nella loro essenza più vera.
Li farò anche io appena qui in Svizzera prevedono 3 giorni di sole tutti di seguito.
Come ve li propongo?
Tritati con lo scalogno e belli spalmati sul tacchino, danno colore alla tavola e allietano le papille.
Se però avete l'essiccatrice mi rovinate la poesia, quindi non ditemelo...


Per 4 persone


500 g fettine di tacchino
150 g prosciutto crudo tagliato fine
60 g pomodori secchi
insalatina (songino, spinacini..)
1 scalogno
olio, sale, pepe
sesamo

Battete le fettine di tacchino e sgrassatele. Fate rosolare lo scalogno tritato in un po' d'olio. Aggiungete anche i pomodori secchi per farli rinvenire e un cucchiaio di sesamo. Mixate il tutto con l'olio (io ho usato quelli del vasetto dove erano conservati i pomodori), fino ad ottenere un pesto sodo. Unite una macinata di pepe e aggiustate di sale.
Spalmate il trito sulle fettine, arrotolatele nella/e fetta/e di prosciutto, fermate con gli stecchini e rosolatele, girandole da ogni parte, in una padella con un filo d'olio fino a che l'esterno sarà rosato. Sistemate le fette su un piatto e lasciate raffreddare del tutto.
Disponete l'insalatina in ogni piatto di servizio.
Scaldate dell'olio in una padella, tagliate i rotolini in fettine di circa 1/1,5 cm e fateli rosolare per qualche minuto fino a che anche l'interno risulti cotto e  bello rosato. Servite sul letto di insalata e cospargete di semi di sesamo.








lunedì 18 agosto 2014

Confettura di pomodori e vaniglia

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Nella mia ignoranza (o nei miei sogni), mi immaginavo che nel 1492, una volta che l'ammiraglio Colombo e i suoi marinai sbarcarono nelle Indie, ops, Americhe, fossero stati invitati dagli indigeni a cenare con loro.
E visto che di pomodori, spezie e patate, noartri, non ne conoscevamo nemmeno il nome, mi immaginavo gli occhi sbalorditi degli Europei davanti a banchetti di pomodoro alla caprese, salsa di pomodoro, pomodori confit nonchè miliardi di patatine fritte. 
E invece no. 
A parte il fatto che gli indigeni, probabilmente non avevano nessuna intenzione averli come ospiti a cena ma  piuttosto averli come cena. 
Più che altro, non esisteva nessun banchetto con i pomodori, visto che, in America centrale, loro terra di origine, venivano considerati velenosi e venivano solo usati come decorazione.
'Sti indigeni avevano a casa la pummarola  bell'epronta e invece li usavano per addobbare i giardini. 
Da non crederci. 
Il pomodoro fa la sua comparsa come alimento, sulle tavole solamente dopo il 1700. Cioè 200 anni dopo la sua scoperta. 
E dove si scopre che il pomodoro è buonissimo in salsa con la pasta o strofinato nel pane? 
In Italia meridionale, dove grazie al clima, la pianta di pomodoro si era diffusa rapidamente e grazie alla fame, la povera gente si rese conto che tanto velenoso non era. 
E mentre in Francia venivano regalate le piantine del pomo alle dame e in Cile e in Perù lo usavano come centro tavola, in Italia i contadini e anche a corte, si mangiava pomodoro come se non ci fosse un domani.
Cosa sarebbe l'Italia senza pomodoro?
Iamme ia.





800 g pomodori (a grappolo o Cuore di bue)
400 g zucchero
1 bacca di vaniglia

Fate bollire l'acqua e tuffate i pomodori per qualche secondo i modo che la buccia si spacchi. Scolateli e fateli raffreddare. Sbucciateli, tagliateli in due, levate i semi e tagliateli a pezzi più piccoli. Fateli cuocere con lo zucchero e la bacca di vaniglia incisa per lungo. Farli sobbollire a fuoco dolce per circa 30 minuti. Per capire quando la confettura sia pronta affidatevi sempre alla prova del piattino: prelevarne un po' e metterlo su un piattino che inclinerete. Se la confettura scorre subito, non è ancora pronta, se scorre piano fermate il fuoco, è pronta! Se invece scorre molto piano o resta ferma, la confettura è compromessa...

Conservate la confettura in vasetti precedentemente sterilizzati.



giovedì 14 agosto 2014

Melone in sciroppo




Magari non vi è chiaro il mio amore per il melone. 
Ve lo ribadisco.
Amolo.
Oggi una non-ricetta, una cosetta veloce e fresca e tanto tanto piacevole.
Qualcosa da offrire agli amici, alla vicina di casa, agli amici dei figli.
Qualcosa di chic che sostituisce un dessert o un alcolico.
Rinfresca e appaga il palato.
Si fa così:

1 melone cantalupo
250 ml acqua
3 stelle di anice
70 g zucchero
menta e semi di anice (facoltativo)

Pulite il melone e formate delle grosse biglie con l'aiuto dell'apposito attrezzo. Mettetele in una brocca e lasciate in frigo. In una casseruola portate a ebollizione l'acqua con lo zucchero e l'anice stellato. Lasciar sobbollire per 10 minuti a fuoco dolce. Togliere le stelle e fate ridurre lo sciroppo per altri 5 minuti circa. Il colore sarà caramellato. Lasciate raffreddare del tutto. Versare lo sciroppo nella brocca e aggiungere qualche cubetto di ghiaccio. Servire con menta tagliuzzata e semi di anice e decorate con quello stellato.

mercoledì 13 agosto 2014

Insalata avocado e cetrioli in salsa di yogurt







Le statistiche foodblog dicono che il maggior numero di visite sono date da post ad alto contenuto glicemico. Torte, brioches, dolci decorati, ciambelloni e bomboloni.
Le persone normali sono attratte da zucchero e cioccolata e l'ho sperimentato sulla mia pelle, anzi sul mio blog. Con una torta faccio picchi di visite che numericamente potrei dire di aver sfamato Empoli. 
Quando posto le insalate invece, da Empoli sfamo a malapena Frittole. 
Solo 6 anime vengono a curiosare, solo 2 arrivano a leggere tutto il post.
Inoltre siamo nella settimana di fuoco del Ferragosto dove in città sembra di rivivere nel film Io sono leggenda.
Figurati se le 6 anime hanno la flemma di aprire il computer, andare sul mio blog e vedersi un'insalatina.
Tant'è che "una-cosa-semplice-io-mai". 
E' buona, fresca, colorata e il mio blog ne aveva bisogno.
E poi non potevo deludere i miei fans di Frittole.

Per 2 anime

1 avocado
1 cetriolo
1/2 gambo di sedano
200 g yogurt naturale
sale, pepe, menta
limone

Montare e tagliare a cubetti il cetriolo. Mondare e tagliare a cubetti l'avocado e irrorarlo di succo di limone per non farlo annerire.
mescolare lo yogurt con foglioline di menta spezzettate, sale, pepe, qualche goccia di limone. Lavare il gambo di sedano, levare i filamenti e tagliarlo.
In una ciotola, mescolare cetriolo, avocado, sedano e la salsa di yogurt. Correggere di sale e pepe e lasciare in fresco.
Servirla con foglioline di menta. Se volete presentarla come la mia, basterà sbollentare una carota , passarla sotto il getto di acqua freddissima, mondarla, e tagliarla a strisce con la mandolina. Sformare l'insalatina con un coppapasta (il mio è di 8 cm) e circondarla con la decorazione di carota.


martedì 12 agosto 2014

Tartare di salmone



La tartare di manzo è una cosa che qui in Svizzera non manca mai. Non sono una carnivora ma se è fatta bene la mangio con piacere.
La tartare di pesce, a me che sono uno squalo mancato è un mezzo cibo degli dei. Credo di averla provata in tutte le sue varianti: con gamberetti, con tonno, con pesce e verdure, insomma j'adoro.
Lo so, forse ha la faccia da ricetta di Capodanno. 
Intanto stampatevela...

Per 2 persone


300 g salmone affumicato (io ho usato quello fresco)
1 cipollotto

1/2 cetriolo
1 limone
olio sale pepe
aneto e bacche di ginepro

Tagliate il salmone a cubetti molto piccoli, irrorare di limone, salare, pepare e conservate in frigo. Levate la buccia al cetriolo e tagliatelo a cubetti piccoli, salate e lasciate sgocciolare in uno scolapasta per qualche ora. Tritate a coltello il cipollotto. Unire il salmone (che a quel punto si è sbiancato a causa della marinatura con il limone) con il cipollotto e con il cetriolo. Aggiustare di sale e unire anche l'aneto e un po' d'olio. Lasciare in frigo per circa mezz'ora in modo che i sapori possano mescolarsi. Oliare con carta assorbente le cupolette e riempitele con la tartare. Avvolgere con pellicola e lasciarle in frigo per un paio d'ore. Sformare e servire fresche con aneto e bacche di ginepro.





lunedì 11 agosto 2014

Insalatina fresca di farro




Insalatina di farro.
Credo che nel mio destino ci sia proprio il farro come elemento. 
Chi ha il fuoco, chi l'acqua, terra o aria. 
Io, farro.
Il triticum, volgarmente detto farro può essere di 3 tipi. Quello piccolo, di rara coltivazione perché ha uno scarso rendimento nell'alimentazione, quello medio buono per le zuppe, proprio quello per il mio amato farrotto toscano e poi quello grande, detto spelta, molto coltivato in Francia, pochissimo in Italia e usatissimo in Svizzera.
E io sono circondata da spelta. 
Zuppe di spelta, pane di spelta, farine di spelta, spelta di spelta.
E' vero che quando uso la spelta, il pane ha un profumo squisito, è vero che è povero di grassi e ricco in fibre, è vero che è digeribile e che ha una buona dose di proteine ma dopo tanti anni, inizio a vedere la farina bianca come polverina magica, qualcosa di desiderabile, di lontano e inafferrabile. 
Quando nelle ricette leggo "usate farina bianca comune", mi faccio una sana risata e mi dico "comune a chi?"
Io darei via la mamma per un po' di farina bianca. 
Infatti è per questo che mia mamma si prodiga di portarmi chili di farina dall'Italia. 
Paura eh!

Ricettuzza

Per 4 persone

300 g farro perlato
500 g ciliegini rossi e arancio
250 g feta
menta
fior di capperi
olive nere
basilico
1 limone
olio sale pepe

Cuocere il farro in acqua bollente salata per il tempo indicato nella confezione, scolarlo e passarlo sotto il getto di acqua fredda. lavare i pomodorini e tagliarli a metà. Sciacquare i capperi, tagliare le olive in due, spezzettate il basilico e la menta con le mani. Unire tutto in una grande ciotola e condire con olio, sale pepe e qualche goccia di succo di limone. Conservare in frigo e servire fresca.







venerdì 8 agosto 2014

Charlottina alle pesche e verbena


Ecco un'altra ricetta liberamente interpretata. Anzi direi, di interpretazione forzata. 
Una di quelle ricette nelle quali spesso cadiamo attratte dalle foto e dove durante l'esecuzione ci accorgiamo che le dosi o i procedimenti descritti non potranno mai portarci ai risultati sperati.
Come mia abitudine, quando mi scontro con questi grandi chef pasticceri che scrivono sui giornali ricette completamente e assolutamente sbagliate, non cito la fonte. 
Quindi anche stavolta non lo farò.
Così s'empara.
La charlotte originale è fatta con la bande à boudoir, ovvero un impasto steso con la sac à poche creando dei biscotti allungati uno accanto all'altro, così vicini che in cottura formeranno una specie di fascia  con la quale circondare la charlotte. 
In seguito questo metodo fu sostituito dai boudoirs separati o comprati. 
Ci sono quindi charlotte tradizionali con la fascia di biscotti, quelle più famose con i biscotti che fanno parte della charlotte  e quelli dove i biscotti (o altre diavolerie) sono attaccati in un secondo tempo. 
Potevo io proporvi la ricetta di una torta dove le ore di preparazione superano quelle di digestione della stessa? 
No. 
Io sono sostenitrice dell'ultima versione, quella più moderna e anche quella che mi permette di non usare i famosi boudoir (savoiardi) perché non sono di mio gradimento (gne gne gne) ma di spaziare con la fantasia usando le diavolerie. 
Un classico della charlotte a due tempi è la lingua di gatto. 
Potevo io proporvi una ricetta dove le lingue di gatto ve le facevo fare a voi medesimi?
No. 
Le mie lingue di gatto sono orgogliosamente comprate.
Con questo penserete che sono una che si vuole semplificare la vita. Ma non è così. Al momento dello scatto, quando ormai la charlotte era vestita a festa con lingue di gatto, nastrino di rafia e decorazione di pesche, ho deciso che l'alzatina arancio non era adatta, ma che quella bianca poteva soddisfarmi molto di più. 
Potevo io spostare una charlotte senza un fondo solito, una charlotte fatta di mousse tenerella, una charlotte con un lampone al centro, le pesche giro giro e le lingue OBLIQUE, potevo io spostarla da un'alzatina  all'altra?
Sì. 


Ricetta dello chef **** (a mammate)

6 pesche mature ma sode
1 mazzetto di verbena fresca o secca (non è obbligatoria, io l'avevo in casa)
200 g zucchero
100 g circa di lingue di gatto
300 g panna da montare
2/3 cucchiai di zucchero
6 fogli di gelatina

pesche noci per la decorazione
2 alzatine da cambiare all'ultimo secondo

Sbucciate le pesche. In una pentola capiente, versate 1,5 l di acqua e i 200 g di zucchero. Aggiungete la verbena e le pesche e fate cuocere circa 15 minuti o fino a che le pesche saranno morbide. Scolatele e lasciatele raffreddare completamente. Levate il nocciolo, fatele a pezzi e mettetene da parte 300 g. Fate a pezzetti le restanti.
Fissare un cerchio da pasticceria a 15 cm di diametro e posarlo sul piatto di servizio. Coprire il bordo interno con un nastro di acetato della stessa altezza; questo permetterà di non avere difficoltà al momento della sformatura.
Mixare con il frullatore ad immersione i 300 g di pesche e scaldarle in un pentolino con 2 cucchiai di zucchero. Aggiungere, fuori dal fuoco, i fogli di gelatina precedentemente ammollati in acqua fredda e strizzati. Mescolare bene per scioglierli nella purea. 
Montare la panna ben soda. Una volta che la purea si è raffreddata, aggiungere la panna delicatamente per non smontarla. Versate la mousse nel cerchio, alternandola con i pezzi di pesche. Non sarà obbligatorio metterne tutte, è possibile che vi avanzi qualche pezzo. Completate con la mousse e lasciare in frigo una notte.
Togliere il cerchio e la fascia di acetato. Decorare con i biscottini e con la frutta fresca.



mercoledì 6 agosto 2014

Confettura di melone e semi di finocchio



Come faccio a convincervi che questa confettura è strabuona ma con i semi di finocchio è paradisiaca? 
Non vi convinco perché il melone è adatto alle diete ma in questa ricetta, tutti i propositi se ne vanno a farsi benedire. 
E non vi convinco perché al matrimonio con il finocchio, vedo già storcere il naso.
Proviamo intanto a partire dall'inizio. 
Il melone classico nell'immaginario collettivo è quello retato (cioè ricoperto da una sorta di reticolato) con la polpa arancione, dolce, succoso ed estivo e si chiama Cantalupo. 
Il modo migliore per scegliere il Cantalupo è quello di rendersi idioti e appoggiare il naso nelle estremità e sniffare. Poi poggiarlo, prenderne un altro e fare la stessa cosa. 
Questo gesto, fatto da centinaia di persone al supermercato, garantisce lo scambio di strafilococchi da narice a narice.
Sto a scherzà. 
Annusate pure. 
Oppure osservate il peduncolo: in un melone maturo, dovrebbe staccarsi da sé, se invece è secco è stato raccolto troppo presto. 
Altri due meloni noti sono quello giallo con buccia liscia, con le grinze verticali con polpa zuccherina e quello invernale, verde scuro liscio con grinze con polpa biancastra che da il meglio di se dopo l'estate, fino ad inverno inoltrato.
Poi ci sono i semi di finocchio che fanno la differenza. La confettura di melone ha  un gusto estivo che viene evidenziato dalle proprietà rinfrescanti dei semi di finocchio. Spalmate un velo (2...3...anche 4) di confettura sul pane e cospargete con qualche seme di finocchio.
Se vi piacciono i 2 gusti da soli, non potrete che inginocchiarvi davanti a questo connubio.
Se invece non vi piace il melone e manco i semi, ma avete letto fino a qui, vuol dire che vi piaccio io, che vi fidate di me e che proverete comunque a farla, nevver?





500 g melone senza buccia (Cantalupo)
200/220 g zucchero (il mio melone era particolarmente dolce e  ho diminuito lo zucchero)
50 ml vino bianco
succo di 1/2 limone
semi di finocchio o anice

Tagliare il melone a pezzetti e metterlo nella pentola per la confettura con lo zucchero. Bagnate con il vino e il succo di limone e lasciate sobbollire per circa 20/30 minuti a fuoco dolce. Per capire se la confettura è pronta, seguite sempre la prova del piattino: prelevate un po' di confettura e mettetela in un piattino che inclinerete. Se la marmellata scorre veloce, prolungare la cottura, se non scorre per nulla la cottura è compromessa se invece scorre piano, anche se sembra ancora liquida, è pronta!
Travasate in vasetti precedentemente sterilizzati.
Gustatela con del pane e con dei semi di finocchio o di anice.


lunedì 4 agosto 2014

Suisse Birchermuesli



Riprendo dolcemente il mio blog. 
Dopo 2 mesi di chiusura forzata da crisi di autostima e perfezionismo deleterio, esco dal letargo e ricomincio dall'inizio.
Anche con le ricette. 
Il Birchermuesli, per gli svizzeri semplicemente bircher (pron: birscer), è un ottimo modo per iniziare la giornata, per continuarla o per finirla. E' una preparazione ideata dal Signor Bircher-Benner, un nutrizionista di Zurigo, cento anni fa or sono. Alla base di questa preparazione ci sono i fiocchi d'avena, la frutta fresca, quella secca, il latte condensato e le mele. Secondo il Signor Bircher, erano proprio le mele con la buccia a essere l'ingrediente più importante. Negli ultimi decenni, il Bircher è uscito dalla regione elvetica e ha fatto il giro del mondo, divenendo un buon compromesso tra alimentazione sana e colazione gustosa. Credo di avere in questo momento almeno 6 pacchi di fiocchi d'avena e 3 tubetti di latte condensato. Questo vi fa dedurre che io ne sia un'assidua consumatrice. 
Fu una delle prime ricette proposte sul mio blog 3 anni fa. 
Zero visite. 
Riapro il blog, riproponendovi questa "pappina" come la chiamano i miei amici, sperando di allargare il giro dei sostenitori "Bircher".
Fatemi sapere.

Ricetta classica originale

4 cucchiai grandi di fiocchi d'avena
8/10 cucchiai di latte intero
2 cucchiaini di succo di limone
1/2 cucchiaio di latte condensato
1/2 mela verde
yogurt
frutta secca (nocciole, noci, mandorle...)
semi (sesamo, semi di girasole, semi di lino...)
frutta fresca di stagione (fragole, lamponi, mirtilli ma anche banana,pere...sconsigliati kiwi e ananas)

In una ciotola versare l'avena e ricoprire con il latte, aggiungere il succo del limone, il latte concentrato. Coprire e far riposare al fresco (in frigo d'estate) per 8/9 ore. Il tempo è relativo, l'importante è che l'avena abbia assorbito tutto il latte e si sia gonfiata. Io lo preparo la sera prima di andare al letto se lo voglio la mattina a colazione e in mattinata se lo voglio per cena. Una volta assorbito, assaggiare e aggiungere altro latte condensato  a seconda dei gusti. Unire lo yogurt a cucchiaiate fino ad ottenere una pappina soda ma cremosa. Unire la famosa mela grattugiata, la frutta secca i semi e la frutta fresca.
Alcune volte viene aggiunta anche la crema a chantilly (panna montata con zucchero a velo) per farne un dessert.



martedì 22 luglio 2014

Stecco lampone e vaniglia


 La mia consierge, ovvero la portinaia, è una persona (presumibilmente donna), che opera e abita nel mio stesso condominio.
Tra me e lei è stato astio a prima vista.
Nonostante questo, è l'unica persona che riesce a tirarmi su di morale.
Quando la incontro in ascensore, lei mi guarda dal suo metro e zero-cinque e io mi sento una specie di star. Una botta di vita alla mia autostima.
Una portinaia classica, da che mondo è mondo, ha i baffi e chiacchera molto.
La mia è l'opposto.
Non ha i baffi, (o almeno non a vista) e  la sua voce mi è pressappoco sconosciuta: non mi ha mai rivolto parola. Al massimo mugugna. Il suo è un saluto molto intimo, diciamo.
Quando sono venuta ad abitare in questo appartamento, ho capito dopo ben 2 mesi che quella che vedevo gironzolare nei pianerottoli il sabato, non era là per distribuire volantini del circo Knie, ma era la consierge del nostro condominio.
"Ahhh, ma lei è la consierge!! Mi scusi, senza baffi non l'avevo riconosciuta..."
Il suo lavoro dovrebbe consistere nel tenere pulito lo stabile, in realtà, spesso manca un po' a questa responsabilità.
Una volta nell'ascensore, un bambino aveva fatto cadere un cono gelato. A terra giacevano le palline di ciocco-vaniglia con il cono sopra, testa in giù, come un'opera pop art.
Ed è rimasto là un'intera giornata.
Le scale le pulisce tutte, dal primo al quinto piano. Salta solo il mio pianerottolo. Forse le sfugge...forse è un po' distratta.
Ma è la Domenica mattina che da il meglio di sé quando scende per togliere le foglie secche dal cortile, con la sua mise preferita.
Hot pants in cotone mostrano cosce color mozzarella di bufala DOP, tempestate di buchi cellulitici.
Gambe con reticolato di vene varicose ma soprattutto calzino bianco alla caviglia, che slancia terribilmente e udite udite, le ballerine, che con il calzino che stringe la caviglia è un vero must.
Tutto questo in soli 105 centimetri di allegria.
C'è chi la Domenica mattina va a correre, chi va a messa, chi a far passeggiare il cane.
Io scendo per vedere la consierge.
Purtroppo entro quest' anno, tutto questo sarà finito.
Cara consierge,
ho saputo che te ne vai, ti trasferisci al tuo paese.
Ti ritiri.
Trallallero.
Cara portinaia dei miei fantasmini,
come farò senza i tuoi borbottii, senza le tue belle cosciotte di pollo anemico la Domenica e senza la tua coinvolgente simpatia?
Quando sono venuta ad abitare qui, non ti sei presentata e non mi hai portato il cesto di madeleines come benvenuto.
Io invece per salutarti, ti ho fatto gli stecchi di gelato da spiaccicarti sulle scale, così avrai un bel ricordo di quella del quinto piano.

Per 8 stecchi

400 g yogurt alla vaniglia
150 g lamponi
1 cucchiaino di miele

Lavorare lo yogurt con il miele, aggiungere i lamponi interi e mescolare con delicatezza fino a che lo yogurt non avrà preso il rosato dei lamponi. Versare nel porta ghiaccioli e mettere in freezer per 10/15 minuti. Passato questo tempo, infilare il bastoncino di legno e portare a congelamento. Sformarli passando il porta ghiaccioli per qualche secondo sotto il getto di acqua bollente.