venerdì 27 febbraio 2015

Treccine cardamomo e cannella


Mi aggiro nel reparto profumeria tra creme e sieri in cerca di qualcosa che possa davvero farmi ringiovanire di 6/7 anni. Facciamo 10 e non se ne parla più.
Colori vivaci, tenui, creme innovative al botulino, creme naturali alle erbe, l'imbarazzo della scelta. E mentre son là beata che cerco di farmi convincere, eccola, si avvicina la Signorina Massima Esperta del Reparto. Giovane e bella quanto basta a farti venire un groppo alla gola. Bionda naturale, viso trasparente leggermente assomigliante ad un cavallo.
-"Posso esserle utile?"
-"Sto cercando una crema magica...!"
-"Ehh Signora, la magia non esiste!"
Partiamo male signorina Cavallo: intanto "Signora " lo va a dire a qualcun'altro. Poi, sei commessa, sei pagata per vendere illusioni, per illudermi che ho necessità del prodotto, che devo comprarlo perché è conveniente, utile e magico. Fallo il tuo lavoro, no?
-"Beh - fa la cavalla - ad esempio c'è questa crema al collagene di babbuino nano che è l'ideale per le palpebre calanti"
-"Palpebre calanti? Ma lo vedrà da sola, non ho mica gli occhi asiatici..."
-"Ehm, sì, no, cioè intendevo calanti nel senso che cadono per via del cedimento, sa alla sua età è normale..."
Ma a questa chi ce l'ha mandata?
Butto in una frazione di secondo, l'occhio sul cartellino appuntato al petto. Leggo
Camilla Lacavalla (nome di fantasia) 
e penso di scrivere una mail all'azienda per far licenziare 'sta giumenta.
Ma la diplomazia è sempre stata una mia virtù e stringendo i denti prendo dalle sue mani la cremina per palpebre flosce. Nella confezione, la descrizione promette una riduzione netta del 40% di rughe, zampe di gallina di orso e di panda del Bengala. Dona lucentezza grazie al sistema innovativo creato dalla NASA (che non hanno niente da fare là) e una pelle liscia come il popò di un bebè.
Mi sto convincendo proprio come quando mi son convinta a comprare la super crema anticellulite e ho scoperto solo dopo averci speso la mamma che funziona solo affiancata a 45 minuti di cyclette veloce, 15 di squat e 2 serie da 50 di flessioni carpiate.
Grazie al cà.
-"Beh, se è veramente così buona la prendo...vediamo se possiamo far qualcosa per queste palpebre che fanno come il Titanic!"
Un punto interrogativo si disegna sul muso equino. Sta a vedere che le devo pure spiegare la battuta.
-"Come il Titanic, cioè colano  a picco, come il traslatantico, sa...quello del film, andai pure a vederlo quando uscì al cinema..."
-"Ahhhh, scusi! E' che io quando è uscito, non ero ancora nata..." nitrisce la ragazza.
E dopo questa perla, la parola cavalla come offesa non mi soddisfa più: mando la mia diplomazia al bar a prendersi un caffé e i miei pensieri creano epiteti più aderenti alla sua figura.
"Grazie dei suoi consigli, ci penso e ripasserò."
La guardo andar via, i capelli fluenti profumati di giovine beltà ondeggiano ai movimenti del corpo perfetto. Braccia sode, pancia piatta, le uniche borse che conosce sono quelle di Vuitton, gambe esili e scattanti e caviglie fini.
Eppure, non ditelo a nessuno ma io  una mezza cipolla all' alluce mi è parsa di vederla. Beh alla sua età, galoppare tutto il giorno sugli zoccoli...


Mi spiace ma con la fretta non ho pensato di fare una foto all'interno, l'impasto è comunque quello delle brioches che potete vedere QUI.

Per 4/5 treccine

190 g farina 00
50 g manitoba
40 g zucchero
1 cucchiaino di cardamomo in polvere
1 cucchiaino di cannella
10 g lievito di birra fresco
60 g latte
2 uova
100 g burro ammorbidito
4 g sale

80 g acqua
60 g zucchero

Unire la farina con lo zucchero, le spezie e il sale in una ciotola. Sciogliere il lievito nel latte tiepido e unirlo agli ingredienti secchi. Impastare brevemente con le mani. Aggiungere anche le uova battute e lavorare l'impasto che sarà molto appiccicoso. Cercare di raggrupparla e lasciarla riposare coperta a campana. Ogni 30 minuti per un paio d' ore, ripiegare la parte esterna verso il centro, facendo il giro completo della ciotola (circa 8 pieghe). Finite le ore di riposo, trasferire l'impasto nella planetaria, azionarla a velocità sostenuta e aggiungere il burro a pezzetti a poco a poco, in modo che possa essere assorbito tutto. Appena è assorbito, spegnete la planetaria e lasciare riposare 10 minuti, coperta. Azionare ancora la macchina e farla lavorare fino a incordatura. L'impasto deve essere omogeneo, lucido, morbido ma non appiccicoso, si deve staccare senza tracce dal cesto della planetaria e dalle mani.
Trasferirla in una ciotola, coprirla con pelllicola e lasciarla in frigo per un paio d'ore.
Lavorare l'impasto per togliere il gas dividerla in 4 palline da circa 138g (o 5 da 110g). Dividere ogni pallina in due parti uguali e formare dei cordini da 40 cm di lunghezza. Unire le estremità e avvolgere le cordicelle l'una con l'altra.
Basterà prendere le estremità delle due corde insieme con la mano sinistra e sollevarle all'altezza dei vostri occhi. Tenere l'estremità bassa di una delle corde con la mano destra e creare dei movimenti rotatori con la mano che tiene le due estremità per far avvolgere la corda su quella tesa dalla mano destra. Avvolgere poi su sé stessa come una chiocciola, nascondendo l'estremità sotto. Trasferire le 4/5 chiocciole distanziate su leccarda coperta da carta forno. Mettere dentro il forno con luce accesa e lasciare lievitare fino al raddoppio (circa 1 ora e mezza-2 ore).
Scaldare il forno a 200°C e inserire un pentolino nella base del forno. Arrivato a temperatura, inserire la leccarda e riempire il pentolino di acqua versandola con un bricco.
Far cuocere fino a doratura per circa 20 min. Non continuare troppo la cottura altrimenti perderanno sofficità.
Preparare uno sciroppo facendo sciogliere lo zucchero con l'acqua, in un pentolino sopra il fuoco.
Una volta sfornate le treccine, quando sono ancora molto calde, trasferirle su una gratella e spennellarle con lo sciroppo.
Far raffreddare.
Una volta fredde, rimangono morbide per diversi giorni, se messe in un sacchetto di plastica per alimenti.


martedì 24 febbraio 2015

Confettura banana e rum


Tre considerazioni in un post.

Se siete nati negli anni '70, anche voi, son sicura, avete tolto le estremità della banana per non rimanere immobilizzati dal virus africano che si annidava sulle punte. 
Intorno a questi anni, si sparse la voce che mangiare la banana per intero, poteva essere pericoloso. Si parlava di batteri nocivi accumulati, uova di insetti e germi alieni che ti paralizzano il sistema nervoso. Io avevo una decina di anni e, neanche a dirlo, questa notizia mi colpì molto. Così tanto che non ho mai più mangiato le punte alle banane. Quando oggi mi capita di vedere qualcuno che la sbuccia e il primo morso è spassionatamente dedicato ai primi 3 cm di punta, ho un sussulto al cuore. Per qualche secondo lo guardo in faccia per assicurarmi che la sua espressione non abbia una paresi.
Sembra che sia una mezza bufala o comunque una notizia partita con un fondo di verità e poi romanzata dal passa parola.
Oggi, con internet, se dicono che Albano è stato rapito, in poco tempo si viene a sapere se è una bufala o no. All'epoca invece c'era il pericolo che potesse trasformarsi e espandersi a livelli mondiali.

Proprio perché oggi è facile informarsi con un click, che non capisco come in tanti si ostinino a chiamare marmellata ogni cosa fatta con frutta e zucchero.
Io stessa, molto prima di aprire il blog, semplicemente ho cliccato su google "differenza tra marmellata e confettura" e non è un concetto difficile: la marmellata per una direttiva comunitaria dell'Unione Europea è solo ed esclusivamente di agrumi.
La confettura riguarda tutte le altre preparazioni: confettura di cachi, di fichi, di banane, di muschio dell'Amazzonia.
Dài, non è difficile.
Marmellata di arance, confettura di pomodori.
Marmellata di bergamotto, confettura di zucca.
Marmellata di pompelmo, confettura di melone.
Right?

Ultima considerazione: sono più una donna orientale che esotica ma la banana mi piace tanto. A parte il fatto che sia ricca di potassio, nelle preparazioni rende tutto più morbido e profumato. Muffins alla banana, pancakes alla banana, torte alla banana e da oggi, anche la confettura alla banana.
Togliete le punte però, che vi si paralizzano gli ospiti.




Per un vasetto

250 g banane sbucciate (circa 2)
125 g zucchero


10 g succo di limone (circa mezzo, piccolo)

30 g acqua

1 cucchiaino di rum


Tagliate le banane a pezzetti e schiacciatele. Versateci sopra il succo di limone e mescolare. In una casseruola per le confetture, unire lo zucchero, l'acqua e le banane. Portare ad ebollizione e abbassare il fuoco. Cuocere per circa 15 minuti, girando continuamente. Controllate lo stato della confettura versandone un cucchiaio su un piattino e inclinandolo: se la confettura scende veloce, continuate la cottura, se scende lentamente, allontanatela dal fuoco: è pronta! Se rimanesse ferma, è da buttare!
Fuori dal fuoco, aggiungere il rum, far raffreddare qualche minuto e versatela in un vasetto sterilizzato. Chiudere con il tappo, rovesciare il vasetto e attendere il raffreddamento completo. Conservare in frigo.

venerdì 20 febbraio 2015

Brioches semplici



Nella mia libreria i libri sono ordinati secondo l'autore o la casa editrice. I props per le foto sono ordinati in mensole a seconda del materiale: vetro e vasetti con bicchieri, bricchi  e piatti con tazze, tovaglioli con nastri e decorazioni. In cucina le spezie sono divise per colore e uso. Nell'armadio, le giacche sono ordinate per spessore e calore.
Ordinatissima e maniacale la Signorina No.
In realtà sfogo tutto il disordine sulla tecnologia.
Tra i tasti del mio computer potete trovare semi di sesamo e prezzemolo essiccato.
In macchina c'è più o meno tutto quello che non dovrebbe esserci. Non posso fare la lista perché la ignoro anche io.
Posso mai avere una reflex linda?
Porto la fotocamera per la pulizia approfondita, il tipo la prende in mano, la esamina, inforca gli occhiali e esclama:
-"Beh, in effetti ha raccolto un po' di sabbia...fa foto al mare?"
-"Ehm, no, scatto spesso in casa a dir la verità."
-"Ah, strano, c'è una polvere molto spessa per essere semplice polvere."
Leva gli occhiali e inforca la lente oculare.
Faccia stralunata e perplessa.
-"Scusi ma lei la macchina la copre, la tiene al riparo? Qui c'è polvere..bianca! Ma cos'è?Sembra fari..."
-"Coca! E' coca, cocaina, sà, c'ho il vizietto..."
Vi assicuro che c'erano meno problemi a dire che sono una tossica che non una food blogger.




Questa ricetta nasce dal bisogno di una colazione soffice ma semplice. Sono partita dalla base della brioche di Emmanuel e l'ho variata in tempi e lievitazione.
Come potete vedere la texture è veramente caruccia e dentro una busta da alimenti si conservano benissimo per diversi giorni.
Veramente soddisfatta.




190 g farina 00
50 g manitoba
40 g zucchero
10 g lievito di birra fresco
60 g latte
2 uova
100 g burro ammorbidito
4 g sale

1 uovo battuto
granella di zucchero




Unire la farina con lo zucchero, il sale in una ciotola. Sciogliere il lievito nel latte tiepido e unirlo agli ingredienti secchi. Impastare brevemente con le mani. Aggiungere anche le uova battute e lavorare l'impasto che sarà molto appiccicoso. Cercare di raggrupparla e lasciarla riposare coperta a campana. Ogni 30 minuti per un paio d' ore, ripiegare la parte esterna verso il centro, facendo il giro completo della ciotola (circa 8 pieghe). Finite le ore di riposo, trasferire l'impasto nella planetaria, azionarla a velocità sostenuta e aggiungere il burro a pezzetti a poco a poco, in modo che possa essere assorbito tutto. Appena è assorbito, spegnete la planetaria e lasciare riposare 10 minuti, coperta. Azionare ancora la macchina e farla lavorare fino a incordatura. L'impasto deve essere omogeneo, lucido, morbido ma non appiccicoso, si deve staccare senza tracce dal cesto della planetaria e dalle mani.




Trasferirla in una ciotola, coprirla con pelllicola e lasciarla in frigo per un paio d'ore.
Lavorare l'impasto per togliere il gas dividerla in 9 palline da 50 g, pirlarle per renderle perfettamente lisce e tonde e disporle distanziate sulla placca coperta di carta da forno. Lasciare lievitare fino al raddoppio (circa 1 ora e mezza-2 ore).
Battere leggermente un uovo e spennellare delicatamente la superficie delle brioches. Creare un paio di tagli , pinzando con la forbice e distribuire la granella.
Scaldare il forno a 200°C e inserire un pentolino nella base del forno. Arrivato a temperatura, inserire la leccarda e riempire il pentolino di acqua versandola con un bricco.
Far cuocere fino a doratura per circa 20 min.
Far raffreddare su gratella. Una volta fredde, rimangono morbide se messe in un sacchetto di plastica per alimenti.






mercoledì 18 febbraio 2015

Biscotti d'avena


Se pensate di avere davanti dei biscotti dietetici, scordatevelo.  I quasi 4 etti di avena potrebbero ingannare e far dimenticare che dietro i fiocchi si nascondono delle insane quantità di burro e zucchero.
L'avena ha tantissimi benefici, dà subito sazietà quindi è indicato per le diete dimagranti, è molto digeribile, è ricca di vitamine e sali minerali ed essendo ricca di fibre è ottima per il transito.
Il problema è che in questa ricetta la Moniqù, ha mescolato l'avena con grassi e zuccheri, distruggendo ogni genere di virtù.
Nessun problema: la soluzione è di convincersi che la dose che prevale è quella di avena.
Poi però, giusto come consiglio spassionato, una corsetta intorno al condominio fatevela che il burro c'ha sto viziaccio di attaccarsi alle cosce...


Per circa 30 biscotti

175 g burro
275 g zucchero di canna
1 uovo
4 cucchiai d'acqua
370 g focchi d'avena
140 g farina comune
1 pizzico di sale
1/2 cucchiaino bicarbonato

Riscaldare il forno a 180°.
Lavorare il burro a pomata, unire lo zucchero e successivamente l'uovo e l'acqua fino a rendere l'impasto omogeneo. In un'altra ciotola, unire l'avena con il sale, la farina e il bicarbonato. Gradualmente unire gli ingredienti secchi alla crema di burro. Lavorare anche con le mani, molto bene, per amalgamare il tutto.
formare delle palline di peso uguale (28 g) e schiacciarle nel fondo di pirottini in silicone. Infornare per 10/15 minuti. Non cuocere troppo altrimenti si induriscono. Far raffreddare su gratella, conservare in una scatola di latta.





sabato 14 febbraio 2015

Garlic Bread



 Garlic bread, pain à l'ail, pane all'aglio. 
Una specialità australiana dalla quale non se ne esce vivi. E' tanto deliziosa  quanto pericolosa per ovvie ragioni.
E la cioccolata è buona ma fa ingrassare, e i fritti son buoni ma fan male, e gli affettati alzano il colesterolo e i dolci fanno venire il diabete e l'aglio fa bene, è sano, ne puoi mangiare quanto vuoi ma devi rinunciare alla vita sociale.
Dico io, ma è mai possibile che ogni santa cosa stra-buona e stra-bella a questo mondo, deve essere consumata sempre con parsimonia e attenzione?
Eccheppalle.
Io sogno un pranzo fatto di ciambelle fritte nell'olio fritto, cozze al guazzetto in quantità da reggimento, salamini super piccanti, cioccolata a colate laviche e mandorle con pistacchi e pinoli a pioggia.
Ma soprattutto pane, pane, pane con burro, burro e aglio, aglio.
Tra l'altro scaccia vampiri, spiriti maligni e talvolta rompicojoni.
Vale la pena.






2 baguettes da 250 g
50 gr burro
1 testa di aglio
1 cucchiaino sale
1 manciata di prezzemolo tagliuzzato


Tagliare le baguettes a fette di circa 1 cm, senza andare a fondo con il taglio. Questo permetterà di infornarlo con le fette l'una accanto all'altra. Tenere il burro a temperatura ambiente fino a che può essere lavorato a pomata. Nel frattempo tagliare la "calotta" della testa d'aglio, metterla su leccarda coperta di carta da forno. Versarci un filo d'olio sopra e infornare per 30 min o fino a quando son teneri. Spremere l'aglio, come se fosse un limone in modo da farlo uscire e dividerlo dalla buccia. Aggiungerlo al burro e unire anche il sale e il prezzemolo. Mescolare bene e imburrare le fette di pane. Se avanza, potete anche spalmarlo sopra la crosta. Avvolgere ogni baguettes  con carta stagnola e infornare a 180° per 10 minuti. Aprire la carta argentata e far cuocere per qualche minuto per ottenere una crosta croccante. Servire caldo, tiepido o anche freddo.






mercoledì 11 febbraio 2015

Bugnes Lyonnaises


Ho temuto il peggio.

Io non faccio mai ricette di Natale per Natale, le uova pasquali per Pasqua o i cuori per San Valentino e tanto meno le frittelle per Carnevale. 
E' più forte di me: l'anticonformismo ereditato da mio padre è ben saldo nel mio carattere da Signorina No.
Inoltre non sono mai à la page, quindi ricordo di fare le frittelle sempre quando l'onda è passata. Ultimo deterrente: non ho cappa in cucina (oddio, forse non si può nemmeno chiamare cucina quella che ho), indi friggere è deleterio non solo per me ma per tutto il condominio.
Ho temuto il peggio quando mi son resa conto di aver comprato l'olio di semi per friggere perché avevo deciso di fare le frittelle proprio come una normale foodblogger farebbe in questo periodo. Sto invecchiando? La Signorina No si sta addolcendo e sta lasciando il posto ad una vecchina tutta sorrisi e frittelle da zuccherare?
Ho temuto il peggio anche quando in 40 minuti netti ho pesato, impastato, fritto e fotografato per avere anche io la mia ricetta di Carnevale sul blog.
Si chiamano Bugnes, vengono da Lione e sono dei bignet dolci, fritti che vengono preparati per il Martedì Grasso. Le origini sono antichissime e la loro forma è infiocchettata: vengono tagliati dei rombi, incisi al centro e rovesciato l'angolo all'interno del taglio. 
Sì, ho temuto il peggio ma mi son consolata quando ho pensato che vengono aromatizzate con fleur d'oranger oppure rhum. 
E a me non piace né l'uno né l'altro.
Pfiuu, stavo per perdere la faccia da Signorina No.



Per circa 40/50 bugnes

400 g farina comune
3 uova
15 g lievito per dolci
1 pizzico di sale
15 g vanillina
60 g burro
250 ml latte
3 cucchiai zucchero semolato

olio di semi
zucchero semolato

Unite farina, il sale, lo zucchero, la vanillina e il lievito in una ciotola. Unire le uova intere e mescolare con un cucchiaio di legno. In un pentolino far sciogliere a fuoco dolce il burro nel latte. Far raffreddare un po' e versarlo nella ciotola. Lavorare con le mani a lungo fino ad ottenere un impasto omogeneo. stenderlo a circa 5mm e ritagliarci dei rombi. Come vuole la tradizione, incidere al centro da angolo a angolo e ripiegare l'angolo superiore all'interno del taglio per rigirare il rombo su sé stesso. Friggere in olio caldo (165° circa) , sgocciolarli e passarli nello zucchero semolato. Servire caldi!










giovedì 5 febbraio 2015

Granola alle mandorle


Son partita con il massimo della volontà: fare una ricetta presa dal bel libro What Katie Eat, che il mio socio in affari Luca, mi ha offerto durante uno dei nostri corsi di food photography (piccolo spazio pubblicità).
Eppure, anche con l'intenzione di seguire alla lettera la sua ricetta di granola, avevo voglia di correggerla, sistemarla, variarla fino a che mi son resa conto che tra la sua e la mia è rimasto solo un ingrediente in comune: Luca.
Intanto parliamo di granola: ma cos'è? Chi la vede pensa al muesli, ma tra i due c'è una differenza sostanziale.
Il muesli è l'insieme di cereali, frutta secca, semi e si usano a crudo per le colazioni con latte, yogurt e frutta fresca.
La granola è l'insieme di questi cereali e frutta secca, uniti in scaglie più o meno piccole, grazie al collante di miele, sciroppo o zucchero.
E' più croccante e golosa del muesli, la si usa nella stessa maniera ed è proposta in una infinità di varianti.
Io ho messo le mandorle come ingrediente padrone, ma ci ho provato anche con le noci pecan e i frutti esotici essiccati.
La ricetta che vi propongo è da leggere e cambiare a vostro piacimento: levate le mandorle, mettete le nocciole, aumentate l'avena, diminuite il riso soffiato, insomma tra la mia e la vostra deve rimanere solo un ingrediente in comune: Monique.




190 g d' avena/orzo...
80 g riso soffiato
2 cucchiai farina di riso
100 g zucchero
80 g mandorle non sbucciate
60 g olio di cocco*
2/3 gocce essenza di vaniglia
50 g acqua

Scaldare il forno a 150°.
Mescolare gli ingredienti secchi tra loro. 
Unire l'acqua un po' tiepida allo zucchero per creare uno sciroppo, aggiungere anche l'olio di cocco (facendolo prima sciogliere brevemente a bagnomaria)
Unire i secchi con i liquidi e mescolare molto bene.
Versare sulla leccarda coperta di carta forno (non schiacciare!) e infornare per 1 ora, o fino a doratura. Il mélange sarà ancora morbido. Fatelo raffreddare molto bene e conservarlo lontano dall'umidità.
Vi consiglio di far dosi piccole per evitare che la granola, nel tempo, sia attaccata dall'umido e perda croccantezza ma se dovesse succedere, infilatela per qualche minuto in forno.
Non ho usato lo zucchero di canna perché a mio avviso non si scioglie come il semolato e non volevo rischiare di ottenere una granola con zucchero granuloso.
*Se non trovate l'olio di cocco, potete usare come ingrediente liquido, lo sciroppo di acero, l'olio di semi (o di canola) e il miele in parti uguali. Aggiungetelo ai cereali in quantità sufficienti per amalgamare. Aggiungete ai cereali un paio di cucchiai rasi di cocco grattugiato che dona freschezza e un buonissimo sapore alla granola.


lunedì 26 gennaio 2015

Pagnotte di semola


La conferma di amore vero non la si ha proteggendolo, ma mettendolo sempre alla prova, sottoponendolo alle difficoltà e alla concorrenza. E' così che ho scoperto che l'amore che avevo per maestro Emmanuel non è mai scemato. 
L'ho scoperto tradendolo per  un colpo di fulmine di nome Basil.
Basil Kamir ha aperto negli anni '70 una vecchia boulangerie a Parigi in Rue Vercingétorix, nel XIVesimo arrondissement. Da completo autodidatta ha iniziato il suo percorso come fornaio e il commercio di pane e viennoiseries. La boulangerie ha ancora i forni del 1900 intatti che creano un'atmosfera antica legando perfettamente con l'anima contadina di pane e farine.
Lui è davvero brutto (ahò, l'ho detto...), però l'abito non fa il monaco e mi son fidata. Mi son lanciata tra le sue braccia e mi son pure svenata per comprare il suo libro e poter realizzare quello che ho visto nascere dai suoi gesti, da come ruotava, piegava e lavorava l'impasto.
La sua forza non è nella bontà del suo pane, bisogna esser sinceri (baguette costosissima con un po' troppo sentore di acido...), ma in quella di saper portare alla luce vecchie tecniche della tradizione panificatoria.
In questo caso è una sorta di metodo "water roux" che permette di imprigionare l'acqua nell'impasto, rendendo la mollica molto morbida per diversi giorni.
In pratica si ha una crosta da pane cotto a legna e una mollica da pan carré.
Basil però, per rendere più popolare il suo libro, ha aumentato le dosi di lievito per poter ridurre i tempi di lievitazione e saltato qualche passaggio per me necessario e io, pur non essendo esperta in panificazione, ho lievemente rabbrividito all'uso massiccio di lievito al quale non sono più abituata e alla superficialità della spiegazione.

Mi son studiata la ricetta, ho diminuito di qua, aumentato di là, cambiato di sù e ribaltato di giù. Insomma, se dicessi che ho corretto la ricetta del maestro Kamir, pare brutto?
Così anche lui cade nella lista di quei personaggi che invece di fare un libro di ricette con dosi commerciali, avrebbero fatto meglio a stare al bistrò a bersi un Pastis.


Il pane (con le mie correzioni) lo posto per rispetto ai soldi spesi, per mero rispetto al pane, per il gongolamento di essere riuscita a tirar fuori un buon pane da una ricetta da interpretare ma soprattutto perché mi son pentita di aver tradito il mio grande amore.
Emmanuel, t'amo ancora.
Foreva endeva.






Si tratta di un pane con crosta croccante e interno poco alveolato ma morbidissimo tipo pane a cassetta.

Per 3 pagnotte da circa 330 g

120 g semola di grano duro
300 g acqua bollente
380 g farina 00
175 g acqua
25 g olio extravergine d'oliva
10 g sale
5 g lievito fresco

In una ciotola versare la farina di grano duro e poi l'acqua bollente, mescolare bene, coprire con pellicola e lasciare in frigo per un paio d'ore. 
Preparare una fontana con la farina 00, sciogliere il lievito in acqua leggermente tiepida e versarla al centro. Lavorare con la punta delle dita, aggiungere man mano l'olio e infine il sale.
Appena tutto è amalgamato, unire il mélange farina-acqua a poco a poco. L'impasto sarà sempre più appiccicoso e molle. Appena è omogeneo, coprire con pellicola e fate lievitare al raddoppio, circa 4 ore. Ogni ora, date delle pieghe semplici portando la parte esterna verso il centro come queste.
Una volta raggiunto il raddoppio, sul piano di lavoro, fate delle pieghe facendo cadere l'impasto come in questo video, per una decina di volte.
Lasciare riposare ancora mezz'ora.
Dividere l'impasto in 3 parti, ripiegate su se stesse in modo da formare delle palline omogenee e disporle distanti sulla placca ricoperta di carta da forno. Lasciare lievitare ancora mezz'ora dentro il forno con la sola luce accesa. 
Togliere le pagnotte dal forno e accenderlo 230°.
Cospargere le pagnotte di farina con l'aiuto del setaccio. Praticare dei tagli a croce con lama a 45° e infornare, inserendo nella base del forno, un pentolino con acqua bollente che sprigionerà vapore e sarà utile per creare la crosta croccante.
Far cuocere per circa 30 minuti o fino  a doratura. Controllare la cottura, battendo con il dorso del cucchiaio la base del pane. Se il suono sarà come se dentro fosse pieno, farlo cuocere ancora, se invece il suono sarà come se dentro fosse vuoto, il pane è pronto. Fatelo raffreddare completamente su gratella.









lunedì 12 gennaio 2015

Maritozzi alla panna


L'ultimo anno delle superiori è stato caratterizzato da Sabati mattina nel bar di fronte alla scuola, per l'agognato e meritato maritozzo. Era una colazione che non conoscevo prima e che ho adorato da subito. Sono stata colpita prima dal nome originale e poi dalla dolcezza della brioche, molto diversa dal classico cornetto che avevo avuto modo di assaggiare.
Credo che nei sabati con interrogazione a tappeto, mi sono anche concessa il bis. Una volta diplomata il maritozzo è sparito dai miei sabati, dalle mie colazioni e dalla mia vista. 
Pochi giorni fa, mio figlio ormai in partenza verso il simpatico e solare mondo dell'adolescenza, entra a casa ciondolante, lamentandosi ad ogni movimento:
-"Mamma sto malissimo, avrò la febbre a 40°, ho l'ebola, sto morendo"
Tocco la fronte, lievemente calda. Lo sdraio sul letto, lo devo svestire, muovere, consolare. E' un cataclisma, la voce e l'intonazione sono quelle di un morente in attesa dell'estrema unzione. 
Gli misuro la febbre: il termometro si sforza di arrivare a 37,1.
Tzé, uomini.
'Nnaggia a loro.
Si addormenta in 15 secondi netti, rimango in silenzio a pensare che tra poco sarà un vero uomo e poi, probabile, un marito, il classico marito che a 37° di febbre fa chiamare il prete. 
Marito...maritozzo...chissà se è tanto difficile la ricetta mi chiedo passando da mode: mamma a mode: foodblogger. Ne trovo una, l'unica che non esagera con l'uovo né con quantità Montersiniane. Il silenzio ambulatoriale e il fatto che in casa, per destino, avessi tutti gli ingredienti, mi ha fatto scattare dalla sedia e iniziare l'impasto per la brioche. 
E mentre il futuro marito(zzo) di qualche (s)fortunata giovane moglie se la dormiva, io alle 23 spaccate avevo bello che farcito, un leggerissimo dolce romano, il ricordo di un bel sabato senza interrogazione, il peso piuma delle brioche e il peso morto sulle cosce.
Tzé, maritozzi.
'Nnaggia a loro.



Per 9 maritozzi
(da Vale, cucina e fantasia, leggermente modificata)

200 g farina 00
150 g manitoba
12 g lievito fresco
50 g burro
90 g zucchero
220 g latte 
scorza d'arancia non trattata
10 g miele
1 uovo

200 ml acqua
150 g zucchero
panna montata
zucchero a velo




Intiepidire leggermente il latte, versarlo in una ciotolina e scioglierci il lievito fresco aggiungendo anche un cucchiaino di zucchero. Nella planetaria mettere le due farine e l'uovo. Azionare la macchina e far lavorare unendo il lievito. Aggiungere poco alla volta i pezzetti di burro avendo cura di aggiungere un pezzo solo quando il precedente è stato ben assorbito. Unire un po' di scorza di arancia, il miele e lo zucchero. Aumentare la velocità e lasciar lavorare per una decina di minuti  fino a incordatura. L'impasto deve completamente staccarsi dalle pareti del cestello e arrotolarsi al gancio. Dovrà essere liscio, elastico anche se lievemente appiccicoso.
Trasferire in una ciotola lievemente infarinata, coprire con un pellicola e lasciar riposare fino al raddoppio. Rovesciarla su un tavolo di lavoro e dividere l'impasto in pezzature da 80 g. Pirlate le palline, date una forma leggermente o molto ovale/allungata e disponetele su carta da forno (ci vorranno 2 teglie). Coprite con pellicola: sistemare delle ciotoline capovolte o dei bicchieri accanto alla teglia e coprire tutto con pellicola, in questo modo si creerà l'ambiente ideale per la lievitazione e la pellicola nello stesso tempo non sarà a contatto con l'impasto ma sollevata dall'altezza dei bicchieri. Lasciar lievitare fino al raddoppio. 
Riscaldare il forno a 180°,infornare i maritozzi per circa 15 minuti o fino a doratura. Nel frattempo preparare lo sciroppo: mettere l'acqua sul fuoco in un pentolino, aggiungere lo zucchero e farlo sciogliere. Appena i maritozzi sono usciti dal forno e avete controllato la cottura, spennellate con lo sciroppo e lasciate raffreddare completamente su una gratella o sulla stessa carta forno. Tagliate in due e farcire con la panna montata e una spolverata di zucchero a velo.









martedì 6 gennaio 2015

Tarte Cappuccino



Bleah.
Non mi piace il cappuccino, non mi piace l'odore, non mi piace la schiuma e soprattutto non posso vedere il momento in cui al bar leccano il cucchiaino dopo aver girato il cappuccio. 
Eh, lo so che sono l'unica donna nella terra a non amare il cappuccino ma mica mi chiamo Signorina Sì, io...
Con il caffé ho un rapporto psicotico invece: non reggo la caffeina, nemmeno quella in percentuale inesistente del decaffeinato. Vado in iperattività, sembro Benny Hill negli sketch velocizzati, mi sembra anche di sentire la musichetta.
Offrirmi qualcosa al bar è tragico. Mi sento Sally al ristorante con Harry. Non so mai cosa prendere. L'aranciata fresca non è mai di mio gradimento: le arance sono sempre troppo rosse, troppo piccole, troppo arancioni. Il succo di frutta non è mai alla pesca che è l'unico gusto che bevo, il latte fresco mi fa passare 15 minuti di agonia, quello a lunga conservazione deve essere della marca che dico io e prendere un whisky alle 9 di mattina fa brutto.
-"Ehi, come va? Vieni che ti offro un caffé."
-"No grazie non lo bevo."
-"Sì, ma non è che devi prendere per forza un caffè, è un modo di dire, ti offro un thè."
-"No, grazie."
-"Ma vedi che pago io eh!"
-"No, davvero, grazie."
-"Un cappuccino lo vuoi?"
-"Non mi piace."
-"Un latte?"
-"Non lo digerisco."
-"Succo?"
-No."
-Una."
-"No."
-"Un."
-"No."
Invitarmi al bar non è una bella idea, meglio una passeggiata, davvero.
O una tegliata di cozze. Al guazzetto.

Eppure questa tarte (dal libro Les basiques Chocolat) me la guardavo da 1 anno e mi ripromettevo di farla nel week end. Di fine settimana ne son passati 52, finalmente è arrivato il momento giusto e mi son messa all'opera.
Ora la congelo a quadrotti e ogni volta che qualcuno mi invita al bar, me la porto dietro, almeno posso dire di aver preso un cappuccino.






Note: per questa tarte ho usato l'unica teglia ondulata che avevo di 15x20 cm ma mi è avanzata crema e frolla, vi consiglio secondo i miei calcoli una teglia più grande tipo di 17x23 o 20x25

Per la frolla al cacao

140 g burro
100 g zucchero
1 uovo
200 g farina
50 g farina di mandorle
1 cucchiaino estratto di vaniglia
10 g cacao amaro in polvere

Lavorare il burro con lo zucchero fino ad ottenere una consistenza cremosa, unire l'uovo e mescolare. Aggiungere la farina con la farina di mandorle il cacao e l'estratto di vaniglia. lavorare con le mani fredde per ottenere una frolla omogenea. Avvolgere con pellicola e lasciare riposare in frigo per circa 30/45 minuti. Deve essersi indurita ma deve essere ancora lavorabile.
Spennellare la teglia con del burro fuso, cospargere di cacao e battere per togliere l'eccesso. Stendere la frolla a meno di 1 cm di spessore, adagiarla nella teglia, bordare e punzecchiare con la forchetta. Mettere in freezer per almeno 15 minuti (questa operazione aiuterà la frolla a conservare la forma dei bordi. Riempire di legumi secchi o perle di ceramica e infornare a 180° per circa 20 minuti. Fuori dal forno sarà ancora morbida, fatela raffreddare completamente prima di sformarla e lasciarla riposare su una gratella.



Nel frattempo preparare la crema di mascarpone:

250 g mascarpone
1 cucchiaino di caffè liofilizzato in 50 ml di acqua
2 cucchiaini di zucchero

Far bollire l'acqua e versarla sul caffè e lo zucchero, mescolare bene e far raffreddare completamente.
Lavorare con un frusta elettrica il mascarpone e unire a poco a poco il caffè.
Con l'aiuto di un cucchiaio spalmare la crema sopra la tarte e pareggiare. Conservare in frigo.
Preparare la ganache al caffé

250 g cioccolato al 64%
200 ml panna per la ganache
150 ml di panna per la chantilly
1 cucchiaino di caffé liofilizzato

Tagliare a coltello la cioccolata fredda di frigo in piccoli pezzi e porla in una ciotola capiente e conservare ancora in frigo.
Portare ad ebollizione i 200 ml di panna con il caffè e versarla bollente sul cioccolato. Con la frustina mescolare velocemente in modo da sciogliere il cioccolato e ottenere una crema densa. Montare i 150 ml di panna a chantilly e unirla alla crema raffreddata con movimenti dall'alto verso il basso, delicatamente. Lasciare in frigo per 1 ora.
Riempire una sac à poche e decorare la tarte con la ganache.
Conservare in frigo fino al momento di servire.


Message privé: et toi, tu m'offriras quoi, Mad?

Con questa ricetta partecipo al contest Di Ambra di Il gattoghiotto   "Mi regali una ricetta?"


In collaborazione con CuoreDi