martedì 22 luglio 2014

Stecco lampone e vaniglia


 La mia consierge, ovvero la portinaia, è una persona (presumibilmente donna), che opera e abita nel mio stesso condominio.
Tra me e lei è stato astio a prima vista.
Nonostante questo, è l'unica persona che riesce a tirarmi su di morale.
Quando la incontro in ascensore, lei mi guarda dal suo metro e zero-cinque e io mi sento una specie di star. Una botta di vita alla mia autostima.
Una portinaia classica, da che mondo è mondo, ha i baffi e chiacchera molto.
La mia è l'opposto.
Non ha i baffi, (o almeno non a vista) e  la sua voce mi è pressappoco sconosciuta: non mi ha mai rivolto parola. Al massimo mugugna. Il suo è un saluto molto intimo, diciamo.
Quando sono venuta ad abitare in questo appartamento, ho capito dopo ben 2 mesi che quella che vedevo gironzolare nei pianerottoli il sabato, non era là per distribuire volantini del circo Knie, ma era la consierge del nostro condominio.
"Ahhh, ma lei è la consierge!! Mi scusi, senza baffi non l'avevo riconosciuta..."
Il suo lavoro dovrebbe consistere nel tenere pulito lo stabile, in realtà, spesso manca un po' a questa responsabilità.
Una volta nell'ascensore, un bambino aveva fatto cadere un cono gelato. A terra giacevano le palline di ciocco-vaniglia con il cono sopra. a testa in giù, come un'opera pop art.
Ed è rimasto là un'intera giornata.
Le scale le pulisce tutte, dal primo al quinto piano. Salta solo il mio pianerottolo. Forse le sfugge...forse è un po' distratta.
Ma è la Domenica mattina che da il meglio di sé quando scende per togliere le foglie secche dal cortile, con la sua mise preferita.
Hot pants in cotone mostrano cosce color mozzarella di bufala DOP, tempestate di buchi cellulitici.
Gambe con reticolato di vene varicose ma soprattutto calzino bianco alla caviglia, che slancia terribilmente e udite udite, le ballerine, che con il calzino che stringe la caviglia è un vero must.
Tutto questo in soli 105 centimetri di allegria.
C'è chi la Domenica mattina va a correre, chi va a messa, chi a far passeggiare il cane.
Io scendo per vedere la consierge.
Purtroppo entro quest' anno, tutto questo sarà finito.
Cara consierge,
ho saputo che te ne vai, ti trasferisci al tuo paese.
Ti ritiri.
Trallallero.
Cara portinaia dei miei fantasmini,
come farò senza i tuoi borbottii, senza le tue belle cosciotte di pollo anemico la Domenica e senza la tua coinvolgente simpatia?
Quando sono venuta ad abitare qui, non ti sei presentata e non mi hai portato il cesto di madeleines come benvenuto.
Io invece per salutarti, ti ho fatto gli stecchi di gelato da spiaccicarti sulle scale, così avrai un bel ricordo di quella del quinto piano.

Per 8 stecchi

400 g yogurt alla vaniglia
150 g lamponi
1 cucchiaino di miele

Lavorare lo yogurt con il miele, aggiungere i lamponi interi e mescolare con delicatezza fino a che lo yogurt non avrà preso il rosato dei lamponi. Versare nel porta ghiaccioli e mettere in freezer per 10/15 minuti. Passato questo tempo, infilare il bastoncino di legno e portare a congelamento. Sformarli passando il porta ghiaccioli per qualche secondo sotto il getto di acqua bollente.


lunedì 14 luglio 2014

Millefoglie di mela verde e salmone



Cucù!
Siete tutti in vacanza?
Ma sì, vi vedo là, sotto l'ombrellone o (l'ombrello?) a annoiarvi e a pensare sempre alla stessa cosa: cosa cucino domani?
Vi suggerisco una cosetta simpatica.
E' uscito Taste&More, che tradotto significa "mazza quante belle ricettine che ci sono!"
E' un numero speciale, un numero che è tutto un brivido: gelati, sorbetti, insalate fresche di verdura o frutta.
O millefoglie di mela verde con salmone e formaggio.
Sìsì, sono orgogliona di dirvi che da questo numero collaborerò con il pimpante gruppo di Taste&More.
Quindi, io suggerisco a voi di guardarvi il numero speciale fresh edition summer
ON LINE, GRATIS, SFOGLIABILE SUBITO!
Voi, suggeritelo al vicino di ombrellone (o ombrello?).
Buona visione!





sabato 14 giugno 2014

Gâteau de crêpes


Di sfuggita scorro le immagini di Pinterest e m'imbatto su un gateau di crêpes. 
Foto magnifica, speciale. 
Come sempre ero di fretta, chiudo tutto e continuo la mia giornata.
Quella foto continuava  a fare capolino tra i miei pensieri. 
La dovevo fare.
La volevo fare per aggiungere qualche dolce al mio blog molto salato.
La volevo fare per l'originalità ma soprattutto per quella sfida antipatica e irriverente che è per me la fotografia.
Il risultato fotografico è lontano anni luce dalla mia ispirazione, ma il gâteau, non so, qualcosa mi dice che è più buono il mio di quello visto su Pinterest.
Ed è già qualcosa per un blog, anche se per me non è abbastanza...






Per 22 crêpes da 15 cm di diametro

100 g farina
100 g maizena
4 uova
500 ml latte 


In una ciotola versare il latte. Unire la farina, la maizena e lo zucchero facendoli scendere attraverso un setaccio, per non creare grumi e mescolare bene con una frustina. Battere brevemente le uova e unirle al composto. Coprire e far riposare in frigo per 30 min.

Scaldare una padella di 15 cm di diametro e passare con un pennello un po' d'olio. Versare un mestolo di composto e far cuocere per circa 1 minuto. Appena i bordi si saranno rialzati, girare la crêpe  e cuocere 1 minuto dall'altro lato. Continuare fino a fine composto, impilando man mano le crêpes. 




Per la farcia
300 g mascarpone
90 g latte condensato
200/250 g confettura di lamponi
100 g panna montata
lamponi 

Lavorare il mascarpone con le fruste e aggiungere il latte. Montare la panna e unirla delicatamente. Posare la crêpe sul piatto da portata. Spalmare con un velo di confettura. Con la sac à poche riempita di crema di mascarpone disegnare un paio di cerchi, uno verso l'interno, uno più all'esterno. Adagiare la seconda crêpes premendo un po' con i palmi delle mani e continuare con gli ingredienti, alternandoli.
Sistemare l'ultima crêpe, creare delle decorazioni con la restante crema e dei lamponi freschi.
Far riposare in frigo qualche 6/7 ore.
Togliere dal frigo qualche minuto prima di tagliata a fette.
Si serve con forchettina e coltello.


mercoledì 11 giugno 2014

Crêpes Ciocco&Avena


Le donne, si sa, devono pagare delle rate.
Mensili.
Gli uomini invece sono esenti da questi pagamenti, ma risentono ugualmente del peso delle fatture.
E' un momento, quello del pagamento, che divide drasticamente il mondo rosa da quello azzurro. 
L'universo femminile è già incomprensibile nella quotidianità, figuriamoci nel momento della rateizzazione mensile.
Così ho pensato di stilare 10 regoline salva-settimana per uomini disperati.

1- Ipersensibilità
Poco prima del pagamento è assolutamente vietato:

  • Fare qualsiasi nome di donna (Belen, Monicabellucci, Shakira...) 
  • Parlare di diete, modelle e amiche senza cellulite. 
  • Fare nomi di oggetti che finiscono con la A in quanto femminili (tastiera, motocicletta, squadra, partita, macchina, birra)

2- Irritabilità:
Se ti dice: domani pagherò la mia rata mensile, non ti sta informando.
Ti sta dicendo "Ogni cosa che dirai, potrà essere usato contro di te".

3- Lacrima facile
Assolutamente vietato farle guardare:

  • L'incompreso 
  • Titanic 
  • Ghost 
  • C'è posta per te 
  • Il filmino delle vacanze estate '88, quando lei era 10 chili meno.
  • Foto dell'amica senza cellulite

4- Assolutamente vietato fare riferimento a frasi che contengono parole come:

  • Pancia piatta
  • Cosce affusolate
  • Tette proporzionate
  • Viso levigato 
  • Animali abbandonati
  • Come-si-chiamava-quella-tua-amica-figa-senza-cellulite-nella-foto

5- Assolutamente vietato dirle che è bella, potrebbe offendersi non sentendosi intelligente.

6- Vietato dirle che è intelligente perché escluderebbe il fatto che sia bella.

7- Mettetevi in testa che, in quella settimana, tra una donna e un pitbull, l'unica differenza è il rossetto.

8- Se la trovate che si spalma la Nutella sopra un Tegolino e ci sbriciola sopra i Pan di Stelle, evitate di dirle il checchessiacosa.
La reazione sarà quella di un pitbull.
Senza rossetto.

9- Cercate di evitare come la peste la frase mi-sento-brutta-grassa-e-inutile.

  • Se le dite che non è vero, lei vi dirà che non la capite e  che state mentendo. 
  • Se le direte che è vero, lei vi dirà che non la capite e che state mentendo.
  • Se state zitti, vi dirà che non l'ascoltate. 
  • Se ve ne andate, vi dirà che che non si sente considerata. 

10- In caso di mancato pagamento, è assolutamente vietato chiedere "Sei sicura?".
Se lei ti dice che non ha pagato, vuol dire che non ha pagato.
In questo caso, lei smetterà di versare le rate per almeno 9 mesi.
Ma il turno di pagare sarà il vostro.



Da una ricetta di Emilie Perrin

Per 8 crepes

150 g farina
50 g fiocchi d'avena
2 uova
2 cucchiai di zucchero
2 cucchiai cacao amaro in polvere
350 ml latte

olio
panna montata 



In una grande ciotola, sbattere le uova e aggiungere la farina e lo zucchero. Unire anche il latte. Mescolare con la frusta a mano e aggiungere per ultimi i fiocchi d'avena e il cacao.
Lasciare riposare per 1 ora in frigo.
Spennellate con l'olio, un pentolino di circa 20 cm di diametro e far riscaldare. Versare un mestolo di composto e cuocere fino a che i bordi di staccano dalle pareti. Rigirare la crepe con una paletta e far cuocere un paio di minuti dall'altro lato.
Servire con panna montata.







lunedì 9 giugno 2014

Crêpes senza uova


Odiolo.

Sto parlando dell'uovo.

La metà di voi sa che non sopporto nemmen l'odore. Non faccio dolci dove ne occorrono più di due. Tre è già al limite della sopportazione.
Invece le crêpes le mangio. Misteri della Signorina No.
Stavo passeggiando il libreria quando per caso (daverodavero) passo dal reparto cucina e sempre per caso (no, giuro eh) c'era un libro davanti agli occhi con scritto "aprimi e poi comprami". Io ho fatto la dura, poi ho ceduto. Nel libro c'era una sola ricetta che mi interessava: crêpes sans eouf, crêpes senza uova. 
Mio.


Da "crêpes" di Emilie Perrin

Per 7 crêpes (diametro 15 cm)
80 g farina bianca
50 g acqua
130 g latte
1 cucchiaino di olio d'oliva
1 bacca di vaniglia


Unire acqua e latte alla farina, con un pizzico di sale. Mescolare velocemente con la frustina fino ad ottenere un composto liscio. Unire l'olio e mescolare per farlo assorbire. Aggiungere anche i semi della bacca di vaniglia. Lasciar riposare coperto per 1 ora in frigo. Riscaldare un pentolino antiaderente (oppure uno normale ma con una spennellata di olio lievissima) e versare un mestolo di composto. Girare il padellino in modo da coprire il fondo con il composto e lasciar cuocere per 1 minuto, girare e far cuocere dall'altra parte. Impilarle in un piattino o servirle subito con gelato, crema di cioccolata....
! In inverno, al posto della vaniglia metto mezzo cucchiaino di cannella in polvere.












venerdì 6 giugno 2014

Chocolate ice cream bread


Noi, poveri immortali eravamo abituati a usare le uova fresche appena covate, il latte munto e bollito, la farina macinata a mano, a fare le torte con i muscoli delle braccia e il famoso olio di gomito.
Poi scoprirono le Americhe, una terra abitata da un popolo che, mentre noi europei ci vestivamo con tuniche, calzoni, mantelli e casacche, loro indossavano solo il guscio di cocco per coprire le gioie. 
Nonostante loro fossero all'epoca più arretrati, oggi sono almeno 2 decenni più avanti di noi. 
Noi, ancora oggi facciamo le torte con le uova, lo zucchero e il burro, e stiamo una mattinata in cucina per una ciambella. 
Loro prendono one cup di farina, one cup di gelato, mescolano, infornano e usano il resto del tempo per giocare a squash. 
A me sta cosa, two ingredients, flour and ice cream, mi sembrava tanto 'na strunzata, ma si sa, la curiosità è donna (foodblogger). Quindi mi son studiata questa ricetta, l'ho mescolata con le altre in rete per renderla più terrena e mi sono buttata.
L'ho fatta 3 volte, una dietro l'altra. 
Non riuscivo a fare le foto, perché mio figlio, nonchè figlio della generazione dove gli Stati Uniti sono dietro l'angolo e ogni 6 parole francesi, 2 sono americane, me lo toglieva dalle mani per divorarlo come se non ci fosse un domani.  
E mentre stavo per dirgli "Ehhh, ma questo è un dolce strano, a mamma, questo è fatto all'americana, mica come quelli che ti fa mamma tua, quelli con le uova vere..", lui con la bocca piena esordiva con un  "il dolce più buono che tu abbia fatto fin'ora".
Usa vs Europa  3-0.




  • Note positive: veloce, semplice, non si sporca quasi niente, si può fare con i bambini, accontenta tutti. L'ho provato al gusto caffé espresso, e al gusto vaniglia.
  • Note negative: La prima volta che l'ho assaggiato ho sentito la mancanza di zucchero, la seconda l'ho apprezzato così come è. L'ho servito con una pallina di gelato alla vaniglia e la terza volta con la panna montata. Prima di aggiungere un paio di cucchiai di zucchero, fatevi un'idea del bread. Secondo me con l'aggiuntina di gelato o panna  è perfetto.
  • Note da seguire obbligatoriamente (della serie, poi non mi dite che non ve lo avevo detto): innanzitutto usare un gelato confezionato, non artigianale. La dose è di 1000 ml che non vuol dire UN CHILO, ma all'incirca 460 g. Controllate bene il peso. Come prima prova fate il bread al cioccolato, così vi renderete conto del gusto e quindi potrete a vostro piacere aggiungere zucchero o cambiare gusto. Che non vi venga in mente di aggiungere pezzi di cioccolata, ciliegine, canditi etc. L'impasto non è abbastanza sodo, si tirerà verso il fondo i pezzetti aggiunti, il dolce non lieviterà e non cuocerà all'interno. Anche la misura della forma è importante per la riuscita di questo dolce tanto veloce, ma che può far innervosire...

Recipe:



1000 ml gelato in vaschetta (tipo carte d'or)*
180 g farina
1 bustina lievito

Fate sciogliere il gelato a temperatura ambiente, non deve essere liquido, solo scongelato, consistenza di una crema pasticcera soda. Unire la farina setacciata con il lievito. Mescolare bene. L'impasto sarà abbastanza sodo. Foderare con carta forno uno stampo da plumcake di 25 cm (io ce l'ho estensibile e l'ho fatto di 23/24cm, con 25 vi verrà poco più basso ma buono, mentre 22cm si sfonderà al centro). Mi sembra di essere stata anche troppo prolissa. Versate l'impasto, livellatelo un po', infornate a 170° per 40 minuti (prova stecchino). Fate raffreddare. Yeah.





mercoledì 4 giugno 2014

Tarte provençale



Quando inizia l'estate, sui giornali di cucina francesi, non faccio altro che vedere tarte di verdure. Quella che mi colpisce ogni anno è quella provençale (pron: provansal), ovvero fatta con verdure che per essere presentate d'une jolie façon, vengono messe a spirale nella tarte che viene servita tiepida, con rucola o insalatine come l'iceberg.
Fa un bell'effetto, più da cruda che da cotta, ahimé, ma devo dire che è davvero buonissima. 
A parte restare fedele alla spirale colorata, il resto è a mio piacimento, quindi ho utilizzato solo un uovo, ho proporzionato il rapporto panna/formaggio a mio piacere e ho scelto le verdure che piacciono a me. Naturalmente, potrete aggiungere le melanzane, o scegliere un formaggio cremoso diverso, o unire un uovo in più.
Oppure al posto della spirale disegnare la Provenza vista dall'alto.
Poi però voglio veder le foto. 


Per la brisée

300 g di farina
150 g burro a pomata
1/2 cucchiaino di sale
80 ml acqua ghiacciata
(oppure 1 rotolo pasta brisée tonda)



4 carote
4 zucchine
1 peperone
150 g formaggio cremoso (tipo il famoso spalmabile oppure un caprino morbido)
100 ml panna fresca
1 uovo
sala pepe

Lavare bene i peperoni, scaldare una griglia e abbrustolirli fino a annerire la buccia. Metterli dentro un sacchetto di carta fino a che non si intiepidiscono, staccare la buccia e tagliarli a strisce di circa 3 cm di spessore.
Mondare le zucchine e tagliarle a fette non troppo fini, con la mandolina. Sbollentare le carote mondate, in acqua bollente leggermente salata. Passarle sotto l'acqua freddissima e tagliarle con la mandolina.

Preparare la pasta brisée mescolando la farina con il sale. Aggiungere il burro e lavorare con le dita per ottenere un impasto sabbioso. Aggiungere l'acqua freddissima e lavorare per ottenere una palla liscia. Avvolgere con pellicola trasparente e far riposare in frigo per 1 oretta. Stenderla e ricoprire una teglia coperta di carta da forno. Bucherellare il fondo e versare i fagioli secchi (o le perle da cottura), e infornare per 10 min a 180°.
Togliere i fagioli e infornare per altri 5/10 minuti.
Battere leggermente l'uovo con la panna e il formaggio, sale e pepe. Versare nella torta e iniziare a disporre le carote e le zucchine a spirale. Per ultimo, infilare negli spazi vuoti, i peperoni. Infornare per 20 minuti o fino a che la panna si sia rappresa e la brisée sia dorata. Lasciar raffreddare completamente. Prima di servire, riscaldare qualche minuto in forno. 
! Come per tutte le quiches, sono abituata a cuocerle e non servirle subito ma farle raffreddare e poi riscaldarla in un secondo momento.Questo per evitare che si spappoli al taglio!








lunedì 2 giugno 2014

Farfalle con pesto di rucola e mozzarella di bufala


AdoVo i pesti. 
Credo di averne fatti di tutti i tipi. E anche quello di rucola è tra i miei preferiti. Ho aggiunto la mozzarella di bufala per illudermi di essere in Campania. 
AdoVo la mozzarella campana. Ho assaggiato la stracciatella e ho avuto la sindrome di Stendal. 
Fresca, buona.
Divina. 



Per 4 persone
320 g farfalle
100 g rucola
50 g basilico
90 g pecorino
1 aglio
25 g pinoli
25 g mandorle senza buccia
olio
mozzarella di bufala

Lavare e mondare la rucola. Asciugarla bene con un panno pulito. Mixarle al frullatore ad immersione con i pinoli, le mandorle, il formaggio, il basilico, l'aglio e versare l'olio per ottenere una crema fluida. Regolare di sale. Cuocere le farfalle in acqua bollente salata, scolare e condire con il pesto, aggiungendo una cucchiaiata di mozzarella di bufala, fatta a pezzi.




venerdì 30 maggio 2014

Plumcake al Toblerone



Ho una scatola che chiamo il vaso di Pandora. 
Niente di che, ma se mi capita di aprirla, diciamo una volta ogni 5 anni, ritrovo pezzi interi di vita. 
Biglietti fatti scivolare sotto i banchi di scuola, piccole letterine d'amore, cartoline delle amiche, foto kodak, biglietti di concerti, scontrini di oggetti comprati all'estero, vecchi diari...
Non ho mai tempo di vederli tutti, ma a volte, in certi momenti di nostalgia, ne sfoglio qualcuno e torno a quando ero al mare con l'amichetta, o a Londra a imparare la lingua, o a comprare il mio primo cellulare con il mio primo stipendio.
Giorni fa la apro per cercare il nome di un vecchio professore e inizio a cercare tra i biglietti di scuola. Tra le tantissime cose, pezzetti di carta testimoni di nuovi amori e sfoghi piangenti di compiti in classe finiti male, mi son trovata in mano una busta con un foglio ben piegato dentro. Sul foglio c'era segnata una lista di aggettivi.
Generoso, disponibile, divertente, intelligente, simpatico, dolce, discreto, appassionato, creativo, anticonformista.
Non ho capito subito il motivo di quella lista, ho immaginato fossero appunti per un tema su "Parla di tuo padre", visto che tutti gli aggettivi mi portavano a lui.
Rileggo più volte le parole. Sì, pare proprio mio padre ma non trovo appiglio di ricordo.
Vuoto. Chissà.
Ripiego il foglio, lo infilo nella fessura e chiudo la linguetta. 
Per caso la giro dall'altro lato e nel posto dedicato al mittente, leggo una frase scritta con la mia grafia da adolescente: 
L'uomo che vorrei.



Forma plumcake cm 25

125 g yogurt alla vaniglia
210 g farina 0
160 g zucchero
55 g olio di semi
7 g lievito
3 uova piccole (o due molto grandi)
1 baccello di vaniglia
60 g Toblerone


Accendere il forno a 160°.
Battere le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso, aggiungere lo yogurt e mescolare con un cucchiaio di legno. Unire la farina setacciata con il lievito e per ultimo l'olio. Quando il composto è omogeneo dividerlo in due parti. In una, aggiungere i semi di vaniglia. Far sciogliere il Toblerone a bagnomaria, senza mai far bollire l'acqua e aggiungerlo, una volta intiepidito un po', all'altra metà. Foderare di carta forno la forma da plumcake. Versare la metà dell'impasto alla vaniglia, tutto l'impasto al Toblerone e terminare con il restante alla vaniglia. Con un coltello "incidere" al centro dell'impasto. Questo aiuterà la tipica spaccatura centrale. Infornare per 40 min, a 160° costanti, controllando la cottura con uno stecchino. Far raffreddare completamente su una griglia.



mercoledì 28 maggio 2014

Focaccia di Emmanuel Hadjandreau


Ema, amore mio,
ti ho amato dal primo istante che ti ho visto. Ho capito subito che non eri come gli altri che promettono pane e focacce infallibili e poi ti deludono alla prima ricetta. 
Ho fatto 15 tue ricette, posso dire che nemmeno una mi ha deluso. Ogni volta rimanevo estasiata dalla bontà dei risultati: qualsiasi cosa facessi, io che non sono una specialista in lievitati, avevo la garanzia di profumi e sapori tipici del tuo modo di lavorare. 
Mi piace tutto di te. Il fatto che lavori a mano senza planetaria perchè rendi tutto più umano. Il fatto che preferisci la lunga lievitazione, l'alta idratazione, tutti elementi per ottenere un pane artigianale, proprio come piace a me che non amo molto il pane semplice da bruschetta.
Ecco amorecarobello, eccoti la tua focaccia, fatta con amore, mangiata con gli occhi al cielo e lo sguardo da Santa Rita da Cascia. 
Morbida e croccantella fuori, aereata e profumata. Una grazia divina, un paradiso da mordere.
Emmanuel, trésor, sei l'artigiano che ho sempre desiderato, le tue mani sono sicurezza, i tuoi gesti sono sapienza, la tua voce è calma.
Però appena ci sposiamo ti compro un tupé nuovo, che quel riportino di capelli un si po' vedè.



Questa focaccia è la più buona in assoluto che io abbia mai mangiato. 
Con la dose originale ne viene una. Io in questo caso ho fatto doppia dose per poter fare due gusti: una olio, sale grosso e rosmarino, l'altra cipolle rosse e olive nere.


Per 1 focaccia

200 g farina ( io ho usato quella consigliata da Ema, la T55, in Italia va bene la 00)
4 g sale
2 g lievito fresco
150 ml acqua tiepida
olio

 a piacere
cipolle, olive, rosmarino....

In una ciotola piccola, mescolare la farina con il sale. In una grande ciotola, sciogliere il lievito con l'acqua. Versare il primo mélange nel secondo e mescolare con un cucchiaio di legno per ottenere un impasto un po' appiccicoso. Oliare un'altra ciotola e adagiarci l'impasto. Ricoprire a campana con l'altra ciotola e far riposare 30 minuti. Passati i 30 minuti, sempre lasciando l'impasto nella ciotola, fare delle pieghe semplici prendendo i lembi e portandoli verso l'interno


video



Coprire e lasciar riposare ancora per 30 minuti. Ripetere le pieghe e coprire. Lasciar passare altre 3 ore, ricordandosi di fare le pieghe ogni 30 minuti. In tutto sono 4 ore di lievitazione lavorata, con 8 operazioni di pieghe. All'ultima operazione, la pasta sarà piena di bolle d'aria molto grandi. Rovesciatela su una teglia coperta di carta da forno e con delicatezza, per non sgonfiare l' impasto e non rompere le bolle. Coprire a campana e lasciare riposare per 10 minuti. Appiattire l'impasto per formare la focaccia, coprire e lasciare riposare ancora 10 minuti.
Guarnite con pomodorini, rosmarino, origano, olive, quello che volete, completare con un filo d'olio e lasciar lievitare per 20 minuti. Nel frattempo riscaldare il forno a 240°. Infornare per circa 20 minuti o fino a che la pasta sarà dorata.
Per sapere se è cotta, battete il sotto della focaccia con un cucchiaino. Se il suono è secco è pronta.



Una precisazione importante: il sale uccide i lieviti, per questo d'abitudine non si mettono mai insieme. Emmanuel mescola sempre il sale con la farina, e poi unisce il lievito. La domanda sorge spontanea: perchè? Mi sono informata a lungo e sul web, in tutte le scuole di panificazione, sconsigliano caldamente il contatto tra i due. Poi mi imbatto nel documentario sulla School of Artisan Food dove Ema insegna e sembra che nelle sue panificazioni lunghe e idratate, il sale rallenti la lievitazione, senza uccidere i lieviti che comunque non vengono a contatto diretto ma c'è un'unione di ingredienti secchi con quelli liquidi. Io faccio questa cosa SOLO con le sue ricette. Con le altre non ho proprio coraggio. Vi giuro sulla testa di Emmanuel (hihihi) che la focaccia era ben lievitata, ben cotta, ben apprezzata.




lunedì 26 maggio 2014

Sigari con rucola (con pasta brick homemade)




Allora. 
Pasta fillo, pasta brick, pasta da backlava.
Facciamo chiarezza.
La famosa baklava si fa con la pasta fillo (detta anche filo,  phillo o pasta da baklava). 
Fa parte della categoria "paste sfogliate". 
La preparazione homemade è lunga e con un certo grado di difficoltà. Vengono fatti dei panetti con farina e acqua, stesi molto fini e messi uno sopra l'altro, intervallati da olio o sostanza grassa. Poi stesi nuovamente fino ad ottenere una pasta finissima. Sono difficili da maneggiare sia prima che dopo la cottura perché tendono a rompersi, hanno un gusto neutro, quindi ideali per ricette salate o dolci. 
Un esempio oltre la baklava sono gli  involtini primavera, le torte salate, cestini e fagottini ripieni.
La pasta brick è un'altra cosa.
Fatta da farina e acqua, neutra di sapore e finissima, assomiglia molto alla cugina asiatica ma lei, lei è diversa.
Intanto la puoi fare a casa senza tirar giù i santi, è fatta senza grassi e non occorre molta manualità. Non sembra vero eh?
La pasta brick è più famosa in Francia che in Italia, forse per la cultura francese mescolata con quella magrebina e tunisina, origine del brick.
Io trovo sia simpatico fare dei piccoli antipasti gustosi e simpatici come questi e dire anche: la pasta brick l'ho fatta io!
Se poi non ne avete proprio voglia, compratela già fatta (vi ricordo: pasta brick eh, non fillo) e fatene dei sigari dolci o salati.
Come ultimo consiglio, visto che ci sono: smettete di fumare.



 Per circa 15/20 sigari*

200 g formaggio spalmabile
sale, pepe
100 g rucola
fogli di brick comprati o fatti a casa

Accendere il forno a 210°. 
Lavorare il formaggio con una spatola, salare e pepare a piacimento. Lavare e mondare la rucola. Spezzettarla con le mani e unirla al formaggio. Disporre un cucchiaino colmo di formaggio sul foglio di brick. 
Se li avete comprati, tagliare i fogli di brick in strisce larghe e lunghe circa 10x7. Se utilizzate le crêpe di brick fatte a casa basterà mettere al centro il formaggio e chiudere prima i lembi di destra e sinistra verso l'interno e poi arrotolarli per formare i sigari (io ho tagliato i bordi tondi con le forbici, ma non è indispensabile) Porre sulla placca coperta di carta forno (assicurarsi che la parte aperta sia verso il basso in modo che non si apra), spennellarli con un po' d'olio e cuocere per circa 10 minuti o fino a doratura. Servire subito.
* Le dosi sono approssimative. Dipende da quanto grandi sono i vostri fogli di brick.

Per la pasta brick fatta in casa:

100 g farina di semola (oppure 0 o metà-metà)
130 g acqua t.a.
pizzico di sale
1 cucchiaino di olio




Mescolare con una frusta la farina con l'acqua, il sale e l'olio. Se l'impasto risulta granuloso, versare un altro po' d'acqua. Io ho dato una "frullatina" con il minipimer. Lasciare riposare per una mezz'ora. Far bollire dell'acqua in una pentola, con sopra un padellino antiaderente della stessa misura (io ne ho usato uno da minicrêpes di 13/14cm di diametro). Una volta che l'acqua arriva a bollore e che quindi il padellino è caldo, spennellare l'impasto con un pennello, partendo dai bordi. Cercare di evitare spazi vuoti altrimenti vanno ripassati con il pennello e la crepe vi verrà pi spessa. Lasciar cuocere per qualche secondo, fino a che i bordi si staccano. Aiutandosi con una spatolina, staccarle dal padellino (io, stoicamente faccio con le dita) e adagiarle su un piatto, impilandole. Di solito faccio i fogli e li utilizzo subito. Ho letto che si possono conservare uno sopra l'altro, spennellandoli di poco olio per non farli attaccare. Io per evitare l'olio, metto un quadretto di carta forno. In ogni caso questa dose è per solo una ventina di brick, quindi non avrete molte occasioni di conservarle per molto tempo.
Un appunto: che non vi venga in mente di mangiarli così, come fossero delle crêpes! Sono solo cotti al vapore, hanno bisogno di una friggitina o del forno!